18-25 gennaio 2007 – Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani
Gesù, guardando i
suoi discepoli, al momento di lasciarli, ha pregato "perché tutti siano
una cosa sola". Aveva detto tempo prima: "Io e il Padre siamo una
cosa sola". Forse, guardando i loro volti, si era reso conto di quanto
erano diversi e di come questo avrebbe potuto dividerli. Poi, al momento di
essere arrestato, Gesù rivela il suo sogno e la sua speranza per i suoi
discepoli: "che siano una cosa sola". Come Dio, Padre Onnipotente,
Signore del mondo, è una cosa sola con Gesù di Nazareth, egli prega perché
anche i suoi discepoli entrino nell’unità di questa famiglia. Che siano una
cosa sola!
Ma noi cristiani
siamo divisi. Le nostre Chiese e comunità sono divise. Non solo diverse.
Diverse nei canti, nelle forme di preghiera, nei modi di vita. Molti fedeli non
saprebbero spiegare perché queste comunità e queste Chiese sono divise. Si
potrebbe dire che la responsabilità di queste divisioni e di tante
incomprensione appartiene a personaggi del passato e a momenti lontani della
storia. Un giorno lo spirito di divisione è entrato. Eppure le divisioni sono
ancora tra di noi.
Gesù ha pregato
anche per noi. Infatti le divisioni sono nel nostro cuore. Non solo teologie,
ma atteggiamenti dell’uno verso l’altro.
Siamo spesso
anche noi attori della divisione, dell’insensibilità, dell’incomprensione!
Siamo chiamati a rispondere alla preghiera di Gesù perché siamo una sola cosa:
siamo chiamati a rispondere nella nostra vita, ogni giorno. Ma come?
Rinunciamo alla
prepotente dittatura del nostro io, al calcolo, all’insensibilità… Rinunciamo
all’ignoranza dell’altro: a vivere senza amore. Dobbiamo tutti convertirci
all’amore, spogliandoci di questo mondo vecchio e consolidato dentro di noi, di
questa corazza che allontana e ferisce. Dobbiamo tutti convertirci con una
preghiera forte a Gesù, Signore nostro, che ci ha amati e ci apre la vita
dell’amore. Si legge nella prima lettera di Giovanni:
"Chiunque
riconosce che Gesù è Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi
abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi
sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui." (1Gv 4, 15-16)
Siamo
chiamati tutti a risanare le grandi fratture del mondo, della vita quotidiana,
dei nostri ambienti: quelle che dividono simpatici e antipatici, ricchi e
poveri, colti e ignoranti, uomini da donne, etnia da etnia, gruppo da gruppo,
il mio dal loro, i miei dai suoi, cristiani da cristiani, cristiani da ebrei,
cristiani da musulmani… La via su cui camminiamo è piena di queste fratture. La
nostra casa ha queste fratture. Il nostro luogo di lavoro ha queste fratture. Siamo
chiamati a risanarle con l’amore. Non facciamo la guerra a nessuno con le
nostre armi, in questo tempo di guerra per il mondo.
Il nostro è un
tempo difficile. Le guerre in tante parti del mondo. In Afghanistan, in Terra
Santa, in tante parti dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina… Ci sono
calamità naturali, come in Congo, a Goma, assediata dalla lava. Tanti uomini
soffrono.
In questo mondo
difficile, vinciamo il male con il bene: con il bene dell’amore, con il bene
della preghiera, con il bene della speranza, quella speranza nel Signore Gesù
che sempre ci ascolta, che verrà presto e che ci donerà pace.
Siamo una cosa
sola nell’amore: facciamo l’un l’altro un patto ’amore. Diversi nelle storie,
nelle lingue, nelle spiritualità, nei costumi, nell’aspetto… Siamo una sola
cosa nell’amore tra noi credenti. Siamo una cosa sola tra cristiani e l’odio e
la guerra saranno vinti dall’amore.
Da quest’amore
scaturirà una forza d’unità! Nella liturgia bizantina, prima di introdurre la
professione di fede, il Credo, il diacono dice:
"Amiamoci gli uni
gli altri, affinché in unità di spirito professione la nostra fede."