Madagascar
Natale 2007
FIRY VOLANA IZAY
Firy volana izay? Perché non so più da quanto non scrivo, però in vista del Natale volevo farvi avere i miei auguri, e allora vi racconto uno degli ultimi miei viaggi in visita a una comunità, perché mi ha stimolato alcune riflessioni, che sperino aiutino un po' anche voi a prepararci al Natale ormai vicino.
Sono andato ad Ampasimanjeva a visitare la comunità. Avevo deciso di non prendere la macchina ma di andare in taxi-brousse, un po' per timore della strada (se piove diventa spesso impraticabile), un po' perché a forza di andare su quelle strade l'auto si rovina, un po' anche per viaggiare con la gente (infatti sarei andato da solo). Così sono partito da Ambositra al mattino in macchina per Fianara e là ho lasciato la macchina nel cortile della Casa della Carità. Con me c'era poi una signora che sta vivendo un periodo qui in Madagascar presso le Case della Carità ed è venuta per visitare la comunità di Ampasimanjeva. Alla sera prendiamo il taxi-brousse (che parte con due ore buone di ritardo, ma era anche prevedibile), e scendiamo alle 3 e mezzo del mattino all'incrocio di Analavory, perché il taxi prosegue per Manakara. E' notte, e aspettiamo il sorgere del sole per fare gli ultimi 12 km, che ci si veda almeno un po'. Dormiamo al mercato, sui banconi dove di giorno venderanno frutta e verdura. Con noi ci sono altri due signori, che probabilmente dormono lì tutte le notti. Per fortuna fa fresco e si sta bene, e per fortuna la signora che è con me ha portato spray e creme anti zanzare.
Alle 5 siamo svegli, perché la vita della gente è già cominciata, mangiamo quello che le suore di Fianara ci avevano preparato per il viaggio, e iniziamo il cammino verso Ampa. Per fortuna è un po' nuvolo e così il sole non picchia, perché appena si alza, inizia già a farsi sentire. Sono due ore e mezzo o tre di cammino, con due soste, per mangiare i letchys o bere acqua. La terra rossa si attacca ai nostri piedi e le magliette alla pelle, ma il paesaggio è bello, verde, vivo. Purtroppo qui non piove da parecchio, ed è un grosso problema per la campagna e il raccolto. Dire una preghiera per la gente in questo senso. Durante il cammino ci salutano in tanti, e fa piacere. Si avvicina poi un giovane che fa la nostra stessa strada e desidera chiacchierare, anche per far sfoggio del suo francese, ma il fiato che ho mi serve tutto per muovere le gambe, e non riesco a essere disponibile. A un certo punto invento con una scusa che mi devo fermare per lasciarlo proseguire.
Siamo arrivati dopo tre ore, abbiamo salutato, bevuto, fatto un po' colazione, e una doccia, poi sono andato a riposare. Ci siamo fermati quattro giorni là, poi il mercoledì siamo ripartiti. Per nostra fortuna una volontaria di Ampa era dovuta andare a Manakara per motivi di lavoro al martedì, e così ci ha prenotato un biglietto sul taxi-brousse che passerà ad Analavory.
Una macchina dell'ospedale ci accompagna all'incrocio, e così i primi 12 km li abbiamo sistemati. Con noi ci sono anche una signore dell'ospedale con il suo bimbo di un anno, e una ragazza (che non ho capito che parentela avesse con lei). Anche loro devono andare ad Ambositra.
Arriviamo puntuali ad Analavory, alle dieci meno 5, anzi quasi preoccupato io che il taxi fosse già passato. Invece no, e anzi si farà attendere parecchio, arriverà alle 12. Le due signore salite con noi non hanno prenotazioni, e come loro ci sono altre 7 o 8 persone che aspettano il taxi per salire a Fianara, alcune non so da quanto tempo aspettano lì.
Dopo 5 minuti che eravamo arrivati passa un gippone, con dentro T., uno svizzero (o tedesco, boh?) che lavora a Tanà, e che avevo conosciuto al matrimonio di un volontario RTM in settembre. Si ferma, ci salutiamo, e mi offre un passaggio. Aveva la macchina vuota. Sarà che è stato tutto così veloce, ma ho detto che avevo già la prenotazione sul taxi-brousse, "comunque grazie, sarà per la prossima volta". E così riparte, un po' stupito.
Appena è partito e mi sono seduto, ho pensato che avevo avuto una grossa fortuna a trovare subito un passaggio, e con un mezzo molto migliore (più sicuro, più veloce, più comodo...). Tutte le persone intorno a me che hanno capito cosa era successo, avranno pensato che ero un po' un coglione a non approfittare dell'occasione. Io poi ho pensato però, e mi è dispiaciuto, non avergli chiesto un passaggio per le due signore e il bimbo che erano arrivate con me da Ampa. In fondo, mi dicevo, io ho la prenotazione, ma loro no. E magari dovranno aspettare parecchio prima che passi un taxi con il posto per loro, visto anche le altre persone che attendono... Mi è dispiaciuto, ma loro le ho sempre viste tranquille, non preoccupate. Fortunatamente per me, quando è finalmente arrivato il taxi (che porta 14 persone) oltre ai miei due posti ce ne erano anche altri, e sono riuscite a salire tutte le persone che aspettavano. Anche perché, su un pullmino che porta 14 persone, saremo stati in 16, senza contare l'autista, i bimbi e le galline! Ero stretto però contento, perché non so se avrei avuto la forza e la fede di cedere i miei posti alle due signore, come mi sembrava bello fare.
Insomma il viaggio è stato un po' una disgrazia: 7 ore per fare un tragitto che ce ne vuole la metà, in certi momenti, nei nostri tre posti, siamo stati seduti anche in cinque o sei, abbiamo bucato, spinto il taxi... Se fossi salito con T. avrei fatto molto prima, se avessi preso la mia macchina, non avrei avuto problemi (almeno in teoria, vero don Luigi?).
Eppure sono contento di avere viaggiato così. Perché quel viaggio, quell'attesa mi ha dato l'occasione per riflettere.
Riflettere su come chi ha le possibilità, riesce sempre se vuole a saltarci fuori, trova la soluzione quando è nei problemi... Ho trovato la macchina che ci ha portato ad Analavory, e tanti se la sono fatta a piedi. Ho trovato chi mi facesse la prenotazione il giorno prima e tanti non trovano nemmeno un posto. Ho trovato l'amico con il macchinone e tanti non trovano neanche un taxi-brousse. E' così, in questo mondo chi ha, ha ancora di più, chi ha dei mezzi "progredisce", chi non li ha aspetta... E così anche in Italia e in tutto il mondo chi stava bene sta meglio, chi faticava è ancora più in difficoltà, in questa forbice che cresce e divide sempre di più.
E la cosa non è sbagliata di per sé: è giusto che sia premiato chi merita (nel lavoro, nella scuola, nello sport...), è inevitabile che chi ha conoscenze, competenza, possibilità trovi strade aperte...
(a parte che non sia frutto di ingiustizie, corruzione, o favoreggiamenti).
Eppure pensavo che il Natale ci insegna una logica diversa. Una logica in cui io avrei dovuto far salira sulla macchina del mio amico la signora col bimbo, perché non poteva dormire fuori o stare troppo in viaggio alla sua tenera età, che avrei dovuto dare la mie riservazioni ad altre due signore un po' attempate, e io avrei potuto aspettare, perché some era passato un amico con il macchinone così Dio ne avrebbe fatto passare un altro. O avrei trovato un posto nel taxi seguente...
E' la logica di chi mette al primo posto il debole, l'ultimo di turno, quello che sta peggio, e lo metti al centro, e lo servi maggiormente degli altri, perché lui ha meno possibilità. E' la logica di Gesù, del Padre suo che è nei cieli, e dello Spirito che ci ha dato in dono. E' la logica del Natale, di colui che da grande che era si è fatto piccolo, si è messo all'ultimo posto, ha preso l'ultimo taxi-brousse disponibile. Certo che è una logica destabilizzante, che ti rompe i programmi, che fa anche tribolare, ma so che dà una grande gioia.
Se una società, una collettività, mettesse davvero al centro dell'attenzione e delle premure i più deboli, le nostre città diventerebbero dei paradisi! Provate a pensarci un po' e mi darete ragione. E di sicuro per noi che stiamo bene sarebbe un po' una rottura subito, ma poi ci riempirebbe di una gioia enorme, inaspettata, cento volte di più di quello che desideriamo.
Credo che anche civilmente e politicamente parlando il Natale offra dunque un progetto molto bello e molto concreto. Molto realizzabile, non un'utopia per pochi sognatori che hanno tempo perché aspettano un taxi passare. Per cui non solo è legittimo, ma è anche intelligente e lungimirante chiedere a una organizzazione civile, giuridica, di ispirarsi a criteri umani che trovano nel vangelo il loro terreno di cultura. Ma so anche che a nessuna legislazione potremo mai chiedere di imporre queste cose, perché è solo l'amore che ci potrà condurre a quel paradiso di cui parlavamo prima. L'amore ha delle leggi (chi afferma il contrario mente, ricordatevelo bene soprattutto voi giovani), ma non è una legge. Il Natale ci insegna ad amare, non delle leggi (anche religiose). Amare ci insegna però a "legiferare" (anche civilmente).
Vi auguro un Natale molto concreto, molto "civile", cioè vissuto nelle cose quotidiane che ogni uomo e ogni donna affrontano, un natale "sociale", cioè non chiuso nella ristretta cerchia del proprio cuore o dei propri affetti caldi, ma capaci di abbracciare tutti i fratelli, specialmente gli ultimi e quelli più "sfigati", in tutti i sensi e in tutti i modi.
Vi auguro di avere vicino a voi degli ultimi, per imparare da loro a mettersi all'ultimo posto, per far avanzare gli altri. Anzi, al penultimo, perché all'ultimo ci si è già messo Gesù, per fare avanzare tutti noi nella gioia e nella pace della comunione. In fondo è questo l'augurio più importante, la cosa da scoprire e custodire nel nostro cuore come Maria: che Gesù ci è a fianco, è con noi, l'Emmanuelle, fino alla fine dei giorni.
Io so, in questo Natale, che Gesù sarebbe rimasto con me alla fermata del taxi-brousse ad aspettare il mio turno, cioè il penultimo. E lo ringrazio. E gli chiedo per me e per voi di avere la forza e il coraggio (e a volte la follia) del vivere la sua logica.
Buon Natale, a voi insieme alle vostre famiglie. Portate il mio saluto a tutti coloro che non possono ricevere questa mail, specialmente i più vecchi, soli, malati, e "sfigati", quelli per cui il Natale non è più uno dei giorni più belli dell'anno. Grazie ancora,
don Giovanni