Antananarivo, 26 giugno 2007

Festa dell'Indipendenza Nazionale

 

Sono in ritardo di quasi dieci giorni nello scrivervi. Mi accorgo di come la fedeltà sia difficile, soprattutto nelle cose quotidiane e in quelle che durano nel tempo. Però mi accorgo anche di come la fedeltà faccia bene a chi la "osserva", a chi ci prova, per questo il primo a essere contento di trovare il tempo e le forze per scrivervi sono proprio io.

Nell'ultimo mese ho girato parecchio, avendo la fortuna di accompagnare ospiti e girare per luoghi e feste qui in Madagascar. Così ho studiato poco, e mi accorgo di essere un po' peggiorato nella capacità di parlare la lingua. Speriamo che sia come quando vai in macchina, che devi togliere il piede dall'acceleratore se vuoi mettere una marcia più alta per andare più forte.

Di questo mese vorrei raccontarvi un weekend trascorso in un villaggio (lo stesso dove andai per le celebrazioni pasquali, e di cui vi ho già raccontato) per partecipare alla celebrazione di matrimonio di un ragazzo malgascio che lavora con i volontari RTM.

Mentre scrivo ho in mente tanti amici e amiche che proprio in questi mesi hanno celebrato o si preparano a celebrare il loro matrimonio. A loro il mio più caro augurio, e mentre celebravo il rito per loro in particolare ho pregato.

Bene, veniamo al matrimonio. A dir la verità erano otto matrimoni. E già questo per noi è interessante: il parroco del paese (un tipo veramnte in gamba, ma fanno poi così un po' tutti qui) ha riunito in un'unica celebrazione le varie coppie che si volevano sposare in chiesa.

La celebrazione era fissata per le 9.30. Bè, qui l'orologio è un lusso, o comunque un optional, e avremo cominciato quasi un'ora dopo. La cosa che mi ha colpito è che non stato perchè la sposa (o una di esse) era in ritardo, come a volte capita da noi (anche se ultimamente stiamo decisamente migliorando, no?), ma perchè c'erano le coppie di sposi e mancavano i fedeli. Sì, le coppie sono arrivate alla spicciolata, abbastanza puntuali, e ancora in chiesa c'erano solo un po' di bimbi per il catechismo domenicale, e qualche altro fedele per la preghiera. Allora, con molta calma si sono seduti nei posti riservati a loro, cioè le prime due file di banchi, dove di solito stanno i bimbi (che erano seduti appena dietro).

Come ci sono state un po' più persone, il parroco ha iniziato a fare le prove di qualche canto, ed era bellissimo vedere gli sposi che cantavano con passione nell'attesa dell'arrivo della gente. Buffo, no? Pensando alle processioni di tanti nostri matrimoni, in cui le spose (perchè entrano dopo, ma non è che i maschi siano meno emozionati...) con gli occhi di tutti puntati addosso, un make up da favola, vestiti a volte un po' complicati, non possono che essere tese come corde di violino, erano proprio belli nella loro serena naturalezza. Poi la bellezza era per me accresciuta da un'altra particolarità: le spose erano tutte vestite allo stesso modo! Eh sì, il parroco - sempre quel tipo molto in gamba - aveva trovato lui, a spese della parrocchia, otto vestiti praticamente uguali. A me sembravano più bimbe della prima comunione che spose, vabbè, ma magari a loro - e soprattutto ai loro sposi - dovevano piacere un sacco! Per le alcune - poche - che potevano permetterselo, sarà stato un po' triste rinunciare a un vestito più bello, per altre sarà stato una fortuna avere questa possibilità, che altrimenti non avrebbe avuto i mezzi per affittarsi un bel vestito; però così tutte hanno evitato le chiacchiere delle amiche che ad ogni matrimonio discutono su come era il vestito della sposa. Sui vestiti degli sposi sarebbe simpatico parlare, ma qui penso sia questione di gusto, però alcuni nel loro vestito della festa indossavano una tuta (!) e uno addirittura la maglietta - sotto una camicia bianca per cui si vedeva tutto - la maglietta che il presidente del Madagascar ha distribuito a centinaia di migliaia in campagna elettorale!!! Era simpaticissimo!

Il rito è stato molto bello, io purtroppo non capivo molto, però capivo che il parroco era molto bravo e capace di coinvolgere la comunità. Anche da noi a volte le coppie cercano il prete amico, magari giovane, capace di fare una bella omelia o celebrazione. Si capisce, un prete "palloso" non lo vuole nessuno. Però qui anche un prete "palloso" farebbe la sua figura, perchè è la gente tutta che celebra e non soprattutto lui. Ad esempio, dopo il vangelo, e prima della omelia, due "ray-aman-dreny" cioè due anziani del villaggio, hanno rappresentato un dialogo: uno era il portavoce dei padri delle spose, e uno degli sposi, e, in questo dialogo spiegavano - per quello che mi hanno poi tradotto - cosa devono fare (e soprattutto non fare!) i mariti e i compiti delle spose. E, insieme, a loro un terzo ray-aman-dreny ha benedetto gli sposi secondo il costume tradizionale. Bello, anche questo. Mi scappava da sor-ridere nel pensare ai genitori di tante spose e sposi in Italia a fare questo dialogo "sapienziale".

Ancora, dopo le promesse e i sì, ogni coppia, davanti all'altare, era invitata a scambiarsi un bacio (alla maniera malgascia: tre baci). Siccome erano tutti molto timidi la gente si è divertita un sacco, e anche noi. La cosa bella era la grande naturalezza e delicatezza della cosa.

Poi, dopo i sì, il parroco ha invitato tutti gli sposi davanti a lui per la benezione (o una preghiera, non ho capito) e dietro di loro c'erano una persona per coppia, che penso fossero i testimoni, o un parente. Finita la preghiera ha fatto cantare ai bimbi un canto di lode. E gli sposi hanno iniziato a ballare con lo stile semplice ma pieno di grazia delle loro celebrazioni, e i testimoni con loro, e il parrocco anche, e poi chi voleva si alzava dai banchi e avanzava fino a posizionarsi dietro le coppie e i testimoni e si univa al ballo. Veramente esprimeva gioia: il canto, i movimenti dei corpi, i sorrisi... e difatti, finito il canto, sempre dal posto - secondo me saltava su chi voleva - c'era chi ne proponeva un altro, e tutti a cantare. In Italia, se uno si prende l'iniziativa di iniziare un canto in più rischia una fucilata! O no?

Per le preghiere dei fedeli, il parroco ha invitato ogni coppia a fare una preghiera. Penso, ma non posso dirlo con sicurezza, che glielo avesse anticipato, però sono tutti andati al microfono e senza foglietti hanno fatto la loro preghiera, molto semplice.

Durante la raccolta delle offerte, anche gli sposi, quando era il loro turno - qui non c'è uno che gira a raccogliere con un cestino, ma tutti - ripeto tutti - si alzano e vanno all'altare a portare la loro offerra - sono andati a portare l'offerta nel cestino. Un'altra cosa significativa per me, che ero seduto difianco al parroco in quel momento, è stato vedere due spose venire accanto a lui, e chiedere molto discretamente, in modo da non essere viste, di benedire le fedi. Probabilmente non tutti se le possono permettere. E chi ce le aveva non ha voluto - o era stato invitato a non farlo - mettere in imbarazzo chi era più povero. Bello, no?

Poi finita la messa, siamo stati invitati al pranzo dal nostr amico. Non ha certo avuto il problema di trovare un posto abbastanza grande per tutti gli invitati, e quello peggiore di dover fare i tavoli (vero sposi?), perchè ci ha fatto entrare a casa sua, grande come le nostre cucine, una decina, gli altri erano in casa di un altr parente, seduti praticamnte per terra, mangiando un menù che non aveva bisogno della carta per sapersi regolare e non eccedere all'inizio come si usa spesso da noi, perchè la portata era unica e bevande. Nella casa di fianco, erano già partite le musiche.

Purtroppo noi nel pomeriggio (ah, dimenticavo, il matrimonio è finito verso le 13.30 passate) siamo dovuti partire presto, perchè la strada era veramente brutta avendo piovuto parecchio (su quella strada potrei scrivere la prossima lettera mensile, anzi due lettere...), ma la festa dura due giorni.

Bè, veramente bello nella loro semplicità.

Ho scritto volentieri queste cose non certo per dirvi come dovreste celebrare lì da voi. Abbiamo culture e tradizioni troppo diverse. E non è che una sia meglio dell'altra. Io vi ho presentato gli aspetti che mi hanno positivamente colpito, però sono ben conscio che ci siano anche là tanti altri aspetti, a me ancora ignoti, che andrebbero corretti.

Però quanlche riflessione mi è venuta. E la condivido con voi, sempre per sentire anche un vostro parere, che mi aiuta sempre ad andare in profondità in quello che vivo qui.

Anzitutto, la celebrazione del matrimonio comunitario, sia nel numero che nella partecipazione, penso dovrebbe aiutarci a relativizzare tante cose che per "quel giorno" ci sembrano indispensabili (la chiesa, i fiori, il prete, il vestito, la macchina...). Qui più che agli sposi bisognerebbe parlare ai genitori degli stessi, che a volte complicano la vita ai figli.

Poi la dimensione della festa: mi è sembrato proprio che, per la partecipazione attiva della gente, i balli i canti e le risate, la festa, la gioia e il divertimento siano stato proprio nella celebrazione e non solo "dopo" di essa. Questo più che per gli sposi è per i loro amici: nei giorni o mesi prima del matrimonio si pensano ai regali, agli scherzi, ai giochi da fare al ristorante. Bene, ci siamo davvero divertiti in tanti così, sia nel prepararli che nell'assistervi quando non li avevamo preparati noi. Mi chiedo se lo stesso tempo e la stessa fantasia ed energie ce le mettiamo nel preparare e celebrare il rito. A voi sposi dico: coinvolgete i vostri amici nella celebrazione e nella sua preparazione.

Il pranzo poi: tutti ormai diciamo che non se ne può più di quei pranzi con 18.000 portate che devi stare seduto quattro ore e non ti passa più, magari se sei nel tavolo con gente un po' così così... Eppure in tanti continuiamo a farlo. Liberiamoci da certi timori, semplifichiamoci la vita e semplifichiamola agli altri. Ce ne saremo grati a vicenda, credetemi!

Ultima cosa, ma direi che è superfluo dirlo: alla fine nessuno ha gettato del riso.

Prima di salutarvi voglio fare ancora un saluto speciale a tutti gli amici e parenti sposi o prossimi al passo. E anche a tutti gli amici e amiche che ci stanno pensando. Celebrando là vi ho pensato e con tutto l'affetto che ho per voi ho pregato che il vostro cammino sia semplice e ricco delle cose importanti, che danno la vera gioia. A voi mando il mio abbraccio e bacio di pace, che il Singore vi benedica e vi accompagni. E siccome un matrimonio non è un fatto solo della coppia ma anche delle famiglie e dei parenti, ho esteso la mia lettera a tutti voi.

Allora, viva gli sposi, e vivano insieme ai loro cari. Alla prossima.

Festa nella celebrazione