Ambositra, 27 maggio 2007

Casa dei volontari RTM

 

EFATRA VOLANA IZAY

A dir la verità non so se il titolo è giusto, perchè le parole che finiscono per Tra, Na e Ka, hanno abbreviazioni particolari. Però non ho qui il quaderno di malgascio e non so correggere. Potevo cambiare titolo alla lettera, ma così, oltre ad aver già spiegato come sono messo con il malgascio, cioè un po' indietro, siccome molti di voi hanno già visto le altre lettere che cominciavano allo stesso modo, sapendo già più o meno cosa troverete in queste righe, uno può decidere se leggerle o no. Visto che per voi il tempo è denaro, giusto?

Sono quindi già passati quattro mesi da quando sono arrivato in Madagascar (17 gennaio). Ad ogni mese ho scritto una lettera, stavolta non sono molto ispirato, ma vorrei essere fedele a questo appuntamento, anche perchè in tanti poi mi hanno risposto allargando le riflessioni e questo mi ha fatto piacere. Così riporto alcune pagine del diario. Anche qui però sono poco "ispirato", o forse sono semplicemente pigro, perchè è dall'inizio del mese che non scrivo, e anche prima ho scritto poco. Pazienza.

8 febbraio

Mi accorgo di scrivere un po' meno frequentemente. Segno che ho meno tempo, e in parte è vero, ma se volessi il tempo lo troverei. Segno forse che le giornate iniziano ad essere più normali, meno "emotivamente" forti. Forse è un richiamo del Signore ad andare in profondità.

28 febbraio

A Tanà ho fatto l'errore di dire alle suore italiane - sempre molto carine e premurose con me - che ero sempre un po' stanco. Così poi mi hanno provato la pressione, sentito il polso... Poi mi hanno dato delle vitamine ("per sicurezza" hanno detto) e della cioccolata. Quando sono arrivato a Fianara la cioccolata l'ho distribuita agli ospiti, che mi sono sembrati molto contenti! La loro gioia e il loro sorriso mi fa meglio che non le energie del cioccolato. (non ditelo alle suore che sennò mi sgridano!!!!). Certo, queste attenzioni fanno piacere. E molto. E anche i consigli di stare mangiare, riposare, prendersi le precauzioni e attenzioni necessarie, perchè "...non è intelligente fare il povero che poi ti ammali e spendi di più..." - mi si dice. E me lo direbbe anche don Paolo Ronzoni, penso. E' vero. Però è anche vero che se la salute va tutelata e curata, non è grazie ad essa che evangelizzeremo e saremo evangelizzati. Pensiamo che stando in salute potremo fare del bene. Certo, a essere malato diventi un peso. Ma chi l'ha detto che Dio non possa servirsi anche della nostra malattia o debolezza per farsi conoscere? Anche C. de Foucauld - che sto leggendo in questo periodo - ci è passato dalla malattia ed è stato uno dei momenti in cui i Tuareg l'hanno avvicinato di più. Certo non è l'unica strada, e soprattutto non la dobbiamo cercare noi perchè arriva quando deve, ma è una strada possibile. Mi sembra un po' una forma di idolatria sottile pensare che devo stare sano per annunciare il vangelo. Io sono stato evangelizzato da dei poveri, dei malati, dei matti. Allora continuerò a dividere il cioccolato con gli ospiti, e anche se sarò un po' più stanco, sarò più felice, più "carico", caricato dai loro sorrisi, dalla loro gioia. Piuttosto bisogna discernere cosa si chiede alle persone. A volte chiediamo cose più grandi o più pesanti di quello che possono fare (...) Io non posso fare quello che fa un malgascio, mangiando e curandomi come lui. So che non durerei un mese. Vuol dire che farò meno, ma farò come loro. Questo mi sembra la logica della missione. E su questo le missioni dovrebbero interrogarsi. (A tal proposito noi missionari della diocesi di Reggio mi sembra siamo più avanti di tante congregazioni religiose). Ma bisognerà che ne parli quando sarò ammalato davvero, adesso è troppo facile (...).

23 marzo

Ieri ho incontrato una signora a cui avevo comprato le medicine tempo fa. Me le ha chieste ancora. Io ho preso tempo, dicendo che le avrei chieste alle suore. Poi alle suore ho chiesto cosa fare. E' stato utile perchè mi hanno indicato il posto dove distribuiscono le medicine per i poveri, e potert indirizzarci la signora. Ritorna quello che pensavo per il discorso sostentamento clero: la povertà - gestione dei beni non è questione di ascesi o santità personale, ma è un fatto di chiesa e la "soluzione" (= il modo di viverla evangelicamente) è solo, e non può non essere, che comunitario. Del resto quante volte nel vangelo Gesù parla della gestione alternativa dei beni ai suoi discepoli...

25 marzo

Sono per un weekend in una parrocchia di campagna, ospite di due preti, due giovani dei dintorni, e viene una suora a dare una mano nella pastorale e li aiuta in casa. La mattina dopo colazione, mentre aspetto di partire per una celebrazione con uno dei due don, mi metto a lavare insieme ai due ragazzi e alla suora. Questo li ha stupiti. Un mompera (= un prete) che fa il "lavandino" è strano, non è un lavoro da far fare a lui. Eppure mi sembra che la missione passi anche per di lì, dall'asciugare i piatti, chiedere come fanno il caffè con la "calza", sedersi o uscire se ti accorgi che il tuo fare crea imbarazzo... Mi sembrava qualcosa della spiritualità di Nazaret, la scuola di Gesù, quella che gli ha insegnato ad essere Dio, e quindi deve istruire anche noi. E' chiaro che una missione così chiede tempi lunghi, lunghissimi, e chiede anche tanti operai (almeno uno per lavandino!!!) eppure mi sembra la strada giusta. Scherzando, i due ragazzi, salutandomi mi hanno detto: torna presto. Certo, uno che ti va il lavandino è un vantaggio, e con un ospite in casa si mangia sempre meglio... però non credo fosse per quello, ma per la familiarità che si era creata, per lo stile di condivisione che c'era, perchè abbiamo lavorato insieme (scaricando il riso...). Anche a Gesù hanno detto resta con noi. Certo, l'hanno anche scacciato (a Generaset, uin un villaggio di Samaritani, a Nazaret, infine a Gerusalemme) e anche noi non possiamo non aspettarci quella situazione. Eppure in quel "resta" ci ho sentito tanto vangelo. Dovrò pensarci meglio, anche prchè dipende da qui lo stile della missione.

13 aprile

Sono a Tamatave. Stamattina sono andato a vedere l'alba sull'oceano Indiano, e est. Non era una gran mattina, era un po' nuvoloso. Non era un gran posto, vicino al porto e alla strada. Non era il miglior orario, sono arrivato un po' tardi. Insomma, non era certo una di quelle albe da cartolina, memorabile per colori, etc.etc... Eppure mi è piaciuta un sacco, anzi di più. Ho sentito forte la presenza di Dio, Creatore, Signore della storia e amante dell'uomo. E il bello è che non era semplicemente l'idea romantica di Dio, l'Immenso, eterno, nella pace e armonia del suo creato - questo l'ho già visto e gustato. Ma sarà stato il porto con le sue luci, le piroghe dei pescatori in mare per la pesca, la gente che faceva jogging sul lungomare alle mie spalle... insomma: c'era Dio e c'era anche tutto l'uomo, con le sue attività, fatiche risorse, il suo ingegno. C'era tutto Genesi 1, con l'uomo con il suo compito di custode, lui che è un peccatore - Gen 3 (e i suoi peccati si vedevano bene, dalla sporcizia sulla spiaggia e all'inquinamento del porto). Però questo sarà meno romantico, ma è un Dio vero, vivo, che continua a far sorgere il sole del suo amore, con fedeltà e premura, anche tra le nubi dell'imperfezione del mondo e del peccato dell'uomo. Che grande Dio è il nostro! E che fortuna poterlo contemplare, libero bisogno di immagini finte di una cartolina. Quella mattina mi ha dato una grande pace.

 

22 aprile

Festa della CdC di Ambatomena. Nel pomeriggio siamo andati a fare un giro in macchina. Visto il numero ha guidato la macchina anche XXX, che di solito non guida. Alla fine, tornati a casa, le ho detto in malgascio "tena mahay", cioè "sei davvero capace" di guidare, e abbiamo fatto una risata. Lei ha un po' paura di guidare, forse dirle così le fa bene. E in questi giorni l'ho detto anche ad altri, sei "mahay" a cucinare, "mahay" a cantare... Anche perchè mi accorgo di quanto mi faccia piacere e mi faccia bene sentirlo dire a me ("mahay" a parlare malgascio, "mahay" a fare la messa...) Del resto è così: fa piacere perchè i complimenti ci gratificano nell'immediato, e fa bene perchè ci stimola ad aprirci, a lanciarci, ci dà fiducia in noi stessi, ci fa crescere nella relazione con gli altri. Tutti i nuovi corsi (nelle aziende, nelle familgie religiose, al CUM...) lo dicono di partire dal positivo nelle relazioni , incoraggiare, sottolineare il bene, etc. Certo questi apporti, queste competenze, sono utili. Ma di più, mi viene da pensare, che un battezzato, o meglio uno che ha conosciuto Cristo (perchè non sempre coincide), o meglio ancora: uno che èstato conosciuto da Lui, non può che vedere gli altri così, enl positivo, incoraggiando, sottolineando il bene, le capacità altrui... Perchè così fa Gesù con lui per primo.