Ma questa Quaresima ci porterà alla Pasqua?
Di quante parole abbiamo caricato il già faticoso cammino quaresimale fino ad oggi? Quanta abilità abbiamo impiegato davanti ai nostri microfoni per riuscire a non dire che la conversione deve tendere a un reale cambiamento di vita... Parole piene di niente o sprazzi di speranza per una umanità schiacciata dal peso di prove insopportabili dentro a liturgie astratte, tirate via, poco credibili, perch‚ non annunciano niente, poco aperte alla grazia, svuotate di profezia, infarcite di lunghe e noiose omelie che di tutto parlano meno che di Dio e del bene che ha messo in conto per l'uomo?
Quale profezia se tutto È così staccato dalla vita? Quale annuncio uscirà dalle nostre messe, se non riusciamo a calarle nella vita della gente in affanno per una situazione politica sempre più caotica, per l'incertezza del futuro a motivo di una economia che favorisce i forti e penalizza i deboli; se le nostre parrocchie si perdono in troppi impegni di tamponamento di bisogni immediati e non hanno ancora il coraggio di impostare una vera e propria strategia della carità.
Quale profezia se alle famiglie, accecate da un benessere forte e offensivo, non diciamo mai nulla per poterne accarezzare i portafogli; se siamo ancora convinti che con i soldi dei ricchi possiamo risolvere i problemi dei poveri, diventando corresponsabili delle tante ingiustizie; se continuiamo a credere che con le briciole delle nostre tavole adempiamo al comandamento della carità. Saremmo una Chiesa che assomiglia troppo all'anonimo, dannato ricco epulone che trascorre il suo tempo nei banchetti e lascia i mille lazzari a sfamarsi con gli avanzi per i cani. Quale annuncio lanciamo ai giovani perduti nei meandri d'una vita godereccia con orizzonti tanto bassi, se non sappiamo offrire proposte onerose, ma affascinanti?
Allora questa Quaresima, fatta di opere buone, di digiuni, di preghiere, di stazioni quaresimali solenni e commoventi ci porterà alla risurrezione?
Ci porterà alla Pasqua, alla vita, alla luce, alla speranza, se i milioni di uomini e donne, per i quali preghiamo ogni domenica, li lasciamo morire nei mille angoli della terra senza che la loro tragedia neppure ci sfiori? Quale Pasqua, se la faticosissima pace in Israele È sempre più compromessa e ci lascia indifferenti? Là dove uomini, donne e bambini, alcuni dei quali cristiani, senza casa, n‚ patria, n‚ futuro, perdono la vita in modi tanto stupidi e noi non diciamo niente perch‚ siamo impegnati a trastullarci con le nostre cose?
Che senso avrà la Via Crucis del Venerdì santo o che senso hanno le marce per le strade delle nostre città, se saremo preoccupati di contarci per dire che È andata bene perch‚ c'eravamo in tanti piuttosto che di celebrare in modo vero?
Ma ancor di più che senso avrà l'Eucaristia del Giovedì santo se dopo aver celebrato la lavanda dei piedi, non sapremo continuarla nella vita e noi continueremo a vivere al sicuro dei nostri soldi, delle nostre case, al riparo degli eserciti che difenderanno i nostri diritti e delle banche alle quali abbiamo chiesto di fare i nostri interessi?
Che ne sarà così del Sabato santo, memoria della gloriosa risurrezione, se non ci saremo preoccupati di ritrovare una vita nuova, libera dagli interessi di parte e tirarci dietro gli altri in un impegno di servizio disinteressato che renda credibile tutto il nostro celebrare...?
Ma allora, questa Quaresima ci porterà alla Pasqua?