Domenica 20 Giugno 2010
XII Domenica
del tempo ordinario (ANNO C)
Per
te, chi sono io?" chiede Gesù
C'è
un'interpellanza di Gesù che ritorna spesso, che certamente ci scuote e ci
turba, ma che ci fa bene: "Voi chi dite che io sia?" "Per te chi
sono io? Che importanza e che ruolo ho per te? Vivi bene anche senza di me
oppure no? Chi sono per te? In che misura tu vivi per me?..."
Sono dure
queste domande, ma sono vere. Come quando, dopo la risurrezione, Gesù chiederà
ripetutamente a Pietro: "Mi ami tu?"
Nel testo di
oggi Gesù sente il momento molto importante, perché "se ne stava pregando
da solo ed erano con lui i discepoli", poi pone due domande: vuole sapere
dai discepoli che cosa la gente pensi di lui, ma soprattutto che cosa essi,
pensano di lui.
E' la seconda domanda che
conta. La prima serve perché incomincino a parlare e perché avvertano la
differenza della loro posizione. Essi sanno che per Gesù non sono come tutti
gli altri: essi sono stati scelti, ad essi è dato conoscere i misteri del regno
di Dio, essi hanno visto i miracoli, hanno ascoltato le sue parole profonde.
Pietro, a
nome di tutti, risponde: "Tu sei il Cristo di Dio", il Messia, l'Unto
di Dio.
Gesù ordina di non dirlo a
nessuno perché "il Figlio dell'uomo deve patire molto,... essere ucciso, e
risuscitare il terzo giorno". E' il primo annuncio della passione, un
annuncio strettamente legato alla confessione di Pietro. Gesù vuol far capire
che non sarà un messia, come loro se lo immaginano o si aspettano (potente, glorioso),
ma un messia sofferente. Questo non se lo aspettavano, non lo comprendono, anzi
reagiscono.
Ma Gesù sa che dovrà
affrontare la sofferenza, il rifiuto, la morte e lo fa nella speranza, perché
sa che la via di Dio non finisce nella morte, ma sempre nella vita; il Cristo
risorgerà il terzo giorno e porterà a compimento la sua opera di salvezza. Ma i
discepoli non potevano capire ancora, per questo li invita a non dire nulla a
nessuno: andrebbero a spiegare una cosa che non hanno per niente chiara.
Ma Gesù li
vuole aiutare e li invita a sperimentare ciò che annuncia. Quando uno vive
certe cose o in un certo modo, capisce più facilmente e soprattutto intuisce
una verità che è il progetto di Dio, ma che è insita anche nell'esistenza
umana.
Quand'è che uno realizza la sua vita, la costruisce in
maniera vera, appagante, e per sempre? La mentalità mondana offre le sue
prospettive e le sue logiche individualistiche ed egoistiche, la verità di Dio
apre all'amore, al "perdere" la vita, per salvarla veramente e per
sempre.
Dice Gesù a tutti: "Se
qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni
giorno e mi segua".
Rinnegare se stessi, fare
della propria vita un dono, perderla per realizzare il cammino della salvezza.
I miei istinti, i miei desideri, il mio corpo, la mia impostazione... sono i
miei padroni o li so dominare? E non per un mio perfezionismo, ma perché il
prossimo si senta amato e aiutato.
Prendere la
propria croce: ciascuno è chiamato ad assumere i propri doveri, le sofferenze,
le fatiche, fino alla disponibilità a perdere la propria vita, fino al
martirio.
La prova di queste
affermazioni del vangelo è stata la vita e la missione di Gesù; è stata ed è la
vita di tanti santi e di tanti martiri.
Se io sono
disposto a morire per Cristo, allora Cristo è la vera vita, è il tutto. Ma
questa è una grazia che dà il Signore al momento giusto. Però fa capire la
portata della domanda iniziale: Per te chi sono io?
Nella misura
in cui cerco di essere fedele al Signore, di non vergognarmi di Lui, di parlare
di Lui, di proporlo ad altri; nella misura in cui vivo, gioisco e soffro per
lui e con lui; nella misura in cui offro la mia vita come dono ai fratelli, nel
tanto bene che posso compiere... riesco a rispondere non con le parole ma in
verità: Tu sei per me il Cristo, il Salvatore, il Signore, il tutto della mia
vita sulla terra e per l'eternità!
Commento
al vangelo XI Domenica del
Tempo Ordinario (Anno C)
(13/06/2010)
Simone il fariseo
pensava di avere fatto un gesto nobile nell'invitare il discusso Rabbì di
Nazareth alla sua mensa. Non lo vedeva con disprezzo, come facevano molti del
suo movimento, anzi. Era davvero incuriosito dalla predicazione di questo
falegname del Nord scopertosi Profeta.
Dopo i convenevoli tutti si erano
distesi ai bordi della stuoia che fungeva da tavola, colma di ogni ben di Dio.
Era normale, in occasione dei banchetti, lasciare le porte di casa aperte,
affinché i passanti potessero entrare ed ammirare la suntuosa ospitalità del
padrone di casa.
Ma quando Simone e gli altri invitati vedono entrare "quella",
di colpo tutti tacciono.
L'imbarazzo cresce, la donna si avvicina a Gesù, si
inginocchia e scoppia a piangere bagnandogli i piedi. Scioglie i capelli, gesto
ambiguo, gesto di seduzione, sufficiente in una coppia per chiedere il
divorzio, e asciuga i piedi di Gesù.
L'imbarazzo, ora, è stratosferico.
In
cuor suo Simone tenta di difendere Gesù. Non può essere un Profeta, altrimenti
saprebbe che razza di donna è questa e non si lascerebbe toccare, per non
contrarre l'impurità rituale.
Gesù sorride: ha di fronte a sé due
prostitute.
La donna e il fariseo.
Meretrici
-
La donna è una prostituta, è "quella", una segnata, una peccatrice,
una dannata. Non importa perché è arrivata fino a quel punto di abiezione, non
importa al perbenismo ipocrita la ragione di una scelta dolorosa, è condannata
da sempre e per sempre. In nome della religione e della moralità che erge i
muri per non mettersi in discussione, questa donna è il suo ruolo, il suo
mestiere. Nessuna comprensione, nessuna possibilità, solo disprezzo, anche
quando viene desiderata e usata.
Piange, ora. Piange senza
disperazione, piange sentendosi amata da un uomo vero, sentendosi capita e
accolta da Dio.
Senza giudizio, senza peso, senza ambiguità.
Piange
tutto il suo dolore, tutta la sua tenebra, tutta la sua rabbia. La bambina che
c'è in lei scopre il volto dell'assoluta misericordia.
Simone
è una prostituta. Si vende a Dio, e si vende bene. Conosce bene la religione,
vive fino in fondo i precetti di Israele, non come il popolino ignorante che si
danna perché non conosce la Legge. Paga la decima anche sulla ruta e sulla
menta, prega con fervore, studia la Torah giorno e notte. È in una posizione di
privilegio nella classifica dei meriti. È devoto, ma freddo.
Può
permettersi di giudicare - la legge è dalla sua parte - può mantenere le
distanze.
Gesù
converte entrambi.
Maestro
-
Alla donna insegna che il metro di giudizio di Dio è l'amore e il perdono. La
donna ha amato, tanto, male, facendosi del male, ma ha amato. A Dio basta, lui,
che è l'Amore, riconosce l'amore anche quando è fatto a pezzi e fragile e
disperato. Per Dio basta questo, salta ogni logica - religiosa, morale,
perbenista - e va dritto all'essenziale: guarda al dentro, al desiderio, al
dolore, alla verità. Quell'amore è l'origine del perdono, il perdono che Dio
dà, sempre gratis, sempre senza condizioni, smuove l'amore.
A
Simone, con delicatezza, senza rabbia, Gesù pone un caso da risolvere, quello
dei due debitori, uno debitore di qualche euro, l'altro di qualche centinaia di
migliaia di euro, che si vedono inaspettatamente condonati ogni pendenza. Chi
sarà più contento? Simone ragione, riflette, giudica bene: sta imparando il
punto di vista di Dio. È chiamato, il fariseo, a mettersi nei panni del
debitore.
Un
altro evangelista ci dice che Simone è stato lebbroso: ragione in più, lui che
ha sperimentato la solitudine e l'emarginazione, per annullare la distanza che
crea la lebbra del giudizio.
A Dio non importa la devozione se
non è sorretta dalla passione, non cerca giusti ma figli, a lui non importa (a
noi sì: molto!) la nostra immagine spirituale. Vuole dai suoi discepoli verità,
passione, forza, anche a costo di sbagliare.
Il
fariseo
-Paolo, grande fariseo, era un assassino in nome di Dio. Poi
Dio l'ha gettato in terra.
Ora, scrivendo ai Galati, riflette
sulla sua precedente esperienza di fede: non è la legge che salva, non la
norma, non il comandamento che posso osservare non per sovrabbondanza di
passione, ma per scrupolo e per compiacimento. Da zelante osservante della
legge Paolo riconosce di essere diventato un assassino, pensando così di
compiacere Dio. No, la legge non serve a nulla, è l'amore che salva.
Allora
Tutti
siamo prostitute.
Ci vendiamo per un complimento, per coltivare il nostro ego
(anche spirituale), per avere un ruolo sociale ed ecclesiale riconosciuto ed
apprezzato, per essere, se non migliori, almeno non inferiori agli altri,
disposti, come Davide, a tradire un'amicizia sincera pur di non ammettere i
nostri errori.
Tutti siamo perdonati e amati.
La
donna e Simone e Davide e Paolo e tu, amico lettore.
Amati
e perdonati da Dio, redenti e salvati, figli e uomini, discepoli e cercatori di
Dio.
Tutti,
se vogliamo, possiamo costruire la Chiesa, il sogno di Dio, comunità di persone
che hanno sperimentato nella propria vita la tenerezza del Padre e, perciò,
diventano capaci di perdono e di misericordia.
Paolo Curtaz
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Con La preghiera alle radici della
vita
“La preghiera
Cristiana” – Il
cristiano non prega un Dio, il cristiano prega in Dio. Il cristiano non sta
davanti a Dio come uno straniero. Il cristiano, quando prega, entra nel mistero
stesso di Dio. Si lascia avvolgere dal mistero della Trinità Santa. Lo
specifico della preghiera da ogni altra possibile esperienza di preghiera, è
che essa è preghiera trinitaria. Come ci insegna da sempre la liturgia: nello
Spirito, per il Figlio, noi andiamo al Padre. Dal Padre, per il Figlio, viene a
noi ogni dono perfetto nello Spirito Santo. Il cuore, lo specifico della
preghiera cristiana, è questo pregare nel mistero stesso di Dio. Ce lo ha detto
Gesù quando ci ha insegnato a pregare: “Signore
insegnaci a pregare”. Quando pregate dite: “Padre nostro”. Mettetevi non davanti a lui come un Dio lontano,
straniero, adorabile e tremendo, ma state in Lui nello Spirito per il Figlio,
come figlio nel mistero del Padre. Ce lo ha detto Paolo, quando, ad esempio nel
testo della Lettera ai Romani al capitolo 8, ed anche nella Lettera ai Galati
spiega così la preghiera cristiana: “è lo
spirito del Figlio che grida in noi Abbà Padre”. Dunque,quando preghiamo, è
lo Spirito che vive in noi e noi, viventi in Cristo, diciamo in Lui
“Padre”. Ecco allora la preghiera
cristiana: andare a Dio, il Padre, per il Figlio, nello Spirito, accogliere. La
preghiera è allora veramente il terreno d’avvento della trinità nella storia
degli uomini. È il luogo di alleanza fra la storia eterna di Dio e l’umile
storia degli uomini. È il pegno della speranza che ci fa pregustare il giorno
in cui il mondo intero sarà tutto pienamente in Dio, sarà la patria di
Dio,quanto Dio sarà tutto in tutti. Così, nella preghiera, la Trinità viene
confessata presente nel cuore dell’uomo. “Se uno mi ama, il Padre ed io verremo
a lui e prenderemo dimora in lui” ( Gv 14,23), e vivente nel cuore della
storia. (Mons.
Bruno Forte – Vescovo di Chieti-Vasto)
“
Pregare con la Scrittura”
– Soltanto Gesù può insegnarci a pregare. S. Paolo, nella Lettera ai Romani,
dice che da soli noi non sappiamo pregare ed è lo Spirito Santo che si assume
il compito di aiutarci. La Bibbia è punto di partenza della preghiera, perché
proclama il piano di Dio che si attua nella storia di salvezza di Dio che ci
viene incontro in Cristo. Ogni preghiera cristiana suppone la proclamazione del
piano di Dio e vi risponde con la lode, il ringraziamento, l’adorazione, il
pentimento, la domanda. C’è tuttavia qualcosa di più. Al pregare dalla
Scrittura possiamo aggiungere il pregare con la Scrittura. Significa tenere
presente la Bibbia come modello, fonte di ispirazione, sostegno. Non c’è niente
di male se preghiamo spontaneamente, magari a luogo, senza alcun riferimento a
parole bibliche, abbandonandoci a ciò che lo Spirito suggerisce nel cuore come
risposta alla iniziativa di Dio. La preghiera liturgica è nata proprio dalla
Bibbia, usa le stesse parole (Letture e Salmi) o parole che da essa si riferiscono
(Orazioni). Pregare con la Scrittura lasciarsi ingabbiare da un sistema
verbale, ripetendo meccanicamente le espressioni. Queste devono suscitare la
nostra personale partecipazione, che si manifesta anche con altre parole o con
nessuna, però sempre con riferimento a quelle bibliche. (Card. Carlo Maria Martini)
“ Diventiamo
bambini “ –
Forse un programma di vita di preghiera, come è presentato negli Atti, può
suscitare in qualcuno quasi un senso di smarrimento, per paura di non farcela
ad incarnarlo. È una giusta preoccupazione che dice bene che si è davanti a
qualcosa di grande da fare proprio e, come tutte le cose grandi, mette in
difficoltà la povertà dell’uomo. È qui che dobbiamo ricordare la nostra
“infanzia spirituale” da Gesù tante volte chiesta per fare spazio alla potenza
della sua Grazia. Dio non vuole gente che abbia delle virtù, ma fanciulli che
Egli possa prendere e sollevare a sé come si solleva un bambino. L’infanzia
spirituale è quella cantata dal salmo 131:
“Jahvè,
non si esalta il mio cuore
non si levano
superbi i miei occhi,
non cammino verso
cose grandi per me prodigiose.
Io invece, ho
l’anima distesa e tranquilla,
come un bimbo
svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo
svezzato è in me l’anima mia.
Israele, attendi
Jahvè: ora e sempre”.
(Mons.
Antonio Riboldi)
Dal grazie al sì
Mi
chiamo Fabiana e sto per compiere un passo definitivo nell'Ordo Virginum, ma la
mia vocazione alla consacrazione è nata prima di approdare a questa esperienza:
di fatto è stata sempre questa, di fondo, seppur in modo privato. Com’è nata? E
perché poi è sfociata in questa forma così antica e così attuale? (E con un
nome così impegnativo, tra l’altro). Mentre pensavo a questo contributo da dare
o piccola testimonianza di un cammino, la prima parola che mi veniva in mente
era la parola ‘gratitudine’. Direi che la mia vocazione alla consacrazione è
nata dalla gratitudine. Come si suol dire, io sono una ‘convertita’,
ho proprio una data precisa, un avvenimento che è successo che mi ha cambiato
la vita, ha (solo) dato inizio alla mia conversione, perché è ancora in
atto! Sì, è vero, mi dicevo in questi giorni, è la fede che salva, ma l’amore,
l’amore di gratitudine, è la sua conseguenza. La gratitudine verso il Signore: il
Volto che ho incontrato, ha fatto scattare il desiderio di una risposta. Di
certo inadeguata, ma il ‘non temere’ della Bibbia intera, del Vangelo, quando
li ho ripresi in mano, (prima il Vangelo assolutamente!) mi hanno fatto sempre
riflettere, perché quando queste 2 parole vengono pronunciate Dio sta per
compiere qualcosa di grande! Sembrano dire: Non temere le cose grandi! E io ci
ho creduto, ho detto di sì: il Signore avrebbe compiuto qualcosa di grande, lo
aveva già fatto… avevo solo 16 anni o giù di lì… e sembra di credere ad un
sogno, ma si dà corpo e risposta ad un bisogno, invece, che è quello di essere
guardati, amati, voluti, scelti, perdonati … saperlo, … e scegliere e amare a
propria volta. Mi ha colpito molto il silenzio che ne è scaturito, per qualche
giorno dopo questo episodio ‘speciale’ per me, avevo bisogno di tacere, di
silenzio, (non facile per un’adolescente!), era un bisogno di ascolto: qualcosa
stava avvenendo e io dovevo ascoltare, fare spazio in me, e poi mi colpisce,
ancor adesso, se ci penso, il credere che era possibile: è possibile ciò che
Dio promette! ( non è così scontato come può sembrare!) Perché nulla è
impossibile a Dio. Ho passato un anno intero della mia vita solo con questa
frase a farmi compagnia, mi bastava e mi rallegrava. Ho vissuto del poco che
capivo, piano piano, fino ad oggi, ma in principio …, potrei dire, è stato L’
incontro, La possibilità, l’iniziativa Sua, sempre. L’ Ordo Virginum (perché?)
con le sue caratteristiche sobrie, ma piene di possibilità, risponde alle
aspettative di ‘qualificazione’ ( per così dire) di questa relazione molto
personale col Signore. E’ un ordine? Non è un ordine religioso, (costituito sì)
non ci sono madri superiore, né maestre di formazione, non ci sono fondatori, è
nato proprio dal desiderio di alcune donne, si potrebbe dire già ai tempi di
Gesù, ( si parla nel Vangelo di alcune donne che Lo seguivano) di seguirLo, di
stare con Lui, l’unico ‘responsabile’, nell’o.v. è il Vescovo, ( è una
vocazione diocesana) ciascuna ha una Regola di vita, approvata dal Vescovo
stesso, ci sono gli incontri di formazione col Vescovo e le altre, con una
frequenza stabilita, ma ci si vede anche al di fuori degli incontri da
calendario, per condividere, pregare, semplicemente per far festa, per vari motivi…
ma ciò che esprime meglio, per me, quello che è l’ordo virginum, è la
sponsalità. Proprio perché non ci sono strutture che lo sostengano, il richiamo
alla esclusività e alla essenzialità del rapporto col Signore, per me, è ancora
più evidente, la responsabilità della risposta a Lui (per primo) e nei
confronti della Sua Chiesa emerge ancora di più. Cosa si fa? La vocazione,
qualsiasi essa sia, non è mai un problema di ‘fare’, ma di essere. Per me è la
fedeltà ricercata (continuamente!), ad un Volto che si è fatto incontrare,
cercando davvero la fedeltà ‘nel poco’, come ci dice il Vangelo, ma è sempre lo
stesso Volto che incontro nella semplicità di una vita da laica, quindi di
tutti i giorni, fatta di lavoro, di casa, di preghiera, di amici, di
servizi … … assieme a tutti gli altri, tra gioie e dolori, con le fatiche
di tutti e questo mi piace, mi fa sentire una come tutti, primo perché lo sono
e poi come un pezzetto di lievito nella pasta, dentro la pasta che è l’umanità
tutta, ma senza privilegio alcuno se non quello di stare con Lui, e dove mi
chiama. Questo modo di essere e di stare con Lui, nel tempo, ha fatto scaturire
in me una grande tenerezza nei confronti degli altri, la voglia e la passione
di camminare al loro fianco cercando sempre il loro ‘lato migliore’, con tutti
i limiti miei e loro, questo mi sembra un gran bel frutto, pacificante, perché
non in mano nostra. In questi ultimi giorni, proprio riflettendo su tutto
questo, ( è importante ogni tanto soffermarsi sulla propria storia) ho pensato
che ho detto solo un sì, piccolo e sicuramente di grazia, ma è lo stesso umile,
piccolo sì, libero, di Maria, dei santi più grandi… non cambia la qualità, solo
il modo, o il luogo, in ciò che Dio desidera da me, in quel momento, ma il sì è
lo stesso. E questo è davvero rassicurante, credo.
Mi pare di dover proprio dire:
grazie a tutti, di cuore!
Fabiana
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Appello del papa Benedetto XI del 13
gennaio 2010
Desidero
ora rivolgere un appello per la drammatica situazione in cui si trova Haiti. Il
mio pensiero va, in particolare, alla popolazione duramente colpita, poche ore
fa, da un devastante terremoto, che ha causato gravi perdite in vite umane, un
grande numero di senzatetto e di dispersi e ingenti danni materiali. Invito
tutti ad unirsi alla mia preghiera al Signore per le vittime di questa
catastrofe e per coloro che ne piangono la scomparsa. Assicuro la mia vicinanza
spirituale a chi ha perso la pro-pria casa e a tutte le persone provate in
vario modo da questa grave calamità, implorando da Dio consolazione e sollievo
nella loro sofferenza. Mi appello alla generosità di tutti, affinché non si
faccia mancare a questi fratelli e sorelle che vivono un momento di necessità e
di dolore, la nostra concreta solidarietà e il fattivo sostegno della Comunità
Internazionale. La Chiesa Cattolica non mancherà di attivarsi immediatamente
tramite le sue Istituzioni caritative per venire incontro ai bisogni più
immediati della popolazione.
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Gesù è venuto per la nostra gioia?
La liturgia oggi mette in luce la
misericordia, la gioia, le relazioni di Dio con l'umanità, di Gesù con le
persone che sono alla festa di Cana, dei cristiani tra di loro. Il miracolo di
Cana segna l'inizio dell'annuncio della nuova Alleanza, dell'amore di Dio per
il suo popolo. In questo senso il prodigio avvenuto a Cana non è solo il primo
dei segni, ma il modello di tutti gli altri segni prodi-giosi che Gesù compirà
nella sua vita, fino alla croce. L'immagine sponsale indica l'amore con cui Dio
si unisce al suo popolo nel vincolo indissolubile della fedeltà. La Chiesa ci
invita oggi a riflettere su questo miracolo perché comprendiamo questa verità
consolante: Gesù è venuto a portarci la misericordia di Dio per la nostra
gioia, l'amore di uno sposo per la sua amata, la promessa di fedeltà eterna.
Gesù viene a colmare la mancanza di vino, simbolo di gioia, festa e amore. Con
Gesù è donato all'umanità il vino nuovo, il più buono. I cristiani sono dunque
chia-mati a vivere nella gioia e non certo per incoscienza, ma con ragionevoli
motivi. Ecco alcuni punti: La certezza che tutte le cose buone della vita Dio
le ha fatte per noi, ed è felice che noi ne proviamo piacere. Dio non vuole che
i suoi figli siano tristi, non è un Dio geloso della nostra gioia. Un
giovanissimo santo, Domenico Savio, diceva a un suo amico: "Noi facciamo
consistere la santità nello stare molto allegri. E teniamo lontano il peccato
perché ci ruba la gioia dal cuore". La certezza della risurrezione. Anche
quando le difficoltà della vita tendono a rattristarci, noi abbiamo la certezza
che vivremo per sempre nella gioia di Dio, con i nostri cari e i nostri amici.
Gesù, prima di andare verso la croce, ci ha detto: "Vi vedrò di nuovo, e
il vostro spirito si rallegre-rà, e nessuno potrà togliervi la vostra
gioia". La sicurezza che Dio ci ama. Noi possiamo dimenti-carci di Dio, ma
Dio non si dimentica mai di noi, perché è nostro Padre, perché sa di che cosa
abbiamo bisogno (Mt 6,32). Gesù ci ha detto: "Rallegratevi, perché i
vostri nomi sono scritti nei cieli" (Lc 10,20). ?"Annunciate a tutti
i popoli le meraviglie del Signore" don Roberto Rossi
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NATALE
RIVEDUTO E CORRETTO
Luca rimirava la pagina appena stampata sulla scrivania, tra
fogli sparsi e un dizionario aperto, contemplava il racconto più bello del suo
Vangelo. Si era informato con cura: con Paolo, Barnaba, Pietro. Aveva ricevuto
via fax alcuni riassunti da Antiochia e Tessalonica. Sì: si sentiva proprio
contento, gli sembrava un onore quell' incarico affidatogli da Teofilo, che non
si era lasciato scoraggiare dalla sua giovane età, ma si era fidato della sua
puntigliosità di storico e della sua profonda amicizia con Paolo. Ritornò
all'inizio pagina e digitò, sottolineando: "Nascita di Gesù". Il suo
racconto, fotocopiato e distribuito a tutti gli ospiti si leggeva con piacere,
la lettura silenziosa scivolava via tranquilla, ma nonostante ciò Luca era
nervoso. Con Paolo, Pietro e gli altri, non c'erano stati problemi, anzi…loro e
gli altri amici avevano lodato il suo lavoro, anche Marco gli aveva telefonato,
complimentandosi per il lavoro fatto. Ma lo scoglio più duro era con quella
platea di persone che si erano riunite a casa sua e che volevano vederci chiaro
su quella storia che si andava diffondendo sulla nascita del Messia; ad
ascoltarlo infatti, c'erano i rappresentanti delle Istituzioni civili, i politici,
i commercianti, i delegati delle diverse categorie, ecc... Luca, si era chiesto
perché doveva sottoporsi a questa prova, ma tutti gli avevano fatto notare che
la Buona Notizia del Vangelo non era una questione solo dei cristiani, ma che
ormai riguardava tutti e che, perciò, da tutti doveva essere giudicato… Dopo
qualche minuto di silenzio il Prefetto dopo un'attenta lettura posò il foglio,
alzò lo sguardo dagli occhiali e disse: "Sì, bello, documentato,
lineare... ma, abbia pazienza signor Luca, mi sembra di cogliere nel suo
racconto alcune imperfezioni, alcune... come dire... ambiguità. Sì, che so:
sembra quasi che l'Imperatore e il Governatore, le forze speciali stanziate in
Palestina, per prevenire disordini, fossero all'oscuro di tutto…e questo è inaccettabile
capisce…!" "Ma - interruppe Luca concitato - è andata proprio così,
nessuno tra i responsabili sapeva della cosa!". "Vabbé, ma é
imbarazzante...proseguì il prefetto, e poi con tutti questi discorsi
secessionisti, mi sembra che lei voglia insinuare quasi un disinteresse da
parte dell'autorità costituita... è un discorso ambiguo, un pò anarchico,
capisce? Direi di riformulare la cosa facendo notare che si era preparata
un'accoglienza, un qualcosa di speciale capisce?". Luca taceva
amareggiato. E poi - intervenne un assessore - cos'è questa storia di Betlemme?
Nostalgie terzomondiali? A Gerusalemme va fatto nascere! Altrimenti ad Atene
culla della civiltà occidentale oppure a Roma, capitale dell'Impero!". Mi
permetto di aggiungere - notò il rappresentante dei commercianti - che forse
andrebbe fatto un accenno che faciliti la nostra categoria... che so… ormai a
Natale non c'è più neve e le stagioni diventano problematiche. Perché non farlo
nascere alla prima neve invernale?" "In Palestina?" rispose
stupito Luca. "Béh, sì, pensi alle nostre famiglie, all'economia, alla
crisi atuale… una piccola aggiunta non guasterebbe". "E poi, e poi -
interruppe concitato il presidente dell'associazione degli albergatori - il
rifiuto degli Hotel ad accogliere Maria e Giuseppe a Betlemme é a dir poco
offensivo! Sicuramente c'è stato un malinteso con l'agenzia che ha prenotato,
occorre chiarire la situazione! "Una donna di mezza età incalzò:
"Senta signor Luca Evangelista, capisco la storicità, l'annuncio, le vostre
esigenze, ma a me questo racconto proprio mi rovina il Natale! Pensi ai nostri
bambini: così come dice lei i pastori sembrano dei poveracci, degli
emarginati!" "Ma lo erano" interruppe secco Luca" sì, ma i
bambini, non capirebbero... perché non addolcire il clima? Che so, inserire un
pò di poesia, mettere dei pastorelli più giovani, un fornaio, un
pasticciere..." "In Palestina, duemila anni fa!?" riprese ormai
disilluso Luca. "Certo, certo - si inserì un altro commerciante - anzi,
anche con i Magi, occorrerebbe ampliare il discorso... oro, incenso, mirra,
sono cose incomprensibili, desuete, occorre attualizzare". "Infine, -
riprese il sindaco - credo che dipingere Maria e Giuseppe come due spiantati
sia un po' eccessivo, classista, populista. Si rischia di escludere una larga
fetta degli abitanti della nostra società e questo proprio non possiamo
permetterlo…" Tutti annuirono. Luca, si era fatto piccino piccino, col
foglio in mano e con tanta amarezza in cuore, disse con un filo di voce:
"A voi non importa cosa è successo, vero?!" Nel silenzio generale il
presidente della potente associazione dei consumatori, si alzò, gli mise
paternamente la mano sulla spalla e con voce suadente disse: "Natale è un
affare per tutti, è un business, non è solo una cosa per voi cristiani. Lo
riscriva, la prego, tenendo conto dei nostri suggerimenti..." Luca, scuro
in volto, si ritirò in disparte e con tanti groppi in gola, riscrisse il
racconto della nascita di Gesù Bambino… non era molto contento, però disse tra
se "speriamo che questa volta approvino il mio operato" ritornò tra
il gruppo che lo aspettava e incominciò a leggere... "In quei giorni,
sapendo dell'arrivo imminente del Figlio di Dio, un decreto di Cesare Augusto
ordinò che si facesse un censimento su tutta la terra in Suo onore. Questo
censimento fu fatto quando era governatore della Siria il bravo ed onesto
Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, a spese dell'Impero, ciascuno nella
sua città d'origine. Anche Giuseppe, il raffinato mobiliere, che era della casa
e della nobile famiglia di Davide, salì a Gerusalemme, scortato dalla guardia
d'onore, insieme alla sua bellissima sposa, Maria, parente del Sommo Sacerdote,
che era incinta. Ora, arrivati in quel luogo, accolti trionfalmente, vennero
ospitati nel Palazzo Reale, a spese dell'Associazione Albergatori di
Gerusalemme. Era inverno inoltrato e cadeva giusto-giusto per l'apertura delle
piste sull'Ermon e sul Tabor, una fitta e farinosa neve che avrebbe
entusiasmato i turisti che giungevano da tutte le parti. Maria, diede alla luce
un bel bambino, biondo con gli occhi azzurri che venne subito accudito dalla
baby-sitter reale. C'erano nei dintorni della città alcuni stimati commercianti
di pecore, alcuni fornai e pasticcieri. Un angelo del Signore si presentò a
loro e la gloria dell'Altissimo li avvolse. Apparve inoltre una miriade di
angeli che intonarono un canto natalizio: "Gloria a Dio nel più alto dei
cieli e pace in terra ( grazie all'intervento dei caschi blu dell' ONU!) agli
uomini che egli ama". Alcuni Magi giunsero dall'Oriente attraverso un
sentiero tra scroscianti ruscelli e piccole cascatelle al Palazzo Reale e
davanti al bambino, aprirono i loro scrigni contenenti: un servizio d'argento
con decorazioni in oro per 24 persone e un set da viaggio di profumi e after shave
di marca e parecchi buoni sconto per gli acquisti natalizi…tutto ciò filmato in
diretta dai tecnici Rai e Mediaset, che si accaparrarono l'esclusiva mondiale
dell'evento fregando per una manciata di miliardi e un interessamento personale
di Erode, gli spocchiosi concorrenti di Al Jazeera e quegli arroganti americani
della CNN… Meglio di così non poteva essere andata. Finito il racconto, Luca
alzò lo sguardo sul gruppo, aspettando il responso dei suoi
critici…"Bello" dissero tutti " Sì, decisamente bello, anzi
stupendo" annuirono in coro. "Allora - disse il Cancelliere del
Palazzo - lo teniamo così per le Messe di Natale, "Speriamo che tutti
capiscano" e non facciano domande strane, un racconto così calza a
pennello per la nostra gente… In fondo perché inquietarla con tutte quelle
storie del Vangelo, concluse un tipo che a Messa ci andava solo una volta
all'anno proprio a mezzanotte di Natale… quel racconto era perfetto, non
avrebbe inquietato nessuno e di sicuro avrebbe ottenuto "un'audience"
strepitosa… che avrebbe fatto schiattare d'invidia tutti i reality in
circolazione. Già è proprio così, che atei devoti e miscredenti praticanti
vogliono sentire la "favola" di Natale, ma il Vangelo di Luca è tutta
un'altra cosa…leggere per credere!
(mons. M. Bandera) Buon Natale a Tutti.
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FESTA DELLA FAMIGLIA
Beata la
famiglia il cui Dio è il Signore e che cammina alla sua presenza. Beata la
famiglia fondata sull'amore e che dall'amore scaturisce atteggiamenti, gesti e
decisioni. Beata la famiglia aperta alla vita, che accoglie i figli come dono,
valorizza la presenza degli anziani, è sensibile ai poveri ed ai sofferenti.
Beata la famiglia che prega insieme per lodare il Signore, per affidargli
preoccupazioni e speranze. Beata la famiglia che trova il tempo per dialogare,
svagarsi e fare festa insieme. Beata la famiglia che non è schiava della
televisione e sa scegliere insieme programmi costruttivi. Beata la famiglia in
cui i contrasti non sono un dramma, ma palestra per crescere insieme nel
rispetto, nella be-nevolenza, nell'allegria e nel perdono vicendevole. Beata la
famiglia dove regna la pace: in lei mette le radici la pace del mondo. Beata la
famiglia che vive in sintonia nell'universo e si impegna per la costruzione di
un mondo più umano. Beata la famiglia che nella Santa Famiglia di Nazareth,
trova il suo modello di vita e di comportamento. Beata la famiglia cristiana
che è santa come la Famiglia di Nazareth.
AVVENTO: TEMPO DI GERMOGLI
Viviamo, giorno dopo giorno, come se questo mondo potesse
durare per sempre. Inghiottiti dalle mille cose che ingolfano il nostro
quotidiano, non ci curiamo più di capire quale sia il senso, la direzione, il
traguardo del nostro cammino. L'effimero ci invade con il rischio di far-ci
perdere il contatto con ciò che conta davvero. L'Anno Liturgico, che inizia con
l'Avvento, ci offre la possibilità di leggere alla luce dell'amore del Signore
il tempo che viviamo. Non è una semplice ripetizione di gesti religiosi, quasi
magici; è ri-vivere oggi la Salvezza che il Signore offre all'uomo nel cammino
della storia, verso l'appuntamento decisivo. Ecco perché vale la pena di
attendere e preparare quel momento, di li-berare la mente e il cuore da tutto
ciò che ci confonde, ci appesantisce inutilmente. Ecco perché la Parola ci
invita a vegliare, a rimanere desti, a volgere lo sguardo verso il compimento:
con animo libero, con occhi puliti, con mani operose. "Santa Maria,
Vergine dell'attesa, donaci un'anima vigilante. Giunti nel terzo millennio, ci
sentiamo purtroppo più figli del crepuscolo che profeti dell'avvento. Rendici
attenti ai germogli di speranza che spuntano dai cambiamenti che scuotono la
storia. Rendici ministri dell'attesa. E il Signore che viene, Vergine
dell'attesa, ci sorprenda con la lampada in mano" (T. Bello)
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VERBALE DEL CONSIGLIO
PASTORALE del 26 Novembre 2009
Il 26 novembre 2009 si riunisce il
Consiglio Pastorale Parrocchiale per esaminare i punti all'ordine del giorno
della convocazione. Sono presenti il Parroco don Fortunato Monelli, Monelli Prospero,
Botti Elena, Cabassi Francesco, Galloni Bruno, Fabbi Stefano, Munari Paola,
Neri Margherita, Orlandini Artemio, Scardova Virgi-nia, Steccanella Gabriella,
Tazioli Giorgio, Zanni Augusta. La riunione si apre con un momento di preghiera
sul Vangelo odierno (Lc, 21, 20-28), dalla quale si coglie l'esortazione ad
alzare il capo, a rafforzare la speranza e la fede nella consapevolezza che
abbiamo tutti bisogno di liberazione. L' OdG è quello che risulta dalla
convocazione: 1. liturgie e attività del tempo di Avvento e Natale 2. visita
pastorale di S.E. il Vescovo Adriano alle parrocchie della zona nord 3. domande
dell'assemblea parrocchiale che attendono risposta. Punto 1: don Fortunato pone
subito la domanda su come sono di solito preparate e vissute le novene sia
dell'Immacolata che di Natale. Si ricorda che vengono pregate durante le S.
Messe feriali e storicamente è sem-pre stata molto partecipata quella
dell'Immacolata. Si conferma la collocazione prima della S. Messa feriale e la
novena si terrà anche nei giorni di lunedì e venerdì anche se non vi è la
celebrazione della S. Messa. Si potreb-be invitare a pregare la novena nelle
famiglie magari fornendo una traccia; nell'affrontare l'argomento della no-vena
si fa un riferimento alla S Messa quotidiana che purtroppo non è partecipata.
Si decide di tenere la for-mula consueta per la novena dell'Immacolata e di
proporre la preghiera in famiglia in occasione della novena di Natale. Si
decide anche di allestire sull'altare la corona dell'Avvento con le candele da
accendere settimana per settimana. A livello di tematiche la novena
dell'Immacolata verterà sulla figura di Maria e quella di Natale se-guirà le
letture domenicali. Ci saranno due momenti penitenziali: uno per bimbi e
ragazzi e uno per adulti il mercoledì antivigilia di Natale. Si terrà anche una
veglia prima della S. Messa di mezzanotte ( a partire dalle ore 23,30) la cui
preparazione sarà curata dal gruppo giovani. Il giorno 20 dicembre le
celebrazioni saranno in pale-stra in occasione della commemorazione dei martiri
di Villa Sesso: prepareremo fogli con i canti realizzabili an-che senza
chitarre, visto che il gruppo liturgico per quella data avrà problemi ad essere
presente; si farà in modo di avere almeno l'accompagnamento della tastiera. Il
26 dicembre ci sarà solo una Santa Messa alle ore 10 e il 31 dicembre la S.
Messa di ringraziamento sarà alle ore 11. Per tutti gli altri appuntamenti si
rinvia al calendario pubblicato sul bollettino. Epifania: si celebrerà almeno
un battesimo e ci sarà una festa pomeridiana per i bimbi in canonica o in
palestra in accordo con le diverse realtà aggregative del territorio. Punto 2:
visita pastorale del Vescovo (15-16-17 gennaio 2010). Sulla traccia fornita dal
Parroco con una bozza di calendario si inizia la discussione. La visita inizia
alle ore 15 del venerdì. Il Vescovo desidera incontrare, se possibile, i bimbi
della scola materna, i nonni e gli anziani in generale, alcuni ammalati nella
loro abitazione, il Centro Diurno e la Casa Sicar. Dopo la preghiera dei
vespri, la sera del venerdì ci sarà un'assemblea pastorale aperta a tutti nel
Teatro parrocchiale. Sabato 16 il Vescovo incontrerà fanciulli e ragazzi
dell'iniziazione cristia-na per la preparazione del Vangelo della domenica (ore
15). A seguire ci sarà l'incontro con alcune famiglie ap-pena arrivate in
parrocchia e il gruppo dei giovanissimi . Alle ore 18,30 il Vescovo incontrerà
le famiglie nei lo-cali della parrocchia e l'incontro si concluderà con un
momento di fraternità. La domenica mattina si aprirà con la visita al cimitero
alle ore 9,45 (in particolare alle tombe dei parroci e sacerdoti defunti) e
seguirà la S. Messa alle ore 10,30. (sono sospese le ss. Messe del sabato e
della domenica ore 8). È la s. Messa della Visita Pastorale per tutta la comunità
convocata nell'unica celebrazione. La preparazione alla visita prevede una
lettera del Vescovo che verrà distribuita a tutte le famiglie della
parroc-chia. Nei momenti di preghiera siamo invitato a pregare per questo
importante appuntamento con il nostro Pa-store. Al CPP è chiesto di preparare
una Relazione da fare avere al Vescovo; in preparazione dell'assemblea
pa-storale questa Relazione sarà consegnata ai parrocchiani. Sono previsti
anche incontri zonali riservati alle singole realtà degli operatori pastorali
(caritas, missioni, cate-chisti, allenatori, giovani, universitari, catechisti
battesimali, mondo agricolo, ...). Il calendario degli incontri zonali non è
ancora stato fatto. Il punto terzo viene rinviato a data da destinarsi e con
una preghiera alle ore 23,15 si chiude la seduta della quale è redatto il
presente verbale. La segreteria
VERBALE DEL CONSIGLIO
PASTORALE del 22 Ottobre 2009.
Giovedì 22 ottobre 2009 alle ore 20.45, presso i locali della Parrocchia, si
riunisce il Consiglio Pastorale Parroc-chiale (CPP). Sono presenti Don
Fortunato, il Diacono Giorgio, Botti E. Cabassi F., Cabassi G., Castagnetti C.,
Fabbi S., Gallingani M., Munari P., Neri M., Orlandini A., Scardova V.,
Steccanella G., Zanni A., Zanni G . e Prospero Monelli. L'incontro ha inizio
con la lettura ed una breve meditazione della Parola. Don Fortunato guida la
riflessione al termine della quale s'invoca lo Spirito Santo, affinchè
purifichi i nostri cuori e le nostre menti. Ordine del Giorno: 1. Verifica
relativa all'assemblea parrocchiale di domenica 11 ottobre. 2. Visita Pastorale
del Vescovo. 3) Catechesi agli adulti. Punto 1. Verifica relativa all'assemblea
parrocchiale di domenica 11 ottobre. Si osserva che all'assemblea parrocchiale
di domenica 11 ottobre la comunità era mancante soprattutto delle componenti
giovani ed anziani, poco rappresentate anche nel Consiglio Pastorale. Si
riflette e ci si interroga sui possibili motivi. Ci sono sensi-bilità e ragioni
diverse per la non adesione che devono essere rispettate. C'è chi nella vita
parrocchiale non vuole entrare forse perché si fida o semplicemente non è
disponibile, alcuni probabilmente non si sentono chiamati o ritengono che la
relazione non li riguardi, per costoro varrebbe la pena mantenere inalterato
l'orario delle Sante Messe anche in occasione dell'assemblea. Diversi
interventi sottolineano l'importanza di mantenere una sola S. Messa, perché dà
il senso di un cammino che la comunità sta affrontando insieme e considerano
po-sitiva l'iniziativa di presentare, una settimana prima dell'incontro, il
testo scritto contenente le iniziative, le pro-poste programmatiche, i
percorsi….di chi offre un servizio in parrocchia. Si rileva però che è stato
riservato troppo spazio a coloro che hanno presentato i diversi ambiti della
relazione, rispetto a quello destinato agli in-terventi che hanno riguardato:
la pulizia della Chiesa, la sicurezza dei locali parrocchiali, la richiesta
d'anticipare la S. Messa festiva del sabato durante il periodo invernale, la
disponibilità a svolgere servizi non accolta, il controllo degli spazi
destinati alle attività ludiche dei bambini, la possibilità di vivere alcuni
momenti di preghiera con la comunità ganese di S. Lorenzo. Conclude il
confronto sul punto in discussione all'o.d.g. don Fortunato il quale conviene
che il tempo lasciato agli interventi è stato insufficiente. Sottolinea che
l'assemblea parrocchiale dà il senso della famiglia che si ritrova, per questa
ragione gli incontri dovrebbero essere due: uno ad inizio d'anno pastorale propositivo
e programmatico ed uno al termine di verifica. La celebrazione della S. Messa
unica vuole invece offrire l'occasione alla famiglia di riunirsi, se poi fosse
successiva all'assemblea ne raccoglierebbe anche i frutti. Punto 2. Visita
Pastorale del Vescovo. Don Fortunato ricorda che il Vescovo Adriano visiterà la
nostra comu-nità il 15,16 e 17 gennaio ed informa il C.C.P. che presto i
Sacerdoti ed i Diaconi delle Parrocchie interessate s'incontreranno con il
Segretario del Vescovo. La veglia d'apertura della Visita, tenutasi in Ghiara,
è stata poco partecipata, erano presenti non più di settanta persone. Punto 3.
Catechesi agli adulti. Il 21 e 22 novembre si terrà il ritiro spirituale per
famiglie sul tema della Carità, il relatore sarà don Romano Zanni, superiore
delle Case della Carità. Il Diacono Giorgio informa che sono di-sponibili ad
accoglierci le religiose dell'Oasi francescana di Serramazzoni. Il costo è di
37 euro a persona (pasti e pernottamento) e , per ragioni organizzative, il
numero esatto di adesioni deve essere comunicato con almeno dieci giorni
d'anticipo. La partenza è prevista per le ore 16.00 del sabato con ritrovo nel
cortile della Chiesa, mentre il rientro è previsto per le 18.00 circa della
domenica . Luca Neri fa sapere, attraverso uno scritto, che il 26/10 incontrerà
don Rossi per organizzare il ritiro d'Avvento per adulti delle parrocchie della
nostra zona e l'Azione Cattolica. La segreteria del C.P.P. pone all'attenzione
dei presenti la disponibilità offerta, attraverso la sig. Denise Zurlo, dal
Gruppo Teatro dell'O.P.G. di R. Emilia di rappresentare il proprio spettacolo
anche nella nostra parrocchia . Per maggiori chiarimenti è possibile far
riferimento alla sig. Zurlo o alla regista sig. Monica Franzoni. La partenza di
Alice per il Madagascar è prossima, si prevede una tre giorni di riflessione e
di preghiera : è im-portante che la comunità partecipi. Si programma il
successivo C.P.P. per il 26/11/09 alle ore 20,45. La seduta termina alle 22.45
M. Neri
(Sal
117,29 RINGRAZIAMENTO)
RINGRAZIAMENTO: è il tema di questa 5ª e ultima settimana
del mese missionario di quest'anno. Quanti motivi per rendere grazie al
Signore, come chiesa Reggiano-Guastallese! Il dono del Vangelo e la conoscenza di
Gesù e del suo amore. L'evangelizzazione delle nostre terre si perde nel tempo
e nella memoria; quello che è certo che, grazie a qualcuno, questo annuncio è
arrivato fino a noi e continua ad essere trasmesso. Il dono della Missione. La
nostra chiesa di Reggio Emilia-Guastalla ha accolto l'invito ad andare e
portare ad altri popoli la buona notizia che è Gesù; e cosi fin dagli inizi
degli anni sessanta ha inviato laici, suore, sacerdoti, che sono partiti per
vivere da cristiani e testimoniare Gesù con l'amore ai piccoli della storia,
condividendo il cammino di Chiese sorelle. Da allora si è creato un movimento
di partenze e di ritorni che continua ancora oggi; si sono aperti orizzonti di
conoscenza, di dialogo e di scambio di doni. Un segno ben visibile del dono
della missione l'abbiamo visto, vissuto e condiviso sabato 17 ottobre, nella
chiesa di s. Giorgio in Sassuolo, alla veglia diocesana per la Giornata
Missionaria Mondiale. La chiesa gremita di gente, in gran parte giovani,
provenienti da diverse parti della diocesi; molta gente anche della nostra
comunità di Villa Sesso. Il motivo? Il mandato missionario dato dal vescovo
ausi-liare Lorenzo a cinque ragazze; tra queste Alice Bondavalli prossima a
partire per il Madagascar, la prima in ordine di tempo delle missioni
diocesane. Abbiamo ascoltato la testimonianza di quattro missionari reggiani
rientrati definitivamente nel 2009: racconti di persecuzione; racconti vita
semplice e sobria; racconti di coinvolgimento, a fianco della gente, in lotte
per l'acqua, la giustizia, la dignità umana; racconti di fede. Abbiamo invocato
lo Spirito del Signore sulle partenti: Alice, Tiziana, Lorenza. Giulia e
Silvia, destinate al Madagascar, Kosovo e Albania. Abbiamo cantato e pregato
senza dimenticare le chiese sorelle alle quali la nostra chiesa invia cinque
giovani ragazze.
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Esercizi spirituali parrocchiali per giovani e adulti,
presso Oasi Francescana a Serramazzon i (MO); sabato 21 e domenica 22 novembre
2009. Il tesa sarà la CARITA' relatore don Romano Zanni. La partenza alle ore
14,30 di sabato e rientro a Sesso domenica verso le ore 18,00; Portare la
Bibbia e materiale da scrivere; il costo previsto, per vitto e alloggio, è di
37 €; è necessario iscriversi entro e non oltre il 10 novembre nel cartellone
in chiesa o telefonare:
al diacono Giorgio ( 0522 531900) o a Bruno (0522 531404).
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"Dio é anche fuori" Tra le notizie che mi giungono a voce,
o vedendo il telegiornale italiano,...in questo periodo difficile sotto tutti i
punti di vista, c'é n'é una che mi colpisce particolarmente... e riguarda
l'accoglienza degli immigrati, degli stranieri. Tema molto "caldo",
complesso...lo riconosco. Un vero "problema", questo straniero.
Eppure... con che velocitá si é data una soluzione "legale" alla
permanenza delle "badanti"! Riflettendo su questo
"problema"... la mente mi é andata subito alla "peccatrice"
che irrompe (...senza nes-sun invito né permesso!) in casa di Simone per
incontrare Gesú (Lc 7, 36-50). La donna entra in scena in ve-ste di emarginata,
esclusa dal mondo sociale, dal sistema religioso, dal banchetto, dalla tavola,
dal dialogo... Non ha nome, cultura, prestigio, influenza, autoritá e,
sicuramente, non dispone neppure di molti mezzi eco-nomici. La donna ha
soltanto la temeritá, l' audacia di sfidare le strutture piú potenti della
societá del suo tempo. É sola. É peccatrice e lo sa. Gode di cattiva
reputazione, lo sa. Neppure la legge la protegge. In-frange le norme e si
addentra in "zone" strettamente proibite per lei. Tiene fronte agli
sguardi d'accusa de-gli invitati e sopporta il giudizio intransigente di
Simone. Non prova neppure a giustificarsi. Essa ha rischia-to tutto. E che fa Gesú?
Anche Gesú travalica le strutture oppressive ed emarginanti della sua societá
per concedere a "quella donna" una nuova dignitá. L'accoglienza di
Gesú genera nel cuore di lei sentimenti di amo-re e di gratitudine.
L'atteggiamento profondamente umano di Gesú "rompe le frontiere",
relativizza la legge, smonta i pregiudizi... Non solo; genera anche vicinanza,
relazione, dialogo... insomma, promuove l'incontro. La donna entra in casa
senza dignitá e ne esce diversa. "Gesú abolisce il criterio: "Non é
dei nostri" (Mt 10,40)... perché Gesú non guarda a cosa appartieni, ma a
co-sa fai e a cosa sei nel tuo essere profondo... Chiunque cerca la veritá, la
ama, e per lei si gioca in prima per-sona, dovunque sia, viene da Dio"
Giá, Dio é piú grande dei nostri schemi e delle nostre regole religiose. A
questo punto una domanda: lo straniero é solo un "problema" da
affrontare o piuttosto una "presenza" da imparare ad ascoltare? Pochi
giorni fa, incuriosita, mi sono avvicinata ad un gruppo delle nostre mamme (che
seguiamo nella nostra missione)... stavano discutendo tra loro sui fatti di
violenza che ogni giorno vedono, sentono, o che subisco-no, ed una di loro
commentava: "Ma cosa stará succedendo al mondo?! La Grazia Divina é stata
sicuramente contaminata da tutto l'inquinamento che c'é... con lo smog che c'é
qui a Lima, poi... " ... "Qui Dio non centra - rispose un' altra
(membro, questa, della "chiesa" evangelica) - il problema é la nostra
cocciutaggine... non sappiamo piu ascoltare Dio, ma ascoltiamo solo ció che ci
passa per la testa... e cosí ci facciamo del male da soli..." Dio é anche
fuo
ri...Lo Spirito sta operando anche
"fuori"... "fuori" dal colore della nostra pelle..
"fuori" dalle mura delle nostre chiese... "fuori" dai
nostri schemi mentali e religiosi. Un gruppo di giovanissimi catechisti mi ha
chiesto una mano per alcuni momenti di formazione e di spirituali-tá,
"perché" - mi dice il loro coordinatore - "la difficile
situazione che stiamo vivendo non puó mandare i crisi anche la nostra fede ed
il nostro impegno con i fratelli... sí, anche noi siamo in una situazione
difficile, ma c'é chi sta sempre peggio di noi"... (la crisi economica sta
colpendo veramente duro i piu poveri, giá prova-ti... e tutti questi catechisti
appartengono a famiglie che "lottano" per il pane di ogni giorno).
Dio é anche negli altri, é anche nello straniero (=diverso)... quanto in me. E
concludo con l'insegnamento di un altra donna, Graziella, di 28 anni e mamma di
4 figli... Graziella manda avanti la "baracca" da sola... dopo aver
vissuto una vita disordinata e ... alla continua ricerca di qualcuno che le
volesse bene. Pochi giorni fa mi ha confidato: "Dio é con me, ne sono
sicura. Solo una forza che viene dall'alto mi sta aiutando ad affrontare la
dura vita di ogni giorno. Dio é con me, nella mia piccola stanza (per usare un
termine elegante) dove vivo con i miei bambini...É Lui che mi spinge a
dialogare con i miei figli sulle "cose della vita"... ed é l'Unico
che mi vuole davvero bene e che mi aiuta a credere ancora in una vita bella ed
in un futuro migliore". Dio é anche "fuori".
Sorella
Paola
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Un
incoraggiamento in epoca di "emergenza educativa"
In
questi giorni si aprono le porte e le finestre delle aule scolastiche. Si
presentano volti nuovi, spe-cialmente dei più piccoli, si incontrano ragazzi
che a gruppetti ritrovano i loro amici, si rivedono giova-ni pieni di tante
cose da raccontarsi dopo le vacanze. La vita di un quartiere, di un paese, di
una città percepisce che un momento importante è arrivato. È l'inizio dell'anno
scolastico. Lo colgono con grande responsabilità i dirigenti e i docenti, ma
anche le famiglie perché soprattutto su di loro grava il grande compito di far
sì che tutto il tempo che i ragazzi trascorreranno dentro le aule scolastiche
diventi momento educativo, contribuisca a rendere più incisivo il cammino di forma-zione
già iniziato e incentivato nell'ambito familiare. Come Vescovo desidero essere
partecipe di questa responsabilità offrendo una parola di coraggio: dirigenti,
docenti, genitori non smarrite le ragioni del vostro essere educatori!
L'emergenza educativa, che è presente oggi anche nella scuola, non è dovuta
tanto a mancanza di mezzi, a difficoltà organiz-zative, a testi di stampo
ideologico discordanti, ad una eccessiva burocrazia, quanto alla non dovuta
valorizzazione del ruolo di guida di chi è preposto all'azione educativa. La
crisi della scuola non è crisi di insegnamento, ma è crisi di vita. È
necessario crederci al proprio ruolo di educatori delle nuove generazioni,
renderci consapevoli che si tratta di un'azione - non ho timore di dire
missione - che mette in rapporto due libertà: quella del docente e quella
dell'alunno. Anche quando questa è appena all'inizio della sua crescita oppure
è nella fase di sviluppo o sta raggiungendo quasi la sua maturità, ha bisogno
di essere da quella orientata, illuminata, fortificata. ( ) Ecco il docente che
spiega, che sbriciola le conoscenze, che aiuta a discernere, che presenta una
vi-sione delle cose, del mondo più ampia, che apre all'infinito. Si rende conto
che il suo sapere è messo continuamente alla prova dalle esigenze del conoscere
dei suoi alunni e la sua professionalità è sempre richiamata all'altezza del
compito educativo. Mi pare di poter dire che "l'educatore migliore è colui
che inizia qualcuno a un cammino che dovrà percorrere in prima persona".
Vorrei augurare a tutti gli alunni di potere incontrare nelle aule scolastiche
queste figure di educatori e anche di riscoprirle tra le mura della propria
casa. Di cuore, con la benedizione di Colui che ha educato così il suo popolo.
+ Adriano Caprioli Vescovo di Reggio
Emilia-Guastalla
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PREGHIERA Pietà Signore:
quante volte per convenienza ho
fatto il sordo, quando non mi andava d'ascoltare ed obbedire!
Pietà per le volte che per utilità
ho fatto il muto, per non coinvolgermi e compromettermi.
Pietà Maestro, per tutto il cerume
che m'impedisce d'ascoltarti: desideri, bisogni, paure e preoccupazioni.
Pietà per il mio nodo alla gola, che
m'impedisce di pregarti. Pietà Signore, della mia solitudine. Pietà per quanti
ho isolato ed emarginato.
Pietà per tutte le volte che ho
obbligato gli altri a fare i sordi! Pietà per tutte le volte che ho imposto
agli altri ascolto e silenzio.
Pietà per tutte le volte che mi sono
chiuso al dialo-go, alla comunicazione. Pietà per tutte le parole stolte dette.
Grazie Gesù per esserti occupato del
sordomuto, parlando la sua lingua lo hai incontrato veramente!
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La Visita
Pastorale del Vescovo Adriano
Il Vescovo Adriano Caprioli
dall’autunno 2001 ha visitato tutte le 265 parrocchie sparse sul territorio
della Diocesi e, dal gennaio 2009, buona parte delle 51 della città. Nel mese
di dicembre verrà tra noi in Visita Pastorale, una “sosta” di tre giorni di
ascolto e di preghiera nella comunità della quale “….il Vescovo è il primo
responsabile: ad essa pertanto egli deve riservare tutta la sua cura” ( Lettera
post-sinodale Pastores Gregis 45). Ad ogni famiglia sarà recapitata la sua
lettera di annuncio della Visita. Desidera incontrare le persone della
comunità, il parroco ed il diacono, i fanciulli ed i ragazzi del catechismo, i
giovanissimi ed i giovani, i catechisti – educatori – allenatori, gli operatori
Caritas e/o volontari, le famiglie, i nonni, gli ammalati nelle case ed i nuovi
arrivati, i residenti in case di riposo o altre realtà di accoglienza… .
Saranno oggetto di considerazione anche le strutture e le
opere. La permanenza fra noi del Vescovo Adriano sarà un tempo importante per
riflettere sul volto missionario della parrocchia, inteso come servizio alla
comunicazione della fede in un ambiente in profonda evoluzione (per tipologie
di famiglie, per immigrazione, per costume…..) di cui occorre interpretare i
bisogni perché ciascuno possa crescere nella fede e sulla necessità di
rafforzare la collaborazione e l’integrazione con le parrocchie vicine, al fine
di sviluppare insieme attività pastorali.
Siamo tutti chiamati a prepararci all’incontro soprattutto
attraverso la preghiera.
Il Consiglio Pastorale
CARITAS:
Dal 1 luglio previo appuntamento telefonando
al numero 339/1059456, raccoglie le domande per accedere al fondo di
solidarietà della diocesi “ Famiglia e Lavoro” rivolto alle famiglie con figli
minori dove un membro o due hanno perso il lavoro dal mese di ottobre 2008.
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La Caritas parrocchiale chiede alla
comunità:
omogeneizzati di carne, alimentari vari a lunga
conservazione e pannolini per bambini misura 5 e 6, seggiolino auto,
frigorifero, divano. . · Domenica 5 luglio dalle ore 19,30 cena “ Sotto le
Stelle” presso la pista polivlente in Via Ferri 8. Parte del ricavato sarà a
favore del restauro della Chiesa. · Il ricavato dei giochi di mezza estate del
27 giugno detratte le spese è di € 530,00; si ringraziano tutti coloro che hanno
reso possibile questo momento di festa, con il loro lavoro e la loro
disponibilità.
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VERBALE DEL CONSIGLIO PASTORALE del 9 luglio 2009
Venerdì 10 luglio ’09 alle ore 21.00, presso i locali della Parrocchia, si
riunisce il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP). Sono presenti Don
Fortunato, il Diacono Giorgio Tazioli, Botti E. Cabassi F., Cabassi G.,
Castagnetti C., Fabbi S., Galloni B., Neri M., Orlandini A., Steccanella G.,
Zanni A. .
L’incontro ha inizio con la lettura ed una breve meditazione del Vangelo di Mt.
(10,16-23). Don Fortunato guida la riflessione sul tema della missione e sulla
necessità di perseverare, sperare, lasciarsi guidare dallo Spirito Santo
“…..sarete odiati da tutti a causa del mio nome: ma chi persevererà fino alla
fine sarà salvato”. Don Fortunato invita i presenti a chiedere al Signore di
aiutarli ad affidarsi a Lui, di formulare la richiesta anche per le persone in
difficoltà e di disporsi all’ascolto reciproco.
Ordine del Giorno: 1. Sagra di S. Maria Assunta. 2. Verifica dei momenti
di vita parrocchiale vissuti negli ultimi mesi.
Punto 1. Sagra di S. Maria Assunta. Si concorda per un triduo
(11, 12, 13 agosto) di preparazione alla festa dell’Assunta nostra patrona, nel
quale sarà inserita una Liturgia Penitenziale. I presenti chiedono a don
Fortunato, che accetta, di presiedere la celebrazione della Santa Messa
Solenne, la quale avrà inizio alle ore 20.30. Alcuni interventi descrivono a
don Fortunato le solenni liturgie degli anni passati e le luminarie con le
quali Riccardo decorava la facciata della Chiesa, il campanile e tutto il
percorso attraverso il quale si snodava la processione. Qualcuno propone
d’illuminare nuovamente il tracciato, anche solo con alcuni segni che rendano
visibile il tragitto, in aggiunta alle fiaccole ed alle candele. Altri
riaffermano l’importanza che la celebrazione sia all’aperto, anche se negli
ultimi anni è stata meno partecipata ed il nostro edificio di culto sarebbe in
grado di accogliere tutti i convenuti. Si rammenta che da diverso tempo
non è stata stesa la cera sul pavimento della Chiesa, intervento indispensabile
ed improrogabile. Le persone che svolgono il prezioso servizio delle pulizie
sono poche e possono assicurare solo quelle ordinarie, occorrono altre forze.
Punto 2. Verifica dei momenti di vita parrocchiale vissuti negli ultimi
mesi. Don Fortunato riferisce ai Consiglieri le impressioni positive
maturate durante i momenti di permanenza a Cinquecerri con i bambini del II
turno (I media) e comunica che nell’immediato rientro terrà un incontro, di
verifica e valutazione, con gli educatori. In merito alle zoriadi sottolinea la
presenza significativa di partecipanti, non invece della comunità. Sulle
attività sportive serali qualcuno fa notare che l’informazione relativa al
calendario ed agli orari dei tornei è stata incompleta ed imprecisa, un altro
intervento suggerisce che in futuro andrebbe forse curata dagli stessi
referenti delle iniziative .
Don Fortunato rende noto di aver coinvolto i giovani in una settimana di lavoro
di pulizia e manutenzione dei locali parrocchiali, in seguito annuncia ai
Consiglieri la Visita Pastorale del Vescovo Adriano e cede la parola al
segretario verbalizzatore il quale, in sintesi, riferisce dell’incontro di
presentazione e d’informazione per la preparazione alla Visita, che si è tenuto
con i Presbiteri, i Diaconi e le Segreterie dei C.P.P. delle parrocchie del
Centro Storico, di Pieve e della Zona Nord, presso il Teatro Parrocchiale di S.
Agostino il 09/06/09. Successivamente lo incarica di redigere una breve
comunicazione per la comunità e fissa un incontro con la segreteria per il
28/08/09 alle ore 21.00.
La
seduta termina alle 23.00.
La segretaria
A VERBALE DEL CONSIGLIO PASTORALE
del 4 giugno '09
La sera del 4 giugno 2009 alle ore 29,45 si riunisce il Consiglio
Pastorale Parrocchiale per riflettere sui punti all'OdG. Sono presenti il
Parroco don Forunato Monelli, Monelli Prospero, Cabassi Francesco, Cabassi
Giovanna, Castagnetti Claudio, Fabbi Stefano, Franchini Linda, Gallingani
Marisa, Galloni Bruno, Munari Paola, Neri Margherita, Orlandini Artemio,
Scardova Virginia, Steccanella Gabriella, Zanni Augusta. L'incontro si apre con
la lettura del vangelo del giorno: Allora si accostò uno degli scribi che li
aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò:
"Qual è il primo di tutti i comandamenti?". Gesù rispose: "Il
primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai
dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con
tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te
stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi". Allora lo
scriba gli disse: "Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è
unico e non v'è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta
la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di
tutti gli olocausti e i sacrifici". Gesù, vedendo che aveva risposto
saggiamente, gli disse: "Non sei lontano dal regno di Dio". E nessuno
aveva più il coraggio di interrogarlo. (Mc. 12, 28-34). Don Fortunato guida la riflessione
comune sottolineando che la domanda rivolta dal giovane scriba a Gasù è sincera
e non è formulata per mettere alla prova il Maestro come tanti altri avevano
fatto. Il giovane dunque è esempio per ogni cristiano e per i membri del
Consiglio Pastorale fornisce indicazione su come procedere, con il coraggio di
porre domande e ascoltare risposte sinceramente. Gesù si pone come mediatore
tra antico e nuovo Testamento, tra il comandamento dato a Israele di ascoltare
il Signore e quello dell'amore che ne rivela il significato pieno.
Relativamente al primo punto all'OdG, ovvero alla valutazione su quale spazio
ha la Parola di Dio nella vita della nostra comunità e che spunti potrebbero
aiutarci a viverla meglio, don Fortunato ricorda che il CPP non ha solo compito
di discernere ma ha anche il dovere di effettuare in prima persona un cammino
di formazione. Non si tratta di attività da aggiungere ma di ricondurre tutto
alla Parola che è fondamento del nostro essere e del nostro agire. I presenti
esprimono alcuni rilievi personali relativamente alla riflesione tenuta da don
Matteo Mioni nella riunione precedente del CPP. Emergono come sottolineature la
necessità di cogliere davvero nella Parola la buona notizia che essa vuole
essere per ciascuno di noi, di fare proprio prima di tutto il significato
originario poi quelli originati dentro di noi. Si nota che la Parola è un tema
che intimorisce e il dialogo fatica a partire; forse questa esitazione è
sintomatica di uno scarso radicamento nella Parola che motiva anche il procedere
all'interno della parrocchia spesso come singoli più che come comunità. Vengono
avanzate diverse ipotesi di cammino: la formazione di un gruppo biblico, la
creazione di centri d'ascolto almeno nei tempi forti dell'anno liturgico, la
valorizzazione dell'esistente ovvero ad esempio della S. Messa feriale e
dell'incontro tenuto dal diacono Giorgio il venerdì, l'incoraggiamento alla
partecipazione ai vari momenti mediante invito esplicito alla comunità, le
missioni al popolo, la celebrazione della S. Messa feriale nelle famiglie per
far sentire maggiormente il radicamento nella realtà territoriale. Qualcuno fa
notare che luogo e orario della S. Messa non sono il problema reale, ma la
questione è del posto che riserviamo al Signore nella nostra vita: spesso siamo
numerosi nelle attività ma non nella preghiera. Per quanto riguarda il secondo
punto, la programmazione delle attività estive, viene effettuata una rassegna
delle iniziative previste per l'estate in modo che i consiglieri ne siano a
conoscenza: campeggio elementari, campeggio medie, campeggio superiori (1^ e
2^) tutti a Cinquecerri in autogestione, campo giovani in Locride (si discute
per il fatto che avviene in concomitanza con la Sagra), campeggio famiglie,
corso animatori-educatori in parrocchia con settimana comunitaria, attività
sportive serali, serata di giochi campestri, zoriadi, cena presso la casa della
Odoardina. Si conclude ricordando l'imminenza della festa del Corpus Domini per
le cui celebrazioni occorrerà una preparazione e fissando la data del prossimo
CPP (2 luglio 2009) che avrà come punti all'OdG la sagra di S. Maria Assunta e
la verifica dei momenti della vita parrocchiale vissuti in questi ultimi mesi.
Il CPP si chiude alle ore 23 con la preghiera per i defunti (Davoli Walter,
Mezzani Emore e Galvano Luca).
La segretaria
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A scuola di Comunione
Creati a immagine e somiglianza della comunione di Dio. Ci vuole lo
Spirito per capire la Trinità. Ovvio. Ricordo un tenerissimo pretino che
tentava di spiegare la Trinità a noi ragazzini di terza elementare disegnando
un triangolo equilatero e usando l'improbabile addizione: 1+1+1=1 creando un
insanabile conflitto tra scienza e fede! Per affrontare il mistero della
Trinità ci aiuta più la poesia della matematica, più la musica e l'emozione
della teologia. Ho sempre immaginato questa festa come un tuffo nell'acqua,
coma uno spettacolare tuffo carpiato in un mare profondo e calmo. Splash Così,
oggi, ci tuffiamo nel mistero di Dio. Ora e solo ora, dopo aver ricevuto lo
Spirito, possiamo parlare di Dio. Attenti: non il Dio che c'é nella nostra
testa, ma il Dio che ci è venuto a raccontare Gesù; non il Dio ragionevole e
innocuo delle nostre riflessioni moderne, ma il Dio scandaloso e inimmaginabile
di Gesù; non il Dio rassicurante e conservatore di chi riduce la fede a
cultura, ma il Dio sorprendente che la Chiesa ha accolto e annuncia. Ci siamo
fidati di Gesù, lo abbiamo seguito in questi mesi, ne abbiamo ascoltato il messaggio
affascinante e nuovo, abbiamo con stupore visto i gesti prodigiosi della
presenza di Dio, abbiamo celebrato la sua passione e morte tragica, abbiamo,
stupiti, accolto l'annuncio della sua resurrezione e della sua presenza.
Infine, domenica scorsa, abbiamo ricordato la forza dello Spirito che ci
permette di scoprire che Gesù è vivo in mezzo a noi. Il Dio di Gesù Ci fidiamo
di Gesù? Ora possiamo dargli retta? Crediamo che la sua vicinanza al Padre è
qualcosa di misterioso e radicale perché, come spesse volte ci ha ricordato,
lui e il Padre sono una cosa sola? Se sì, amici, ascoltiamo ora la sua
esperienza di Dio, Lui che professiamo "Signore", cioè Dio, può
parlarci di Dio in maniera definitiva, ci rivela nel profondo chi è Dio. E la
sorpresa è incredibile. Gesù ci svela che Dio è Trinità. Ci dice che se noi
vediamo "da fuori" che Dio è unico, in realtà questa unità è frutto
della comunione del Padre col Figlio nello Spirito Santo. Talmente uniti da
essere uno, talmente orientati l'uno verso l'altro da essere totalmente uniti.
Che grande notizia, amici! Dio non è solitudine, immutabile e asettica
perfezione, il sommo egoista bastante a se stesso, ma è comunione, festa,
famiglia, danza, compassione, dono, amore, tensione dell'uno verso l'altro.
Solo Gesù poteva farci accedere alla stanza interiore di Dio, solo Gesù poteva
svelarci l'intima gioia, l'intimo tormento di Dio: la comunione. E la Scrittura
oggi ci ricorda come, a partire da Israele, questa amicizia tra l'uomo e Dio
sia cresciuta fino al dono dello Spirito stesso di Dio in noi. E a me? Che
significa questa scoperta? Cosa cambia nella nostra quotidianità? Se Dio è
comunione, in lui siamo battezzati e a sua immagine siamo stati creati; questa
comunione ci abita e a immagine di questa immagine siamo stati creati. La
solitudine ci è insopportabile perché inconcepibile in una logica di comunione.
Gesù ci ribadisce: Siate perfetti nell'unità. E se anche fare comunione è
difficile, ci è indispensabile, vitale, e più puntiamo alla comunione e più
realizziamo la nostra storia, più ci mettiamo alla scuola di comunione di Dio,
più ci realizzeremo. Ricordiamoci che il grande sogno di Dio, la Chiesa, va
costruita a immagine della Trinità. La nostra comunità prende ispirazione da
Dio-Trinità, guarda a lui per intessere rapporti, per rispettare le diversità,
per superare le difficoltà. Guardando al nostro modo di essere, di
relazionarci, di rispettarci, di essere autentici, chi ci sta intorno capirà
chi è Dio e per noi l'idea di un Dio che è Trinità diventerà luce. Il mio
povero pretino sbagliava operazione aritmetica: non l'addizione serviva per
capire la Trinità, ma la moltiplicazione. Uno per uno per uno fa sempre uno. Il
Padre è per il Figlio che è per lo Spirito Santo e insieme sono un unico Dio. Q
uesto è il Dio che Gesù è venuto a raccontare. Volete ancora tenervi il vostro
vecchio Dio?
Paolo Curtaz
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Verbale del consiglio pastorale
2009
MAGGIO: MESE DI MARIA MESE DEL ROSARIO
Al mistero di Maria si lega
direttamente una preghiera molto particolare della Chiesa cattoli-ca: il santo
rosario. L'origine del rosario risale al Medio evo. Era un tempo in cui si
pregava con i Salmi, ma la Bibbia era un ostacolo insuperabile per chi non
sapeva leggere. Ed era la grande maggio-ranza. Il rosario, come grani di una
collana legati dai misteri della vita di Gesù Cristo, diventò nei secoli la
preghiera popolare tradizionale. Il rosario ci restituisce quella sapienza
originaria che sa come la ripetizione sia una compo-nente importante della
preghiera e della meditazione. Coloro che recitavano il rosario avevano
duramente lavorato tutto il giorno e avevano biso-gno di una preghiera che
restituisse loro serenità. Il rosario si recita in semplicità, come ci hanno
insegnato i nostri vecchi che amavano il ro-sario e più invecchiavano, più
l'amavano. Invecchiando si è sempre meno in grado di fare grossi sforzi, anche
spirituali, e tanto più forte si sente l'esigenza di un rifugio interiore, un
po' come farsi cullare dalle preghiere della Chiesa, in un ritmo sempre uguale
che ci tra-smette serenità e consapevolezza. Dio, che è infinito, sceglie le
cose piccole per rivelarsi all'uomo: le nostre stesse umili parole; sceglie le
cose piccole per venire in mezzo a noi e insegnarci la via più semplice per
andare a lui e in altre parole con la preghiera, la riconciliazione, l'umiltà,
il raccoglimento del-l'anima che nella quotidianità cerca Dio.?Nel momento in cui
si comprende il Santo Rosario è segno che nella nostra vita si è fatta una gran
conquista: riusciamo a valorizzare le cose piccole. Il Santo Rosario è la
preghiera e la contemplazione che Maria Vergine ha insegnato alle anime e
offerto alla Chiesa, molte volte nei secoli, e anche nei tempi più recenti,
special-mente a Lourdes, a Fatima e a Medjugorje, dove la Madonna non ha
chiesto straordinarie penitenze o rivoluzioni, ma la preghiera del Rosario,
accompagnata da piccole mortificazioni, piccole pratiche di pietà, di devozione
e opere di misericordia, piccoli atti di un immenso amo-re.?Infatti, proprio
nel Santo Rosario sembra verificarsi quella stupenda esortazione evange-lica,
enunciata da Gesù, quando ha detto: " Solo chi si farà piccolo come uno di
questi fanciulli entrerà nel Regno dei cieli " (Mt.18,3). Allora, fratelli
e sorelle, forse anche noi cristiani abbiamo necessità di meditare seriamente
il significato di questa via, proprio per non cedere alle tentazioni del mondo,
per non prendere la strada dei continui errori e restare fedeli a quelle delle
beatitudini: via della povertà e non della ricchezza; via della mansuetudine e
non della durezza; via della benignità e non della violenza.
______________
In occasione della
prossima Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni al sacerdozio ed alla
vita consacrata, che sarà celebrata il 3 maggio 2009, Quarta Domenica di
Pasqua, mi è gradito invitare l'intero Popolo di Dio a riflettere sul tema:
La fiducia
nell'iniziativa di Dio e la risposta umana. Risuona perenne nella Chiesa
l'esortazione di Gesù ai suoi discepoli: "Pregate dunque il Signore della
messe, perché mandi operai nella sua messe!" (Mt 9,38). Pregate! Il
pressante appello del Signore sottolinea come la preghiera per le vocazioni
debba essere ininterrotta e fiduciosa. Solamente se animata dalla pre-ghiera
infatti, la comunità cristiana può effettivamente "avere maggiore fede e
speranza nella iniziativa divina" (Esort. ap. postsinodale Sacramentum
caritatis, 26). La vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata costituisce
uno speciale dono divino, che si inserisce nel vasto progetto d'amore e di
salvezza che Iddio ha su ogni uomo e per 1'intera umanità. L'apostolo Paolo,
che ricordiamo in modo speciale durante quest'Anno Paolino nel bimillenario
della sua nascita, scriven-do agli Efesini afferma: "Dio, Padre del
Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale
nei cieli in Cristo, in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per
essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità" (Ef 1,3-4).() Il
divino Maestro chiamò personalmente gli Apostoli "perché stessero con lui
e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni" (Mc
3,14-15); essi, a loro volta, si sono associati altri discepoli, fedeli
collaboratori nel mini-stero missionario. E così, rispondendo alla chiamata del
Signore e docili all'azione dello Spirito Santo, schiere innumere-voli di
presbiteri e di persone consacrate, nel corso dei secoli, si sono poste nella
Chiesa a totale servizio del Vangelo. Ren-diamo grazie al Signore che anche
oggi continua a convocare operai per la sua vigna. Se è pur vero che in talune
regioni della terra si registra una preoccupante carenza di presbiteri, e che
difficoltà e ostacoli accompagnano il cammino della Chiesa, ci sorregge
l'incrollabile certezza che a guidarla saldamente nei sentieri del tempo verso
il compimento definitivo del Regno è Lui, il Signore, che liberamente sceglie e
invita alla sua sequela persone di ogni cultura e di ogni età, secondo gli
imperscrutabili disegni del suo amore misericordioso. Nostro primo dovere è
pertanto di mantenere viva, con preghiera incessante, questa invocazione
dell'iniziativa divina nelle famiglie e nelle parrocchie, nei movimenti e nelle
associazioni impegnati nell'apostolato, nelle comunità religiose e in tutte le
articolazioni della vita diocesana. Dobbiamo pregare perché 1'intero popolo
cristiano cresca nella fiducia in Dio, persuaso che il "padrone della
messe" non cessa di chiedere ad alcuni di impegnare liberamente la loro
esistenza per collaborare con lui più strettamente nell'opera della salvezza. E
da parte di quanti sono chiamati si esige attento ascolto e prudente
discernimento, generosa e pronta adesione al progetto divino, serio
approfondimento di ciò che è proprio della vocazione sacerdotale e religiosa
per corrispondervi in modo responsabile e convinto. () A perpetuare questo
mistero salvifico nei secoli, sino al ritorno glorioso del Signore, sono
destinati i presbiteri, che proprio in Cristo eucaristico possono contemplare
il modello esimio di un "dialogo vocazionale" tra la libera
iniziativa del Padre e la fiduciosa risposta del Cristo. Nella celebrazione
eucaristica è Cristo stesso che agisce in coloro che Egli sce-glie come suoi
ministri; li sostiene perché la loro risposta si sviluppi in una dimensione di
fiducia e di gratitudine che dira-da ogni paura, anche quando si fa più forte
1'esperienza della propria debolezza (cfr Rm 8,26-30), o si fa più aspro il
conte-sto di incomprensione o addirittura di persecuzione (cfr Rm 8,35-39). La
consapevolezza di essere salvati dall'amore di Cristo, che ogni Santa Messa
alimenta nei credenti e specialmente nei sacerdoti, non può non suscitare in
essi un fiducioso abbandono in Cristo che ha dato la vita per noi. Credere nel
Signore ed accettare il suo dono, porta dunque ad affidarsi a Lui con animo
grato aderendo al suo progetto salvifico. Se questo avviene, il
"chiamato" abbandona volentieri tutto e si pone alla scuola del
divino Maestro; ha inizio allora un fecondo dialogo tra Dio e l'uomo, un
misterioso incontro tra l'amore del Signore che chiama e la libertà dell'uomo
che nell'amore gli risponde, sentendo risuonare nel suo animo le pa-role di
Gesù: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti
perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga" (Gv 15,16).
() Cari amici, non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà e ai dubbi; fidatevi
di Dio e seguite fe-delmente Gesù e sarete i testimoni della gioia che
scaturisce dall'unione intima con lui. Ad imitazione della Vergine Maria, che
le generazioni proclamano beata perché ha creduto (cfr Lc 1,48), impegnatevi
con ogni energia spirituale a realizzare il progetto salvifico del Padre
celeste, coltivando nel vostro cuore, come Lei, la capacità di stupirvi e di
adorare Colui che ha il potere di fare "grandi cose" perché Santo è
il suo nome (cfr ibid., 1,49).
Benedetto XVI
_______________________
Impicciarsi! Svegliarsi! Reagire!
Sono tre inviti che ho sentito personalmente
in tre diverse circostanze in questi mesi, tre verbi martellati come chiodi da
Vincenzo Linarello, presidente del Goel (Locride), da Giuliana Martirani
(Università di Napoli), da Sonia Alfano, presidente dell'Associazione
famigliari vittime della mafia, dal procuratore distrettuale antimafia Nicola
Gratteri e dal giornalista Antonio Nicaso (Reggio Calabria). E in questi giorni
mi ritornano in mente con particolare insistenza e urgenza: sono verbi
pasquali, attuali, universali. Pasquali perché risuonano nelle letture bibliche
e nella liturgia di queste settimane. Gesù ha sconfessato i traffici e gli
interessi del Tempio, mettendosi dalla parte della donna adultera, del cieco
nato (nel peccato), del lebbroso, contro il sistema religioso istituzionalizzato
e spersonalizzante. E ha invitato a seguirlo, portando con lui la croce,
vegliando con lui nella passione, agendo e reagendo come lui, "per la vita
e il riscatto di molti" (Mt 20,28). E a Pasqua, nel Cenacolo ha soffiato
lo Spirito su di un piccolo gruppo di uomini e donne per dare loro la forza di
continuare la sua opera nel mondo: "Andate. Io sarò con voi!". Verbi
pasquali, dicevo, attuali ed universali… Sì, perché oggi, nella sola provincia
di Reggio Emilia sono operativi, indisturbati, 5 clan della 'ndrangheta, a
Reggio, appunto, a Scandiano, a Reggiolo, a Bibbiano e a Novellara… Sì, perché
oggi il mercato della droga, diffuso e gestito capillarmente dalle mafie,
produce montagne di soldi sporchi da ripulire attraverso la costruzione di
catene di alberghi, di supermercati, di villaggi turistici, attraverso azioni
in borsa e piccoli-medi-mega investimenti in ogni settore. Sì, perché oggi,
mentre la popolazione civile del Kivu (Congo) continua a vivere un calvario di
atrocità e di violenze ad opera di soldati e di guerriglieri, in lotta per i
diamanti e il coltan di cui è ricca la regione, la pubblicità delle
multinazionali dei telefonini sfida e corrompe adulti e giovani perché
acquistino sempre nuovi modelli, le cui batterie sono imbottite appunto di
coltan… Sì, perché oggi, mentre cresce a dismisura nel mondo l'anelito e
l'esigenza della pace e lo sgomento per le conseguenze devastanti delle guerre
sulla vita dell'uomo e della natura, in Italia l'esportazione di armi ha
raggiunto nel 2008 la cifra record di oltre tre miliardi di euro, mentre il
valore delle transazioni bancarie autorizzate - anche verso paesi in conflitto
(tra cui Israele), in zone di forte tensione (Medio oriente, Africa, Asia) dove
più gravemente i diritti umani sono violati - ha superato i quattro miliardi. E
il Governo spinge perché si approvi entro aprile un impegno economico di oltre
13 miliardi di euro per gli aerei F35, nuovi caccia bombardieri presentati come
"assolutamente vitali per la difesa" del nostro paese, in realtà con
"spiccata capacità di impiego (offensivo) fuori area" (testo
presentato alla Commissione parlamentare). Così quello che il terremoto ha
fatto in Abruzzo, gli F35 lo faranno in tante parti del mondo… Sì, perché, dal
2002 ad oggi, secondo le stime e la ricerca documentate a Lampedusa da Visetti
(Repubblica), sono morte nel Mediterraneo già oltre 40.000 persone. E un amico
Servo della Chiesa spagnolo mi ha assicurato che in Atlantico, tra le
imbarcazioni che si avventurano al largo delle coste occidentali africane
dirette in Spagna, le vittime sono ben maggiori, a centinaia, tutti i giorni…
Sì, perché, oggi la Benetton, presente in 120 paesi del mondo con i marchi
Sisley, Playlife, Killer Loop, con un fatturato totale di quasi due miliardi di
euro, ha acquistato in Argentina dal governo locale 900.000 ettari di terreno
per la produzione di lana, condannando il popolo "Mapuche" (= uomini
della terra) a vivere in una striscia di territorio dove le famiglie vivono in
condizioni di sovraffollamento e di manodopera a basso costo. Il Nobel per la
pace, lo scrittore argentino Pérez Esquivel, se ne è fatto portavoce,
denunciando la ignobile espropriazione di spazio vitale cui sono sottoposti:
dai 30 milioni di ettari di un tempo ai 250.000 di oggi. Sì, perché oggi Coca-Cola,
penalizzata in India con la chiusura della fabbrica di Kaladera per
l'estrazione e l'inquinamento delle falde acquifere della zona e per lo
sfruttamento del lavoro minorile e inquisita in Colombia per nove omicidi,
numerosi attentati e sequestri ai danni di sindacalisti e loro familiari,
continua a immettere nei suoi prodotti il dolcificante aspartame, sostanza
tossica e cancerogena, causa di progressivi, gravi danni al cervello,
soprattutto se assorbita da piccoli… Sì, perché oggi, mentre manca acqua
potabile al 30% della popolazione mondiale e le riserve d'acqua vengono spesso
distrutte, contaminate o privatizzate, anche in Italia il Parlamento ha votato
l'articolo 23 bis del decreto Legge 112 del ministro Tremonti, secondo il quale
i servizi idrici sono da gestire secondo le regole dell'economia capitalistica,
controllata naturalmente dalle multinazionali. Così il 65% del nostro corpo è
già venduto!… E in Campania la Veolia ha già aumentato del 300% le bollette
dell'acqua. Chi protesta si trova sotto casa i vigilantes armati e i
carabinieri a chiudere l'erogazione. Però - e questa è finalmente una buona
notizia - in questi anni, dal 2000 al 2007 in Emilia Romagna il consumo e lo
spreco di acqua si è ridotto dell'8,6% e a Reggio Emilia del 22%. Allora si
può, anzi si deve… impicciarsi, svegliarsi, reagire! Oltretutto, se facciamo
Pasqua, possiamo agire diversamente?!
don Emanuele Benatti
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Sgomenti per la catastrofe del terremoto che ha colpito
L'Aquila e numerosi centri dell'Abruzzo, vogliamo far giun-gere la nostra
vicinanza alle popolazioni coinvolte in questo drammatico evento. Mentre ci raccogliamo
in preghiera per tutte le vittime, auspichiamo che la rete delle parrocchie,
degli istituti religiosi e delle aggregazioni laicali contribuisca ad
al-leviare le difficili condizioni in cui migliaia di persone sono co-strette a
vivere. ?
Ci auguriamo che la generosità di tanti leni-sca il dolore
fisico e la sofferenza morale di chi ha visto in un attimo distruggere i
sacrifici e le fatiche di una vita. La Pa-squa ormai vicina, di passione, morte
e risurrezione di Gesù Cristo, sia per tutti segno di speranza e sorgente di
carità.
(Comunicato della Conferenza Episcopale Italiana)
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... noi ti
accompagniamo, Gesù. Fra quelli che ti acclamano, Gesù, fra quelli che si
lasciano prendere dall'entusiasmo al tuo passaggio ce ne sono molti che sognano
il ristabilimento della potenza d'Israele, della sua indipendenza, dell'antico
splendore. Quel titolo, "Figlio di Davide'; si presta facilmente a qualche
equivoco.
Eppure tra poco non ci
potrà più essere alcuna ombra di dubbio sùlla tua identità e sul senso
autentico della tua missione. Perché ormai è vicina l'ora della passione, l'ora
della croce, ma anche della gloria, l'ora dell'oscurità, ma anche della
rivelazione. Sarà proprio osservando il modo in cui muori che il centurione ti
riconoscerà come il Figlio di Dio: venuto non con la forza, ma nella debolezza,
non per schiacciare e colpire, ma per liberare ed amare. In questa Settimana
Santa che oggi prende inizio, noi ti accompagniamo, recando in mano i rami di
ulivo, sul percorso doloroso della passione e della morte, per condividere la
tua risurrezione.
Roberto Laurita.
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Calendario "Settimana
Santa"
DOMENICA 5 APRILE -
DOMENICA DELLE PALME (niente catechismo) Ore 8,00 - Santa Messa - def. Gilioli
Zelinda (ann) Ore 10,30 - Benedizione dell'ulivo e Santa Messa - def.ti Brevini
Luciano, Bassoli James e Paolo Dopo messa distribuzione della tradizionale
ciambellina Ore 15,30- A Casalgrande, per tutti i giovani della diocesi:
Giornata Mondiale della gioventù
LUNEDI' 6 APRILE - ore
7,00 recita lodi - ORE 20,30 Santa Messa e catechesi sul triduo Pasquale
MARTEDI' 7 APRILE - ore
7,00 recita lodi - ORE 20,30 Santa Messa e catechesi sul triduo Pasquale
MERCOLEDI' 8 APRILE -
ore 7,00 recita lodi - ORE 20,30 Santa Messa e catechesi sul triduo Pasquale
GIOVEDI' 9 APRILE -
GIOVEDI' SANTO - CENA DEL SIGNORE ORE 7,00
- Recita lodi Ore 9,30 -
Messa del Crisma in Cattedrale con Benedizione degli Oli Santi. ORE 20,30 -
Santa Messa "in Cœna Domini" - Lavanda dei piedi - Reposizione del
Santissimo A seguire Adorazione Notturna fino alle 7 del mattino (iscriversi
nel cartellone)
VENERDI' 10 APRILE
-VENERDI' SANTO -
PASSIONE e MORTE DEL SIGNORE La chiesa rimane aperta tutto il giorno - Giornata
di digiuno e astinenza. ORE 7,00 - Recita lodi ORE 15,00 - Venuto mezzogiorno,
si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù
dando un forte grido, spirò. (Mc15,33,37) Ci troviamo alle 15,00 in un breve
momento di preghiera per ricordare la morte di Gesù. ORE 20,30 - Celebrazione
della Passione del Signore - Adorazione della Croce
SABATO 11 APRILE
- SABATO SANTO - VEGLIA
PASQUALE La chiesa rimane aperta tutto il giorno Ore 7,00 recita lodi ORE 21,30
- Veglia Pasquale - LUCE - PAROLA - ACQUA - PANE e VINO Battesimo di Martina
Zanni e di Riccardo De Lucia
DOMENICA 12 APRILE
-DOMENICA DI PASQUA -
RISURREZIONE DEL SIGNORE ORE 8,00 - Santa Messa - def.ti coniugi Marconi ORE
11,00 - Santa Messa solenne del giorno di Pasqua
LUNEDI' 13 APRILE
- LUNEDI' DELL'ANGELO
ORE 10,00 - Santa Messa ORE 13,00 - Pranzo/Grigliata per tutti - nel pomeriggio
Pallavolo e calcetto Per informazioni e adesioni: Alfredo 0522/531977 - Alberto
0522/531559 - Artemio 0522/531012 .
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SE IL CHICCO DI GRANO
NON MUORE... STRALCI DI UNA TESTIMONIANZA.
Lunedì ho conosciuto un uomo. Anzi
una grande persona. Massimo Toschi. Assessore alla cooperazione internazionale
- Regione Toscana / Cooperazione internazionale; perdono e riconcilia-zione fra
i popoli; iniziative per la cooperazione con la riva sud del Mediterraneo;
iniziative contro la pena di morte e per la promozione dei diritti umani;
iniziative per promuovere il dialogo sull'interdipendenza. Per chi vuole, ecco
qualche osservazione che lui faceva chiacchierando con noi: "Vita dura, in
triciclo fino a 24 anni. Poliomelitico sin da bambino, in carrozzina a
tutt'oggi. Vedovo da 7 anni. Ognuno ha i suoi limiti, alcuni sono visibili come
il mio, e sono i più semplici, poi ci sono quelli che non si vedono, che sono i
più complicati. La mia prima conversione è stata a Lourdes. Non è stata la
Madonna, ma vedere dei malati messi peggio di mè… io credevo di essere il
ragazzo più sfortunato del mondo. Lì ho imparato a decentrarmi, il mio dolore
non era il più grande. Mia moglie è morta dopo il terzo tumore, mia figlia è
monaca. "Non osi separare l'uomo ciò che Dio unisce", nel mio caso è
Dio che ha separato… non si sa bene come funzionino queste cose. Progressivamente
quella che mi sembrava una chiusura è diventata luogo di apertura e
comunicazione, di comu-nione. Nel '98 ho avuto la mia seconda conversione. Mi
ha convertito un ragazzo musulmano algerino amputato. Sono gli altri che ti
cambiano, con le loro domande. Io che avevo la tipica tentazione cattolica di
andare per servire, in realtà lì sono stato servito. Sono l'unico politico
italiano ad esser stato a Gaza dopo la guerra: abbiamo organizzato un campo
estivo per ragazzi israeliani e palestinesi insieme. Parlo così ora, tra 10
anni non so. La vita cristiana si può perdere anche all'ultimo momento, come è
successo ai discepoli sotto la croce. - Io che dovevo esser servito sono andato
a servire, e servendo ho capito di esser servito. Il servizio deve avere una
misura grande, non deve essere consolazione al protagonismo socio-religioso di
alcuni cattolici. Chi sono i piccoli? E' tutto molto chiaro, quelli che non
hanno nulla, carcerati, sulla strada, emarginati. Il Vangelo non è difficile.
Non è per intellettuali. Non è per i cristiani. E' per tutti. Assessore al
perdono, perché "pace" è una parola usurata, sono tutti per la pace
ora. Perdono è riconoscere la propria responsabilità per il dolore dell'altro
(vedi Mandela). L'alternativa è la guerra, è tutto molto semplice. Chiedere
perdono è domanda di cambiamento della mia politica. Ci vogliono nuove parole
per raccontare la politica. La politica deve vedere la frontiera
dell'impossibile. Io? La sofferenza spesso schiaccia, non sono contento di
soffrire… così il mio percorso di conoscenza migliora. Solo per grazia non si è
schiacciati. Il dolore molto raramente è terapeutico. Va gestito sempre con
molta cautela. E' sempre il dolore degli altri, noi non ne portiamo mai il
peso. Non abbiamo il diritto di far quadrare il cerchio (Occhio a quel
cattolicesimo che fa della sofferenza un'ideologia!). Bisogna imparare ad esser
fedeli nel poco, e perseveranti nella fedeltà nel poco. Il punto non è fare, ma
lasciare che il Signore ci faccia. Non dobbiamo pensare di essere noi i
protagonisti. L'azione è l'effetto di una grazia sovrabbondante, non è
l'effetto di una strategia o ideologia. Il servizio non sono cose da fare, si
tratta di dare la vita. Il contrario di quello che fanno i re del mondo. Il
servizio cristiano è stare nella storia e agire come lo schia-vo, non da
potente, non a fin-di-bene. Servire senza avere potere, è dare la vita. I
cristiani ci sono ancora, ma siamo preoccupati d'altro. Si antepongono i
principi alla misericordia. Ci danno sicurezza ma non sanno sanare i cuori
feriti. Un cristiano senza misericordia è qualcosa che non sta in piedi, eppure
nel nome della dottrina, dei dogmi, ecc. si fa del Vangelo un'ideologia. Quando
perdiamo la misura della misericordia, perdiamo il volto di Dio, e la nostra
anima. La vita degli altri è un valore assoluto, non la mia. Se ci accaniamo
sull'aspetto biologico… non rischiamo di perderci la risurrezione? E se ci
perdiamo quello, che ci resta? Cristianesimo è dare la vita, non tenerla, non
trattenerla. Lo stile dei cristiani non è legato al consenso che si ottiene
nella società, ma è solo obbedienza al Signore. Ha senso? Non ha senso? Non mi
interessa… Non per concorrere, ma per servire. Il problema non è di essere
pochi e tranquilli, o tanti e sicuri… ma di essere come il Vangelo ci
chiede". (Davide Orlandini)
___________________________________
DOMENICA 22 MARZO:
GIORNATA MONDIALE DELL'ACQUA
Domenica 22 marzo è la
Giornata mondiale dell'acqua, intitolata "Acque condivise, opportunità
condivise": un appuntamento simbolico importante come sottolineato dal
segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. "È la nostra risorsa
naturale più preziosa. Più che mai dob-biamo quindi lavorare insieme per farne
un uso sensato. Il nostro futuro collettivo dipende dal modo in cui gestiamo
questa risorsa preziosa e limitata". Il futuro dell'acqua è
nell'agricoltura: bisogna produrre più cibo consumando meno quantità del
prezioso liquido. È il messaggio lanciato dal palco del quinto World Water
Forum in corso a Istanbul dal direttore generale della Fao Jacques Diouf. È
necessario, ha detto, prestare più at-tenzione alla gestione delle risorse
idriche in agricoltura e aumentare il sostegno ai contadini nei Paesi in via di
sviluppo per affrontare i problemi della scarsità d'acqua e della fame. "I
milioni di agricoltori che in tutto il mondo producono il cibo che noi mangiamo
devono esse-re al centro di ogni processo di cambiamento. Hanno bisogno di
essere incoraggiati e indirizzati a produrre di più con meno acqua. Ciò
richiede investimenti e incentivi ben finalizzati, oltre a un contesto politico
adeguato".L'agricoltura assorbe il 70% del consumo mondiale di acqua
po-tabile. Ma se bastano dai due ai tre litri di acqua al giorno per soddisfare
il fabbisogno di liquidi di un individuo, ne occorrono 3mila per produrre
l'equivalente del nostro fabbisogno quotidiano di cibo. Secondo Diouf il
problema della fame crescente nel mondo, con quasi un miliardo di esseri umani
(il 15% della popolazione mondiale) non in grado di procurarsi cibo a sufficienza,
potrebbe peggiorare "se non vengono prese decisioni coraggiose e attuate
misure concrete e ur-genti". CONSUMO CRITICO - Altro problema serio legato
all'acqua è il mercato. Per chi vuole informarsi su ciò che sta dietro al
mercato dell'acqua sarà presto disponibile la seconda edizione della
"Piccola guida al consumo critico dell'acqua" di Luca Martinelli,
edita da Terre di Mezzo. Il libro (3 euro) spiega per-ché l'acqua degli
acquedotti è buona, sicura e comoda, ma è surclassata a colpi di spot dall'acqua
in bot-tiglia, cara per le nostre tasche e poco sostenibile per l'ambiente.
Scheda per scheda, l'analisi delle aziende imbottigliatrici che si spartiscono
un mercato da oltre 3 miliardi di euro, mentre nelle casse pubbliche arrivano
solo le briciole. L'Italia è anche tra i primi produttori al mondo di acque
minerali, con 12,4 miliardi di litri imbottigliati nel 2007. Il mercato
tuttavia è molto concentrato, ed è in mano a 4 grandi gruppi che controllano il
54% delle vendite. Da aprile 2009 in libreria, il testo può essere acqui-stato
anche nelle botteghe del commercio equo e solidale e sul sito di Altreconomia:
www.altreconomia.it/libri.
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Chiesa missionaria,
un'eredità per il futuro Memoria storica.
L'impegno
missionario della nostra Chiesa, antico di secoli, ha trovato nei primi decenni
del secolo scorso una rinnovata primavera e ha mostrato in religiosi reggiani a
guastallesi co-me p. Pietro Uccelli, il beato Artemide Zatti, don Pasquino
Borghi, suor Maria Mazzelli, figure di mis-sionari davvero eccellenti. Finita
la grande guerra, poco dopo la lettera "Fidei Donum" di Pio XII,
mons. Socche, alla fine degli anni '50, benediceva la partenza per l'India di
una laica, la dottoressa Morelli e di due sacerdoti, don Ganapini e don Gualdi,
per il Madagascar, mentre all'inizio degli anni '60 Mons. Zambarbieri e don
Merzi coinvolgevano la Diocesi di Guastalla nel sostegno alle missioni
Orsoline, sempre il Madagascar, dove era stata inviata suor Pierangela di
Reggiolo. Verso la metà de-gli anni '60, subito dopo il Concilio, mons. Baroni
metteva la diocesi di Reggio in stato di missione permanente, dando impulso ad
una fiorente stagione missionaria che dura tutt'oggi, e che ha visto ne-gli
ultimi quarant'anni decine di sacerdoti, di religiosi e di laici, sposati,
celibi, consacrati secolari, andare in missione per periodi più o meno lunghi,
non sempre facili ma sempre benedetti. Tale stato di missione ha costruito a
rendere "la Diocesi più Chiesa, più se stessa, più matura e adul-ta"
( Mons. Baroni - La chiesa diocesana in stato di missione - 1968). In questi
ultimi tempi, con Mons. Gibertini e con Mons. Caprioli, la diocesi di Reggio
Emilia-Guastalla, pur assillata dal grave problema della diminuzione delle
vocazioni e dell'età avanzata di molti sacerdoti, non ha ridotto il proprio
impegno. L'apertura di due nuove missioni diocesane in Albania e in Ruanda è il
segno di una coscienza e di una volontà ecclesiale ancora intatta. Attualmente
i missionari inviati dalla diocesi sono più di cinquanta: quindici sacerdoti,
decine di suore, tre coppie di sposi, due consacrati laici con voti e una
ventina di laici celibi. La consapevolezza della nostra ricca tradizione
missionaria, deve vederci tutti impegnati a rinnovarne la memoria storica,
alimentando, anche e soprattutto nelle nuove generazioni, la riconoscenza a Dio
per il dono di tanti missionari e la riconoscenza ai missionari per la loro
generosa testimonianza. Così facendo, cresceremo nel desiderio di sostenerli,
di raccoglierne l'eredità e di continuare il cam-mino. Alcuni di loro,
stroncati dalla malattia o giudicati degni del martirio, non sono mai
rientrati, ma tutti, anche a coloro che sono rientrati dopo poco tempo, hanno
dato il meglio di sé in condizioni spesso dif-ficili, a volte durissime. Tutti,
per amore del Vangelo e dell'uomo più debole, hanno affrontato fatiche e
privazioni: lo hanno fatto anche a nome nostro e con il nostro aiuto. Verso di
loro noi ci sentiamo profondamente ricono-scenti e debitori.
(dal
Documento del CMD di Reggio Emilia-Guastalla a 40 anni dal Concilio)
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IL DIGIUNO CRISTIANO: LIBERAZIONE E CONDIVISIONE
Benedetto XVI ha scelto
come tema cui volgere l'attenzione e come strumento privilegiato per rinnovare
la no-stra conversione il digiuno. Elemento che nell'esperienza dei credenti
nel Dio vivente e vero, fin dall'Antico Te-stamento, accompagna sempre la
preghiera e l'elemosina-condivisione. Che senso ha il digiuno cristiano? Perché
praticar/o? Quali possono esserne i frutti? A tali domande vuole ri-spondere il
messaggio del Papa. Oggi, lo sappiamo bene, il digiuno viene riscoperto per
diverse ragioni. È una misura salutistica per i nostri corpi appesantiti da
un'attitudine consumista divenuta possibile nei pochi paesi ricchi: siccome si
mangia più di quanto è richiesto dal corpo, allora in nome dell'estetica e del
benessere fisico ci si sottopone a diete e digiuni. Ancora, vi è chi digiuna
per motivi politici: il digiuno viene allora ostentato e mostrato, reso
altamente elo-quente dai mass media come strumento di pressione e di lotta.
Anche il digiuno praticato durante il ramadan dai credenti musulmani presenti
in mezzo a noi può suscitare emulazione o almeno interrogativi sul significato
di questa pratica. Questi volti del digiuno non vanno demonizzati, ma piuttosto
considerati per riflettere e far emergere con chia-rezza la specificità del
digiuno cristiano che ha una sua "terapia" e un suo fine proprio.
Innanzitutto il digiuno cristiano vuole imprimere nel corpo un cammino di
liberazione: si tratta di far partecipare il corpo a un passag-gio
dall'alienazione di idoli e poteri seducenti alla libertà. Per fare questo
occorre saper dire dei "no", fare opera di resistenza e di lotta,
sapersi privare di qualcosa anche se buona e vivere tutto questo non solo a
livello di pen-siero, ma anche con il corpo. Io sono il corpo, io sono ciò che
mangio e nella padronan- za della mia oralità vivo la padronanza del bisogno e
purifico il mio desiderio. I cibi sono buoni, non esistono cibi proibiti (cf.
Mc 7,15), ma astenersi da essi con intelligenza e in tempi determinati è
esercizio di liberazione dalla tirannide delle pulsioni dei sensi. Se siamo più
liberi da queste dominanti, siamo anche più disposti ad ascoltare la Parola di
Dio, a pensare con Dio, siamo meno contraddetti nel fare la volontà del
Signore, più capaci di opporre dei rifiuti a tutto ciò che ci seduce
illusoriamente. Non si dimentichi che gli "idoli" sono un falso
antropologico, ben prima che teologico! Per la sua qualità di concentrazione
del desiderio sul Signore, il digiuno cristiano è così anima della preghiera e
aiuto nel viverla. Ma il digiuno cristiano ha anche un altro significato che
riguarda i rapporti dei credenti con i fratelli: se è anima della preghiera, è
anche esercizio di misericordia perché digiunando in verità e per amore, il
cristiano è natural-mente portato a dare agli altri, a condividere ciò di cui
si è privato. Il digiuno diventa quindi l'apertura della porta del cuore alla
condivisione della comunione (koinonìa) perché quando una comincia a
sperimentare che "c'è più gioia nel dare che nel ricevere", allora
condivide realmente i suoi beni con i fratelli più poveri, con quanti sono nel
bisogno. Non si dimentichi che nel cristianesimo l'ultimo e definitivo
comandamento, il comandamento nuovo lasciato da Gesù è "Amatevi gli uni
gli altri!". Questo significa amare l'altro fino ad aiutarlo nel suo
bisogno, fino a condi-videre con lui ciò che io ho in abbondanza. Vivere in
autenticità questo comandamento di amore può essere fa-vorito dalla pratica di
un digiuno che - accompagnato dall'ascolto della Parola di Dio soprattutto
attraverso la lectio divina - si illumina di significato e si riveste di
autentico ed efficace amore fraterno, un amore che si di-lata a misura
dell'umanità intera.
Enzo Bianchi priore
della Comunità di Bose
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"LA TERRA,
CASA COMUNE" –
Dal
Convegno Missionario Diocesano del 15.02.2009 Riprogrammare consumi e stili di
vita.
La
terra, casa comune, per noi oggi e per le generazioni future, esige
comportamenti sapienti, giusti, rispettosi.
L’atteggiamento
‘predatorio’ dell’uomo e della società provocherà la reazione violenta della
natura ferita, insofferente.
Dagli
interventi fatti lungo il convegno, sono emersi spunti di riflessione e
provocazioni a ‘ripensare’ il nostro stile di vita e le nostre scelte
quotidiane.
La
battaglia contro l’aumento dell’effetto serra è un’urgenza etica ed anche
economica: i mutamenti climatici costerebbero il 20% del Pil dei paesi
industrializzati (rapporto Stern 2006).
Una
cifra enorme, che sconvolgerebbe anche la vita dei ricchi! C’è la necessità da
una parte di ripensare al nostro modello di sviluppo e dall’altra di rivedere i
nostri comportamenti personali, le nostre relazioni sociali, la nostra stessa
cultura di vita.
Non
si tratta di limitarci, di sacrificarci, di negarci comodità abituali, forse
inutili e dannose; si tratta di migliorare la qualità del nostro vivere e di raggiungere
un benessere sostenibile, sano e ‘gustoso’ per tutti. Bisogna saper vedere
segnali nuovi, di chi ha intrapreso sentieri nuovi di stili di vita.
Ad
es. i contadini della Baviera: lavorano molto meno dei nostri e guadagnano il
triplo, fornendoci, tra l’altro, il 40% del nostro fabbisogno alimentare…;
ancora, tecniche nuove, nuovi materiali di costruzione delle case che
permettono a molti, in Trentino, di accendere il riscaldamento solo 3-4 volte
l’anno (noi lo accendiamo una volta sola e lo lasciamo acceso tutto
l’inverno!).
Cosa
vorrà dire per noi oggi il versetto dei Proverbi: "Non spendete per ciò
che non è pane e non nutre"? Oggi i pozzi, le riserve (petrolio, acqua,
materie prime…) si stanno svuotando, mentre i cumuli (rifiuti, macerie, scorie…)
stanno ingigantendo. E sono cimiteri! Alcuni interventi della tavolo rotonda su
"Consumi e stili di vita": "Ogni volta che vedo una nuova
costruzione, mi chiedo che cosa è stato distrutto su quel terreno, forse per
sempre". "Acquistiamo insieme e molto, ma prima dobbiamo accordarci
su cosa acquistare, dove e da chi. Per quanto possibile, optiamo per acquisti
biologici sul posto, direttamente dai produttori più vicini".
‘Recuperandia’
non è un guardaroba per recupero, riciclaggio e vendita dell’usato; è piuttosto
un luogo di incontro, un laboratorio di manualità creativa per ridare vita agli
oggetti, per far rinascere le cose". Noi ‘Famiglie per le emergenze’
mettiamo in circolo il bene che siamo e che abbiamo come genitori, condividendo
con famiglie in difficoltà e con altri figli la nostra genittorialità"
Difficile riassumere la ricchezza degli interventi, delle testimonianze e del
clima in cui tutto questo è avvenuto.
Un
Convegno dura una giornata, l’impegno deve essere quotidiano: una lunga e paziente
lotta per "decolonizzare" le coscienze, liberandole dalla filosofia
dell’usa e getta, del tutto e subito, del chi se ne frega!, del tanto non
cambia nulla! Ed imparare ad ‘impicciarsi’ del bene comune, a riscoprire il
valore delle persone e delle cose, a creare relazioni nuove di convivialità.
(liberamente ricavato dalla
relazione sul Convegno fatta da don Emanuele Benatti)
______________________

Una parrocchia è come una famiglia,è
il paragone che mi viene più facile....
Ma credo anche quello più vicino alla
realtà.In una famiglia ci deve essere Posto per tutti,tutte le età,tutti i
caratteri,tutte le esigenze;ma tutti devono fare il suo sia quando le cose da
fare sono divertenti sia quando lo sono un po' meno e comportano un po' di
sacrificio. Una parrocchia è piena di figlioli prodighi che se ne vanno poi si
pentono e tornano,di Tommasi sempre un po' scettici,tutti siamo un po' Pietri
pronti ed entusiasti adesso e fra cinque minuti,chicchirichiiii ops…Ci sono i
Mattei che si occupano di denaro (anche noi abbiamo il nostro) .Ci sono gli
Zacchei che capiscono che se occorre bisogna salire in alto se si vuole vedere
Gesù. In una parrocchia ci sono Marte indaffarate a pulire, tenere in
ordine,preparare pranzi,lotterie,sistemare canoniche;Marie,più intellettuali,suonano,preparano
incontri,dibattono,insegnano catechismo e Lazzari….Morti…Meglio…Apparentemente
morti,resuscitano ogni tanto,spesso ai pranzi,più raramente se chiamati in
qualche occasione,"mi raccomando,quando avete bisogno,dite
qualcosa"….QUALCOSAAA. In una parrocchia ci sono quelli che sono stati un
po' malmenati dalla vita ma ci sono anche i samaritani che portano loro una
parola di conforto E magari la comunione.Una parrocchia è tutto questo e molto
di più,e tutte queste persone fanno la sua storia,quelle che sono venute prima
e quelle che ci sono ora,quelle che ci sono nate e quelle che si mettono in
cammino Solo adesso,tutte importanti allo stesso modo. E siccome è anche un
fatto di generazioni,vi parlo un po' della mia, quella dei quaranta cinquantenni,così
sarà un ricordo anche per i più anziani,nonni e genitori e un racconto per i
più giovani,figli e nipoti....
Appartenere:
far parte di un gruppo,di una
comunità,un associazione,una famiglia. Ricordare:aver presente nella
memoria,richiamare alla memoria. Memoria:facoltà della mente di conservare e
richiamare alla coscienza nozioni e ricorrenze del passato.Idea o immagine di
cose,fatti o persone che si conserva nella mente. Sono definizioni del
dizionario GARZANTI,e hanno un suo significato se descrivono uno stato
d'animo,un sentimento condiviso.Tutto ciò può essere eccessivamente incline
alla nostalgia, terribilmente retorico,ma…ma…Maledettamente suggestivo quando
si comincia ad aver ammucchiato un sufficiente numero di anni e si è stati bene
con le cose i fatti e le persone di un luogo.Quindi…Se hai dai quaranta ai
cinquant'anni,se sei un parrocchiano di Sesso,se sei stato bene come me…Allora:
Hai passato ore sulle "pecche" della CATTOLICA Hai passato pomeriggi
e serate sulle panchine di cemento alla chiesa Alla domanda dei tuoi "in
do vet ? " hai risposto " Non lo so ci troviamo alla
chiesa…BOOH!" Hai preso almeno una volta una"CRIDEDA"dalla
Massimina Hai preso almeno una volta un "CICCHETTO"da Riccardo Hai
fatto" L'ESILO" dalle suore Hai preso una ciabattata da suor Luigina
e una carezza dalla "direttrice" Se sei donna hai fatto una vacanza a
Berceto con le suore Hai fatto cucito e ricamo dalle suore Hai fatto decine di
partite a palla-guerra nel cortile dell'asilo Se sei uomo hai giocato a pallone
a "Si va ai 10"nel prato davanti alla chiesa perché nel campo
giocavano i grandi! Dopo messa hai aspettato con pazienza il tuo turno a
bigliardino perché prima giocano i grandi Hai dai quaranta ai cinquant'anni se…
Hai comprato:le patatine,i cordoni di liquirizia con la
pallina"spaccamenti"nel mezzo,i bastoncini di liquirizia,le
caramelline di zucchero di tutti i colori,dalle suore dopo la messa Se sei uomo
e hai fatto "Al cerghin" hai riempito di fumo la sagrestia facendo
ruotare vorticosamente il turibolo e pericolosamente qualcos'altro a don Gino
che non amava l'incenso Se hai atteso con pazienza raccogliendo libri e
riordinando la chiesa aspettando la paghetta da don Gino dopo aver servito a un
funerale Hai dovuto mettere in ordine nella cassapanca le vesti e le cotte
mentre Riccardo controllava All'affermazione"Voi di Sesso ci'avete proprio
una bella torre"avete risposto"T'al deg,le la piò elta dla
provincia,cola ed Bagn le piò basa che la nostra" Sei stato orgoglioso
dell'illuminazione di Riccardo per la sagra Se sei rimasto in preghiera in
chiesa per un tempo considerevole (per esempio a fare l'ora) ti sei assiderato
i piedi fino alle ginocchia e questo da ottobre a fine marzo primi aprile. Se
hai avuto mal di pancia dal ridere ascoltando Ninetto raccontare le barzellette
Hai ascoltato Carlo intonare un canto in latino chiedendoti cosa cavolo stesse
cantando Hai sentito don Gino intonare "NNALLELUIAAA"con la N davanti
Hai visto don Gino con la mantellina di lana Hai visto un grosso prete su una
SIMCA Hai giocato o visto una partita degli amatori(quelli veri) la domenica
mattina dopo la messa delle 9,30 Hai fatto almeno una raccolta della carta
(quelle di una volta'tutti sui carri) Hai fatto un campeggio a Pozza a
Mavignola a Malles Hai dai quaranta ai cinquant'anni se… Hai dovuto scegliere
tra CL e AZIONE CATTOLICA Hai sentito un anziano dire "Se…Mo quand ghera
don Gambein" Hai sentito un anziano dire "Me.. Quand iera un ragasol
gniva a servir a l'ofesi e a la noveina,a se or a la mateina,cun na calabrosa
da boia!!!" Hai limonato almeno una volta sotto l'arco della torre (una
volta era aperto) Sei stato beccato a baciarti con la morosa dalla Teresina Hai
dai quaranta ai cinquant'anni e sei un gran parrocchiano se sei ancora qui!
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Settimana di Preghiera per l'Unità
dei Cristiani Domenica scorsa è iniziata la "Settimana di preghiera per
l'unità dei cristiani", che si concluderà domenica prossima, festa della
Conversione di san Paolo apostolo. Si tratta di una iniziativa spirituale
quanto mai preziosa, che va estendendosi sempre più tra i cristiani, in
sintonia e, potremmo dire, in risposta all'accorata invocazione che Gesù
rivolse al Padre nel Cenacolo, prima della sua Passione: "Che siano una
cosa sola, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv 17, 21). Ben
quattro volte, in questa preghiera sacerdotale, il Signore chiede che i suoi
discepoli siano "una cosa sola", secondo l'immagine dell'unità tra il
Padre e il Figlio. Si tratta di una unità che può crescere soltanto
sull'esempio del donarsi del Figlio al Padre, cioè uscendo da sé e unendosi a
Cristo. Due volte, inoltre, in questa preghiera, Gesù aggiunge come scopo di
questa unità: perché il mondo creda. La piena unità è quindi connessa alla vita
e alla missione stessa della Chiesa nel mondo. Essa deve vivere una unità che
può derivare solo dalla sua unità con Cristo, con la sua trascendenza, quale
segno che Cristo è la verità. E' questa la nostra responsabilità: che sia
visibile nel mondo il dono di una unità in virtù della quale si renda credibile
la nostra fede. Per questo è importante che ogni comunità cristiana prenda
consapevolezza dell'urgenza di operare in tutti i modi possibili per giungere a
questo obiettivo grande. Ma, sapendo che l'unità è innanzitutto
"dono" del Signore, occorre al tempo stesso implorarla con
instancabile e fiduciosa preghiera. Solo uscendo da noi e andando verso Cristo,
solo nella relazione con Lui possiamo diventare realmente uniti tra di noi. E'
questo l'invito che, con la presente "Settimana", viene rivolto ai
credenti in Cristo di ogni Chiesa e Comunità ecclesiale; ad esso, cari fratelli
e sorelle, rispondiamo con pronta generosità. Quest'anno, la "Settimana di
preghiera per l'unità" propone alla nostra meditazione e preghiera queste
parole tratte dal libro del profeta Ezechiele: "Che formino una cosa sola
nella tua mano" (37,17). Il tema è stato scelto da un gruppo ecumenico
della Corea, e riveduto poi per la divulgazione internazionale dal Comitato
Misto per la Preghiera formato da rappresentanti del Pontificio Consiglio per
la Promozione dell'Unità dei Cristiani e del Consiglio Ecumenico delle Chiese
di Ginevra. Il processo stesso di preparazione è stato un fecondo e stimolante
esercizio di vero ecumenismo. Nel brano del libro del profeta Ezechiele, da cui
è tratto il tema, il Signore ordina al profeta di prendere due legni, uno come
simbolo di Giuda e delle sue tribù e l'altro come simbolo di Giuseppe e di
tutta la casa d'Israele unita a lui, e gli chiede di "accostarli", in
modo da formare un solo legno, "una cosa sola" nella sua mano.
Trasparente è la parabola dell'unità. Ai "figli del popolo", che
domanderanno spiegazione, Ezechiele, illuminato dall'Alto, dirà che il Signore
stesso prende i due legni e li accosta, in modo che i due regni con le
rispettive tribù, tra loro divise, diventino "una cosa sola nella sua
mano". La mano del profeta, che accosta i due legni, viene considerata
come la mano stessa di Dio che raccoglie e unifica il suo popolo e finalmente l'intera
umanità. Possiamo applicare le parole del profeta ai cristiani, nel senso di
un'esortazione a pregare, a lavorare facendo tutto il possibile perché si
compia l'unità di tutti i discepoli di Cristo, a lavorare affinché la nostra
mano sia strumento della mano unificante di Dio. Questa esortazione diventa
particolarmente commovente ed accorata nelle parole di Gesù dopo l'Ultima Cena.
Il Signore desidera che l'intero suo popolo cammini - e vede in questo la
Chiesa del futuro, dei secoli futuri - con pazienza e perseveranza verso il
traguardo della piena unità. Impegno questo, che comporta adesione umile e
docile obbedienza al comando del Signore, il quale lo benedice e lo rende
fecondo. Il profeta Ezechiele ci assicura che sarà proprio Lui, il nostro unico
Signore, l'unico Dio, a raccoglierci nella "sua mano".
( tratto dall'udienza generale di
Papa Benedetto XVI del 21/01/09)
_____________________________
La gravità della situazione a Gaza ci interpella, ci umilia
e, da cristiani, ci chiede di non stancarci di chiedere al "Principe della
Pace" il dono della Pace. Pubblichiamo il comunicato stampa di Pax Christi
FERMATEVI SUBITO, FERMIAMOCI TUTTI! "Quello in corso a Gaza è un massacro,
non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo
dice". P. Manauel Musallam, parroco a Gaza, 27 dicembre 2008 Un inferno di
orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in
queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente. A voi,
capi politici e militari israeliani, chiediamo di considerare che insieme ai
'miliziani' di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili
palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza
non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente. Non potete non aver messo in
conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo,
senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di
fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne,
bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo
strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi
concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace:
"Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas
da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la
tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti
umanitari di entrare. Il governo d'Israele ha scelto consapevolmente di
ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini
elettorali, la strada della guerra". FERMATEVI SUBITO! A voi, capi di
Hamas, chiediamo di considerare che i vostri razzi artigianali lanciati verso
le cittadine israeliane poste sul confine, sono strumenti ulteriori di
distruzione e, per fortuna raramente, di morte, e creano inutilmente paura e
tensione tra i civili. Sono una assurda e folle reazione all'oppressione
subita, che si presta come alibi per un'aggressione illegale. Se foste più
potenti, capi di Hamas, vorreste forse raggiungere i livelli di distruzione dei
vostri nemici? E non essendolo, a che scopo creare panico, odio e desiderio di
vendetta nei civili israeliani che vivono a fianco alla vostra terra? Quali
strategie di desolazione, disumane e inefficaci, state perseguendo? FERMATEVI
SUBITO! E noi donne e uomini che apparteniamo alla 'società civile', FERMIAMOCI
TUTTI! Sostiamo almeno un minuto accanto a tutti i civili che soffrono. Alle
centinaia di ammazzati palestinesi, che per noi non avranno mai nome e volto,
come alle due vittime israeliane. Alle centinaia di feriti palestinesi e ai
fortunatamente pochi feriti israeliani. A chi ha perso la casa. A chi non può
curarsi. E poi, tutti insieme, alziamo la voce: non è questa la strada che
porterà Israele a vivere in pace e sicurezza. Non è questa la strada che
porterà i palestinesi a vivere con dignità in uno Stato senza più occupazione
militare, libero e sovrano. I media italiani in questi giorni hanno purtroppo
mascherato una folle e premeditata aggressione -e soprattutto l'insopportabile
contesto di un assedio da parte di Israele che per mesi ha ridotto alla fame un
milione e mezzo di persone- scegliendo accuratamente alcuni termini ed
evitandone altri. La maggior parte dei quotidiani e telegiornali ha affermato
che "è stato Hamas a rompere la tregua". Invece il 19 dicembre è
semplicemente scaduta una tregua della durata concordata di sei mesi. L'accordo
comprendeva: Il cessate-il-fuoco, la sua estensione nel giro di qualche mese
alla Cisgiordania e la fine del blocco di Gaza. Questi impegni non sono stati
rispettati da Israele (25 palestinesi uccisi solo dalla firma dell'accordo) e
quindi Hamas non l'ha rinnovato. Ancor più precisamente, già ai primi di
novembre, Israele aveva rotto la tregua con una serie di attacchi a Gaza
uccidendo altri 6 palestinesi. Aiutiamoci allora a valutare criticamente le
analisi spesso falsate dei media per dare maggior forza ad altre voci diventate
grida: Solo poche ore fa, proprio a Gaza, il Patriarca di Gerusalemme celebrava
la Messa di Natale riprendendo il suo Messaggio natalizio:"Siamo stanchi.
La pace è un diritto per tutti. Siamo in apprensione per l'ingiusta chiusura
imposta a Gaza e a centinaia di migliaia di innocenti. Siamo riconoscenti a
tutti gli uomini di buona volontà che non risparmiano sforzi per spezzare
questo blocco." La strada intrapresa invece, lastricata di sangue e
macerie, condurrà la gente qualsiasi al macello. E i suoi capi alla sconfitta.
In primo luogo alla sconfitta umana. Pax Christi Italia __________________________________________________________
L'AMORE DI DIO IN NOI E' LA NOSTRA
COMUNITA'
QUALE COMUNIONE? Questo è un titolo
che va subito spiegato. Sappiamo ora, spero, che cos'è l'Amore di Dio in noi.
Ma che cosa intendiamo qui per comunione? Non direttamente la comunione
eucaristica, anche se poi - come vedremo - le cose coincidono. Intendiamo quel
rap-porto di vera amicizia e di vera fraternità che esiste tra due o più
persone, quando le lega la stessa fede nel Dio Amore. Mi riferi-sco ad un
rapporto a due, come ad un rapporto di tipo familiare o ad un rapporto di
comunità, dalla comunità ristretta di un con-vento fino alla comunità più
allargata qual è la comunità parrocchiale o addirittura della Chiesa tutta, la
Catholica. L'elemento più profondo e sicuro di questo rapporto d'amore tra due
o più persone, secondo la nostra visione di fede, non è anzitutto l'amore
sog-gettivo, quello che noi solitamente chiamiamo il nostro amore, legato ad
una particolare simpatia, ma un amore che ci ha prece-duto e che, l'unico, ha
la forza di unirci profondamente in una comunione indissolubile. Questo amore è
lo stesso cemento che unisce la Trinità; è lo Spirito che unisce in un vincolo
d'amore incredibile il Padre e il Figlio e che costituisce la comunione
trini-taria. Questa stessa comunione lo Spirito vorrebbe donare a noi, qualora
ci credessimo, cioè la stessa capacità d'amore e quindi di comunione, di
cementificazione reciproca, al di là delle difficoltà di ogni genere, come la diversità
di carattere, di età, di cultura. Noi di solito impariamo a conoscere meglio
ciò che ci divide, al di là dei desideri e dei sogni. E' come la scoperta di
un'amara re-altà, e qui ci si ferma. È neppure sospettiamo che l'amore di Dio
ci è venuto incontro in Cristo Gesù, che non ci ha lasciati orfani, ma ci ha
donato la possibilità di volerci bene come figli di Dio e di vivere nel perdono
e nella stessa comunione che caratterizza la Trinità.
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RISPETTO
Anche quest'anno e arrivato il S.
Natale (anno 2008 d.c.) e in tutte le scuole del territorio verranno celebrate
le varie feste, con titoli diversi: " festa di Natale, festa d'inverno,
festa della neve, festa della amicizia, festa della so-lidarietà etc." ed
in nome dell'integrazione si trattano argomenti che in questo particolare
periodo toccano i senti-menti di tutti, mettendo in risalto finalmente la parte
più buona di noi (almeno si spera…..).
Nella scuola elementare Mons. Canossini di villa Sesso, le maestre
con grande sensibilità ed impegno personale, hanno pensato di dare un
significato al S. Natale intitolando la festa al "Rispetto" ed io, in
queste poche righe, vo-glio esprimere la mia personale solidarietà, sulla
scelta che hanno avuto nell'affrontare ed insegnare ai nostri figli il
significato di questa parola. Il rispetto del prossimo da qualsiasi parte
provenga, il rispetto dell'amicizia, il ri-spetto della legalità, il rispetto
delle regole, il rispetto della cultura, il rispetto del coniuge, il rispetto
della vita, il rispetto della natura, vissuti con coerenza personale, credo che
siano alla base dalla convivenza civile di ogni po-polo. Questo stile di vita
nel rispetto di tutti, comporta dei sacrifici e rinunce e sono la base di quei
valori che per sua natura sono poco negoziabili. Spesso però noi adulti li usiamo
a nostro piacimento, dandoci delle assoluzioni per-sonali, convinti in
buonafede che abbiamo la verità in tasca, ma senza pensare talvolta quanti
messaggi negativi lanciamo sulle future generazioni. Mi riferisco soprattutto
allo scambio interculturale e l'incontro dei vari popoli; succede spesso che
noi occidentali credenti-e non, per paura o più semplicemente per convenienza,
con un pizzico di ipocrisia, cambiamo nome al S. Natale sminuendo il suo intero
messaggio, e successivamente dimentichiamo totalmente di conoscere più a fondo
coloro che sono ospiti nella nostra nazione. Credo che ai nostri figli possa
venirgli molto più vantaggioso conoscere bene le altre culture, soprattutto
negli aspetti positivi, piuttosto che subire l'amaro baratto o compromesso sulla
negazione delle nostre tradizioni. Da 43enne sposato con prole, provo un po' di
nostalgia ai tanti Natali della mia infanzia, quando in un clima me-no fastoso
ma con più certezze sul futuro, il S. Natale veniva festeggiato in sobrietà. In
questo dovremmo impara-re (vista anche lo stato di crisi generale), da quelli
che……ahimè, vengono qui con molte
meno possibilità di quelle che abbiamo ricevuto noi. Per
questo esorto tutti i dirigenti scolastici, gli insegnanti, i collaboratori
scolastici e i genitori credenti e non, nello sforzarsi maggiormente nel non
aver timore, a Natale, di parlare di Gesù Bambino, organizzandogli "la
festa di compleanno" (tanto di moda) che merita, senza regali, ma con
auguri sinceri di pace e serenità. Sarebbe un vero atto di coraggio e di
esempio limitare e rimodernare tutte le varie tradizioni religiose,
riportandole alla semplicità dei nostri tempi, ricordando le rispettive
solennità con i canti, i colori e le rappresentazioni che le
contraddistinguono, dandogli quel senso di appartenenza e verità nel
"rispetto" di tutti e soprattutto per rispet-to……………………verso noi stessi.
Buon Natale a tutti
Marco Castagnetti a nome di tanti
genitori, credenti-e-non.
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Comunicato stampa "La carità
non è in crisi"
GIORNATA NAZIONALE DELLA COLLETTA
ALIMENTARE: RACCOLTE 8.970 TONNELLATE DI GENERI ALIMENTARI, MIGLIORATO IL
RISULTATO DEL 2007.
Milano, 1 dicembre 2008 Durante la XII
edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, svoltasi il 29
novem-bre negli oltre 7.500 supermercati e ipermercati, sono state donate 8.970
tonnellate di prodotti alimentari, per un valore economico stimato di oltre
27.000.000 di euro. Monsignor Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco
Alimentare Onlus ha dichiarato: "Nei supermercati dove sabato si è svolta
la Colletta Alimentare la vera protagonista è stata la carità. La risposta del
popolo è stata più grande della paura e della crisi. I numeri, in crescita
anche in questa edizione, sono un segno di speranza: il cuore degli italiani e
la gratuita capacità di condividere il bisogno degli altri hanno compiuto un
vero e proprio miracolo. In un momento in cui si parla di calo dei consumi, la
Colletta Alimentare è andata in controtendenza. Un grazie va agli oltre 100.000
mila volontari, tra cui molti giovani e pensionati, che hanno reso pos-sibile
la Colletta e al commovente apporto di oltre 5 milioni di persone, che
nonostante il mo-mento di difficoltà hanno comunque voluto donare parte della
propria spesa"
Imparare l'amore
Un atto di generale approvazione
verso un altro Che cosa dunque è amore? E in che rapporto stanno l'amore
naturale e quello soprannatu-rale? Come prima cosa, è importante opporsi a
quella tendenza che vorrebbe separare eros e amore religioso come se fossero
due realtà completamente diverse. In tal modo le si deforma entrambe, poiché un
amore che vuol essere solo soprannaturale perde la sua forza, mentre d'altra parte
la chiusura dell'amore nel finito, la sua profanazione e separazione dal
dina-mismo che lo tende verso ciò che è eterno falsifica anche l'amore terreno,
che secondo la sua essenza è sete di infinita pienezza. Nella lingua tedesca,
la parola Liebe (amore) è oggi esposta a una degradazione e a una
ba-nalizzazione che sembra rendere lentamente impossibile il suo uso. Tuttavia,
noi non pos-siamo rinunciare alle parole prime (Dio, amore, vita, verità, e
così via) e non dobbiamo lasci-arcele semplicemente strappare. Ma proprio se
prendiamo la parola nella grandezza del suo significato originario, diventa
quasi impossibile dire che cosa questo termine indica precisamente. Così ricco
e così com-plesso è il fenomeno che vi si intende. Malgrado la molteplicità dei
suoi aspetti e dei suoi pi-ani, noi possiamo intanto dire che esso denomina un
atto di generale approvazione verso un altro, un sì nei riguardi di colui cui
l'amore viene indirizzato. "E' bene che tu esisti", ha defi-nito
l'essenza dell'amore Josef Pieper, cogliendo nel segno. L'amante scopre la
bontà dell'essere in questa persona, è felice della sua esistenza, dice
"si" a quest'esistenza e la conferma. Prima ancora di qualsiasi
considerazione su se stessi, prima di ogni desiderio sta il semplice essere felici
per l'esistenza dell'amato. Il "si" a questo "tu". Solo in
un secondo momento (non in senso temporale, ma sostaziale ) l'amante scopre, in
questo modo ( poiché l'esistenza del "tu" è cosa buona), che anche la
sua propria esistenza è diventata più bella, più preziosa, più felice. Grazie
al "si" rivolto all'altra persona, al "tu", io ricevo me
stesso in un modo nuovo e posso ora dire "sì" rivolto all'altra
persona, al "tu", io ricevo me stesso in modo nuovo e posso ora dire
di "sì"in modo nuovo anche al mio stesso "io", per così
dire "a partire dal tu".
Tratto da: Imparare ad Amare ( il
cammino di una famiglia cristiana) di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI
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A tutti i parrocchiani di Villa
Sesso
Vogliamo ringraziare tutta la vostra comunità per l'amore che
avete dato a nostro figlio durante il cammino di questi cinque anni.
Abbiamo profondamente apprezzato la condivisione alla
pastorale da lui svolta e ci ha commosso la capacità che avete avuto di
lasciarvi amare da lui.
Adesso che don Mario si stà preparando per andare a compiere
la sua missione lontano, il poter condividere la nostra malinconia con voi ,
ce la fa sentire meno gravosa. Grazie, grazie ancore con
tutto il cuore.
Toano 16-9-2008 Fam Gazzotti.
Comunicazione del Vescovo Adriano
Caprioli alla Comunità di Sesso
Ha accettato l'incarico di guidare la parrocchia di Sesso Don
Fortunato Monelli.
Don Monelli, originario di Collagna e ordinato nel 1969, è
stato vic. coop. a Cadelbosco di Sopra poi a Scandiano;
missionario in Brasile dal 1973 al 1978, tornato in Italia è
stato Parroco a Collagna e Vallisne-ra, a San Luigi Gonzaga in città e dal 1999
parroco in solidum a Colla-gna,Acquabona, Cerreto
Alpi,Valbona e Vallisnera.
Don Fortunato, che convive con un fratello disabile,
s'insidierà solo quando saranno abbat-tute le barriere architettoniche,
che non rendono possibile l'accesso ai locali della canonica
al fratello.
__________________
Al Consiglio Pastorale di Villa Sesso e a tutta la comunità.
Innanzitutto grazie del vostro saluto e del vs telegramma
che ho appena visto (ieri e ieri l'altro ero a Faenza per il mio servizio di
coordinamento regionale missionario).
Ricambio di cuore. Ogni cambiamento scombussola un
po'...comunità e singoli.
Voi lo state vivendo per la partenza di d. Mario e anche per
il mio arrivo, vista la mia situazione familiare;
poi domenica, quando lo comunicheremo, toccherà alle
comunità di questa zona.
Il Signore, Colui che ci sostiene, sa far fiorire dalla
sofferenza speranza e forza rinnovata.
Una preghiera e un abbraccio don fortunato
______________
________________________________________________________________________________
In questo periodo il punto di riferimento è il diacono
Giorgio (0522.531900 e cell. 3392279714):
in caso di necessità rivolgersi a lui.
Sabato Ore 21,00 Veglia missionaria a Castelnovo di Sotto,
con mandato a Arciprete Gazzotti Mario
____________________________________
· DON PASOTTI è disponibile il sabato dalle ore 18 alle 19
per le confessioni o altre comunicazioni
· La caritas
parrocchiale fa presente che c'è bisogno di:
1. Vestiti per
ragazzo alto 1,70, scarpe n. 42-43.
2. Vestiti per
ragazza di 12 anni e scarpe n. 40.
3. Pannolini per
bambini Kg 7-18.
4. Aiuto nello
svolgimento dei compiti per una bambina di 1 media
· La Scuola di
Musica " M. Catellani", nella prima settimana di ottobre inizia i
corsi di musica.
Per informazione
chiamare al n. 339-3009104 oppure 349-2214591
___________________________________________
La comunità
parrocchiale di Sesso saluta Don Mario in partenza
per la missione
diocesana in Brasile

"Ciao Domma"
*_________________________________________________________________________________________________*
Verbale
del Consiglio Pastorale del 19 giugno
Il vescovo Lorenzo annuncia la partenza di
don Mario
per le missioni diocesane in Brasile
Don Mario introduce la seduta e lascia la parola al Vescovo Lorenzo che,
dopo le presentazioni dei singoli consiglieri, dice di essere intervenuto per dare
un annuncio: don Mario è stato chiamato a sostituire un sacerdote presso la
missione diocesana a Ruy Barbosa, una località nella zona nord orientale del
Brasile.
Là la Chiesa locale è guidata da un Vescovo belga e il clero è tutto
straniero, non annovera ancora nessun sacerdote oriundo: uno dei compiti che
don Mario andrà a svolgere sarà presumibilmente, oltre a reggere una parrocchia
assieme ad un altro giovane sacerdote reggiano, proprio quello di formare
sacerdoti originari di quelle zone, oltre naturalmente a sostenere i laici che
sono già molto attivi.
La decisione della Chiesa reggiana di non interrompere il prezioso servizio
nelle missioni comporta spesso sforzi notevoli e sacrifici: la nostra comunità
è chiamata a parteciparvi attraverso la persona di don Mario che ha dato la sua
disponibilità a questo fin dal giorno della sua ordinazione.
I presenti effettuano alcune riflessioni di primo acchito: la notizia giunge
inaspettata e viene ad interrompere un lavoro che, iniziato soltanto da poco
tempo, stava già dando frutti tangibili e apprezzabili. Lavorare con don Mario
in questi anni è stato decisamente arricchente sia dal punto vista dei
bellissimi rapporti umani che ci ha aiutato a stringere come comunità sia per
le motivazioni profonde di fede che ha saputo sostenere e suscitare.
Un indirizzo significativo che ha impresso alla vita parrocchiale è stata
l'apertura alle realtà cosiddette esterne, l'accoglienza a persone che arrivano
sempre in maggior numero ad insediarsi nel territorio e alle quali ci ha
spronato ad andare sempre incontro per primi.
Un lavoro particolarmente importante è stato quello svolto con i giovani per
molti dei quali don Mario è diventato punto di riferimento: si dovrà prestare
molta attenzione a questa componente della nostra comunità, delicata e fragile,
per la quale, però, ricorda il Vescovo Lorenzo, la scelta di don Mario sarà
sicuramente fonte di riflessione e provocazione ad intendere la vita nella
dimensione del servizio.
Bisogna poi citare la mastodontica operazione, ancora in via di svolgimento,
del restauro della Chiesa, che il parroco ha seguito in prima persona
conducendola anche attraverso fasi delicate e di difficoltà.
La notizia del suo nuovo incarico ci lascia stupiti e, umanamente parlando,
dispiaciuti, titubanti, un po' preoccupati e commossi; il desiderio di essere
parte di una Chiesa che annuncia e condivide i doni di Dio, la serenità che ci
sembra di individuare nel nostro parroco ci inducono ad accompagnarlo in questo
passo sin da ora con tanto affetto e gratitudine, con l'intenzione anche di
impostare in questi mesi con lui un cammino di riflessione e progettazione che
possa condurre ad una continuità di impegno nella vita comunitaria con il suo
successore. A questo scopo si ipotizza un futuro incontro con il Vescovo
Adriano prima della partenza di don Mario prevista per settembre.
La sua scelta ci interpella anche dal punto di vista delle nostre personali
risposte alle chiamate che ogni giorno il Signore ci fa sentire. Prende la
parola anche don Mario dicendo di obbedire volentieri ad una Chiesa che manda,
che invia, anche se la decisione non è indolore.
Il Vescovo Lorenzo esorta ad assumerci la responsabilità della continuità
nella vita comunitaria e nei progetti intrapresi ricordando che l'identità di
una comunità non dipende soltanto dal parroco e quanto alla nuova missione di
don Mario il Vescovo dice che la realtà del Brasile è molto povera sotto tanti
punti di vista ma molto bella e affascinante.
La seduta si chiude con l'esortazione del Vescovo Lorenzo a partecipare alla
volontà della Chiesa di mettere in comune i doni del Signore.
Sono le ore 22,30 e si fissa l'aggiornamento a giovedì 26 giugno 2008 per la
discussione dei punti all'OdG previsti per la serata odierna.
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Il volto di
ogni uomo è immagine di Dio
Un'opinione
cristiana sull'emergenza sicurezza
Circa 200mila sorelle e
fratelli zingari, in gran parte italiani, abitano oggi in Italia. Molti di loro
sono oggetto negli ultimi giorni di persecuzioni intollerabili. Gli zingari, e
con loro tutti gli immigrati, appaiono ad alcuni nostri concittadini come
nemici da odiare, respingere, rifiutare. Sono sotto i nostri occhi azioni che
esprimono odio verso il diverso, un odio che la nostra storia occidentale ha
già conosciuto.
Alcuni italiani credono che
il rifiuto di chi è ritenuto "diverso" crei sicurezza per il
territorio. Il bisogno di sicurezza appartiene a ogni essere umano, a ogni
comunità, a ogni popolo: la sicurezza è diritto e speranza di ogni uomo. È il
bisogno di sentirci rispettati, protetti, amati. Il bisogno di vivere in pace,
di incontrare disponibilità e collaborazione nel nostro prossimo.
Da molto tempo questa
concezione della sicurezza sta franando di fronte alle paure degli italiani.
Paure provocate dall'incertezza economica - che riguarda un numero sempre
maggiore di persone - e dalla presenza nelle nostre città di persone sradicate
e povere che hanno dovuto lasciare i loro paesi proprio nella speranza di una
vita migliore. La vera sicurezza è una prospettiva di vita degna di essere
vissuta per noi e per i nostri figli, la possibilità di vivere in un ambiente
accettabile e ospitale, sapere di non essere considerati rifiuti per il solo
fatto di essere vecchi o malati. Senza questo non saremo mai sicuri.
Sappiamo bene che le ragioni
della paura e dell'inquietudine stanno anche nella diffusione di forme odiose di
criminalità e di comportamenti devianti - dei nativi e degli immigrati -, ma
crediamo che la sicurezza sia una cosa terribilmente seria e delicata e come
tale vada affrontata. Sappiamo che occorre governare fenomeni sociali
complessi: offrire un'informazione che aiuti a comprendere la complessità del
reale e non a proporre false equazioni tra immigrazione e criminalità seminando
odio e paura.
Occorrono politiche di
integrazione rigorose e lungimiranti: interventi di riqualificazione del
territorio, politiche penali rinnovate, che fondino la legalità sulla
prossimità e sulla giustizia sociale. Crediamo che si costruisca sicurezza
laddove si costruisce accoglienza, dove le persone si sentono riconosciute,
dove i cittadini partecipano alla vita comune. Come credenti ricordiamo la
preghiera di Gesù nell'ultima cena quando affida al Padre i suoi chiedendo che
siano uno, come Lui e il Padre sono uno. Indicava cosi nell'essere uniti e
coesi il valore più prezioso, lasciando come testamento uno stile di vita. Non possiamo
dimenticare questa richiesta ai discepoli di essere strumento di
unità.Chiediamo ai fratelli credenti, ai figli di Abramo, uomo dell'accoglienza
della volontà di Dio e di ogni ospite che si affaccia alla sua tenda, di non
abbandonare la speranza e di lottare perché nel volto di ogni uomo sia
rispettata, riconosciuta ed amata l'immagine di Dio.
E chiediamo ai nostri Pastori
di accompagnare con voce forte la presenza del messaggio di amore che il Cristo
ha affidato ai suoi, sostenendo ogni azione di servizio ai più deboli, nella
tradizione dei discepoli dell'unico vero Maestro, che non ha rinunciato a
combattere e denunciare ogni ingiustizia.
Il grido dell'Apocalisse
(3,15-16) "...Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari
tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né
caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca" scuota le nostre coscienze.
Chicco
di senape - Torino, 21 maggio 2008
Il
coordinamento di Chicco di Senape: Oreste Aime, Simona Borello, Nino Cavallo, Paolo
Chicco, Claudio Ciancio, Giuseppe Elia, Tommaso Giacobbe, Paola Giani, Marco
Mazzaglia, Ugo Perone, Enrico Peyretti, Franco Peyretti, Domenico Raimondi,
Toni Revelli, Maria Adele Roggero, Ugo Gianni Rosenberg, Fiorenzo e Anna Maria
Savio, Stefano Sciuto, Adriana Stancati Momo, Riccardo Torta.
Per
approfondimenti http://chiccodisenape.wordpress.com/
___________________________________________________________________-
Monsignor
Betori spiega la nuova traduzione delle Sacre Scritture
«Lo
dico serenamente: è la migliore»
Vent'anni
di lavoro per una traduzione che ha l'ambizione di diventare la Vulgata (che in
latino vuol dire "diffusa") per gli italiani del XXI secolo. Ecco in
sintesi l'impresa della traduzione della Sacra Scrittura voluta dalla Conferenza
episcopale italiana (Cei). A illustrarla è monsignor Giuseppe Betori, biblista
e vescovo segretario della Cei, in una lunga intervista con chi scrive e con il
direttore del nostro giornale a pochi giorni dalla presentazione ufficiale
della revisione della traduzione della Bibbia. L'impresa troverà compimento il
prossimo 29 maggio quando, durante l'assemblea generale della Cei, verrà donata
a Benedetto XVI la prima copia dell'editio princeps.
Innanzitutto,
perché una nuova traduzione?
Molti
pensano che sia stato un cambiare tanto per cambiare, magari stanchi della
vecchia traduzione. In realtà ci troviamo all'interno di una decisione presa
dalla Santa Sede addirittura nel 1965 quando - a seguito del Concilio Vaticano
II - Paolo VI ritenne opportuno rivedere la Vulgata di san Girolamo alla luce
delle più recenti acquisizioni di critica testuale in ordine ai libri
dell'Antico e del Nuovo Testamento. Questo progetto voluto dal Papa ebbe una
lunga gestazione, che portò nel 1979 a una prima edizione di una Nova Vulgata e
nel 1986 alla seconda edizione, proposta da Giovanni Paolo II a tutta la Chiesa
come editio typica per l'uso liturgico. E, ovviamente, il Papa suggeriva anche
che le traduzioni in lingue moderne fossero rifatte con gli stessi criteri
utilizzati per la Nova Vulgata.
E
a sua volta la Nova Vulgata aveva alle spalle il lavoro di revisione
dell'Abbazia di San Girolamo fondata da Pio XI...
Sì.
L'Abbazia di San Girolamo ha restituito il testo critico della Vulgata. Poi
sulla base di questa è stata fatta una revisione che però andava oltre i testi
ebraici, aramaici e greci utilizzati da Girolamo. La Nova Vulgata prendeva
infatti come base i testi critici oggi in uso: per l'Antico Testamento la
Biblia Hebraica Stuttgartensia, edizione che, ad esempio, fa tesoro delle
scoperte di Qumran; per il Nuovo Testamento il riferimento è invece al
cosiddetto Nestle-Aland, cioè quell'edizione del Nuovo Testamento greco che
unifica i due principali testi critici oggi in uso. Da quel momento in poi è
sulla base di questi testi che si è invitati a rivedere tutte le traduzioni per
l'uso nella liturgia. Ed è proprio quello che abbiamo fatto.
Nel
frattempo era comunque già apparsa la Bibbia della Cei.
Sì,
la Bibbia viene pubblicata nel 1971 per rispondere immediatamente al bisogno di
trovare un testo biblico italiano condiviso per la utilizzazione nella liturgia
che nel 1965 era passata alla lingua moderna. In quel caso però non si fece una
nuova traduzione: si utilizzò come base una traduzione allora in uso - quella
da poco edita dalla Utet e curata da Angelo Penna, Enrico Galbiati e Piero
Rossano - e un gruppo guidato dal cardinal Ermenegildo Florit ne fece la
revisione, che apparve appunto nel 1971. Questa revisione andò all'esame della
Sacra Congregazione per il Culto per la parte da utilizzare nella liturgia, e
si arrivò nel 1974 alla seconda edizione, che è poi quella ancora oggi in uso.
Noi invece siamo tornati ai testi originali.
Quali
criteri sono stati dati ai traduttori?
Qui è bene precisare
che il lavoro - davvero una profonda revisione - di traduzione si è svolto in
due fasi successive. In un primo momento la finalità era quella di adeguare la
traduzione ai testi critici presupposti dalla Nova Vulgata, cercando però di
arrivare a un testo che fosse il più comunicativo possibile, appianando le
difficoltà lessicali e sintattiche. Questa prima fase è stata caratterizzata da
criteri di traduzione di tipo concettuale piuttosto che letterale. Già san
Girolamo, sulle tracce di Cicerone, spiegava come nel tradurre un testo non si
dovesse rendere le parole ma i concetti nella forma che la lingua permette. Va
anche detto però che Girolamo, quando si riferisce alla Bibbia, aggiunge una
precisazione: nel tradurre un testo sacro questo principio non si può applicare
totalmente perché nella Scrittura "anche l'ordine delle parole è un
mistero". Ovvero siamo di fronte a una parola che anche nella forma porta
con sé un'impronta di Dio. Di qui un'altra fase del lavoro di traduzione, che
nasce nel momento in cui la Santa Sede pubblica l'istruzione Liturgiam
authenticam sul modo di tradurre i libri liturgici. E qui l'istruzione
sottolinea un'attenzione maggiore proprio a una fedeltà anche letteraria.
Ecco
allora che questa fase di lavoro è stata tutta tesa a far corrispondere per
quanto possibile il testo italiano alla forma stessa dell'ebraico,
dell'aramaico e del greco. In maniera tale che la stessa parola sia tradotta
allo stesso modo in tutti i contesti, a meno che il contesto non abbia proprio
una connotazione diversa. Faccio un esempio: nell'Antico Testamento la
parola hesed è tradotta normalmente con il termine "amore", a meno
che il contesto non sottolinei in maniera evidente che si tratta di un amore
misericordioso e allora, ma solo allora, la parola hesed viene tradotta con
"misericordia". Nella traduzione ancora in uso c'è un'oscillazione
non coerente di questi termini. Nella nostra nuova traduzione la parola
"misericordia" viene ricondotta quasi esclusivamente alla radice
rehem che indica invece le "viscere", intendendo con questo
l'atteggiamento misericordioso di Dio. Inoltre si è cercato di salvaguardare il
linguaggio tradizionale. Faccio un altro esempio: il termine
"ladrone" è stato mantenuto nei vangeli di Matteo e di Marco, ma non
in quello di Luca, perché Luca utilizza un altro vocabolo. Insomma: caso per
caso si è cercato di ottenere una certa coerenza nella traduzione dei vocaboli
e nella composizione della frase, per rendere il testo il più vicino possibile
alla forma letteraria dei testi originali ebraico e greco.
Cerchi
di dimenticare di essere il segretario della Cei e da biblista ci dica: tra le
traduzioni italiane, l'attuale è effettivamente la migliore?
Sì, senza dubbio. È molto più
fedele ai testi originali. Sono stati eliminati errori e inesattezze ed è molto
più attenta al problema della coerenza del vocabolario. In queste pagine si
riconoscono bene le dipendenze di un testo del Nuovo Testamento dall'Antico.
Non a caso il saluto dell'angelo a Maria comincia adesso con il termine
"rallegrati", ovvero il chàire è stato letto alla luce del libro del
profeta Sofonia dove l'annuncio del ritorno del Signore nella città santa
utilizza questo stesso vocabolo per esortare Gerusalemme alla gioia. Da questo
punto di vista è adesso più facile, leggendo il testo di Luca, accorgersi che
dietro le parole dell'angelo l'evangelista vuole accostare l'evento di Nazaret,
l'incarnazione del Figlio di Dio, all'antica profezia sul ritorno di Dio in
mezzo al suo popolo.
RESOCONTO
EONOMICO DEL RESTAURO
Elenco spese già pagate:
per anno 2006 € 32.805,14
per anno 2007 € 448.782,92
per anno 2008 € 328.732,87
----------------------
TOTALE € 810.320,92
Elenco importi da pagare per
fatture già in nostro possesso: € 177.711,00
Lavori previsti in fase di
valutazione:
- tetto canonica e opere
parrocchiali € 40.000,00
- parcheggio fianco campo sportivo
€ 50.000,00
(i
prezzi sono da considerasi puramente indicativi)
Situazione banche a oggi in
negativo €
43.000,00
Prestiti personali da
restituire €
10.000,00
-----------------------
TOTALE A DEBITO € 320.711,00
(Su tale importo si sta pensando a
un eventuale mutuo per circa 10 anni, abbiamo valutato che con le entrate
normali della parrocchia si dovrebbe coprire buona parte della rata annuale del
suddetto prestito).
ELENCO ENTRATE PER RESTAURO
Da Fondaz. Manodori € 170.000,00
Da CEI € 190.000,00
Da cassa parrocchia € 150.000,00
Da iniziative € 232.000,00 dalle famiglie € 164.000,00
Da Bucalossi 2005 € 7.339,00 da
iniziative € 37.000,00
da
Aziende € 31.000,00
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TOTALE ENTRATE € 749.339,00
Eventuali e potenziali entrate per
gli anni successivi
- Stima della
Bucalossi nel 2009 relativa alle fatture pagate nel 2007 di €
70/100.000,00
Il dono prezioso dell’Eucaristia
Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 51-58)
In quel tempo, Gesù disse alle folle dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso
dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è
la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la
sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non
mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete
in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna
e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il
mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in
me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche
colui che mangia di me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri
vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Elenco dei bambini
che oggi ricevono per la prima volta l’Eucaristia.
Abruzzese
Gaetano, Ayamanh Magdeline Prempeh, Bedogni Matteo, Beltrami Elena, Bizzochi
Angelica, Buttò Flavia, Cabassi Davide, Cabassi Ludovico, Caliendo Marco,
Chiriatti Margherita, Fontana Andrea, Forcone Simone, Gargiulo Antonella,
Giacomini Laura, Guarna Vanessa, Lanzoni Riccardo, La Volla Martina, Manfredini
Federico, Mazza Mattia, Nasi Fabio, Porro Michele, Rabitti Stefano, Ranieri
Valeria, Romano Rosa, Rosselli Alessio, Simbari Domenico, Simonazzi Daniele,
Torbito Alessia, Vagni Martina, Zanni Luca.
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Il seminarista Lorenzo compie
un passo importante
Domenica 25 maggio alle 19, nella chiesa parrocchiale di Bagnolo,
due giovani seminaristi bagnolesi saranno ammessi tra i candidati al diaconato
e al presbiterato: Carlo Menozzi, 24 anni, e Lorenzo
Zamboni, 32 anni; entrambe stanno concludendo il II anno di Teologia.
Sarà il Vescovo Adriano, nella celebrazione eucaristica della Solennità del
Corpo e Sangue del Signore, ad accogliere il loro proposito di portare a
termine la preparazione per essere pronti ad assumere nella Chiesa il
ministero, che sarà loro conferito a suo tempo con il sacramento dell’Ordine.
La scelta del nostro Vescovo e degli educatori del Seminario, è stata poi
quella di celebrare le ammissioni possibilmente sempre nella parrocchia di
origine, dove i candidati hanno ricevuto il Battesimo, la Cresima e nella
partecipazione all’Eucaristia, alla vita della comunità sono stati aiutati a
riconoscere la vocazione. Da notare, a questo proposito, che Bagnolo sta
vivendo una stagione vocazionale promettente, con un altro seminarista, Roberto
Ruozi, già al termine del IV anno di Teologia, e con l’accoglienza per l’esperienza
nell’unità pastorale bagnolese, il sabato e la domenica, di due seminaristi,
Stefano Manfredini e Daniele Bassoli, quest’ultimo ordinato diacono il 17
maggio.
Verbale del Consiglio Pastorale
del 16 aprile
Il 16 aprile 2008
alle ore 21, presso i locali della parrocchia, si riunisce il Consiglio
Pastorale per discutere il seguente ordine del giorno:
Punto 1.
Celebrazione della Pasqua.
Don Mario,
nell’introdurre il primo punto all’ordine del giorno, invita i presenti ad
esprimere considerazioni, critiche e suggerimenti sulle celebrazioni, sulle
catechesi e, più in generale, sull’influenza del mistero pasquale nella vita
della comunità. Qualcuno osserva che sarebbe stato utile che il Consiglio
Pastorale si fosse riunito prima di Pasqua, per formulare proposte
programmatiche sulla pastorale pasquale; v’è chi ritiene sufficiente
l’intervento del Consiglio Pastorale ad inizio d’anno con la discussione e
l’approvazione del calendario pastorale, reputando compiti delle varie
commissioni (liturgia, catechisti….) l’organizzazione e la pianificazione delle
diverse attività. Il Consiglio Pastorale valuta positivamente le scelte operate
in questi anni (Chiesa aperta durante la Settimana Santa, spazi per la
preghiera comunitaria, personale, per l’Adorazione Eucaristica anche notturna e
per le catechesi) perché si sono dimostrate di stimolo per la crescita
individuale, di partecipazione e per focalizzare l’attenzione sugli aspetti
fondanti della fede. Si rileva che non è stato vissuto con la stessa intensità l’inizio
della Quaresima con le 40 Ore; si riflette se tra le possibili motivazioni vi
sia l’impossibilità di accedere in Chiesa durante l’intero arco della giornata
per l’Adorazione Eucaristica (ciò richiede che la comunità parrocchiale
garantisca senza soluzione di continuità, la presenza di almeno due o tre
persone).
Punti 2.
Catechesi adulti.
Al termine
dell’incontro di catechesi degli adulti sulla "Speranza", alcuni dei
presenti hanno riflettuto sulla possibilità di strutturate in modo diverso il
successivo sulla "Carità", proponendo d’interrogarsi e confrontarsi
su aspetti che si possono innestare sul tema, quali ad esempio la carità in
famiglia, nel quartiere, nei rapporti interpersonali ecc. … La segreteria ne
investe il Consiglio. Secondo alcuni si potrebbe introdurre il tema della
Carità per dare poi del materiale da approfondire in famiglia durante l’estate
e da riprendere all’inizio dell’anno pastorale. Secondo altri è bene affrontare
l’argomento in modo tradizionale per evitare di essere dispersivi. Il Consiglio
Pastorale si accorda di dare mandato al gruppo della catechesi per gli adulti
per individuare il percorso.
Punto 3. Adeguamento Liturgico.
Continua il
cammino di riflessione sull’impostazione della liturgia eucaristica secondo la
visione conciliare. Dopo gli incontri con il Vescovo Adriano e don G. Zanchi
occorre aprirsi alla fase di sperimentazione per poi procedere, come comunità,
ad una scelta. Il Consiglio Pastorale individua un gruppo di persone con il
compito di formulare proposte operative: M. Menozzi, C. Zaccaro, D. Orlandini,
L. Salsi, F.Cabassi, don Mario.
Punto 4.
Attività estive.
Si comunicano le date delle diverse attività estive:
Campo giochi, di
2 o 3 settimane dal 16 /06/ 08; campeggio elementari dal 5 al 12 luglio con S.
Prospero a Cinquecerri (R.E.); campeggio medie dal 19 al 26 luglio a Clavier in
Piemonte; campeggio famiglie dal 2 al 9 agosto in Trentino Alto Adige; proposta
di esperienza a Taizé per i giovanissimi dal 17 al 27 agosto.
Punto 5.
Restauro della Chiesa: aggiornamento sui lavori di restauro e sulla situazione
economica.
Si aggiorna il Consiglio Pastorale sui lavori di restauro e sulla situazione
economica, con l’elenco delle entrate e delle uscite come da copia che si
allega al presente verbale. Don Mario informa i presenti che il Consiglio
Economico è in contatto con l’architetto Canovi per la definizione di un
progetto di sistemazione definitiva dell’area cortiliva antistante la Chiesa,
che possa permettere di raggiungere agevolmente il luogo di culto nel rispetto
dei vincoli posti dalla Soprintendenza di Bologna .
Punto 6 Varie
ed eventuali
Ci si accorda su
come rendere fruibile il salone parrocchiale per consentire il tradizionale
pranzo per gli anziani del 25 aprile.
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Lo Spirito Santo,
dono e presenza del Risorto
O Spirito Santo,
sei tu che unisci la mia anima a Dio:
muovila con ardenti desideri
e accendila con il fuoco
del tuo amore.
Quanto sei buono con me,
o Spirito Santo di Dio:
sii per sempre lodato e Benedetto
per il grande amore che affondi su di me!
Dio mio e mio Creatore
è mai possibile che vi sia
qualcuno che non ti ami?
Per tanto tempo non ti ho amato!
Perdonami, Signore.
O Spirito Santo,
concedi all'anima mia
di essere tutta di Dio e di servirlo
senza alcun interesse personale,
ma solo perché è Padre mio e mi ama.
Mio Dio e mio tutto,
c'è forse qualche altra cosa
che io possa desiderare?
Tu solo mi basti. Amen.
(S. Teresa D’Avila)
Oggi, per l’imposizione delle mani del vescovo ausiliare mons. Lorenzo
Ghizzoni, ricevono il dono dello Spirito Santo:
Barbieri Fabio
Bottazzi Antonio
Cabassi Tommaso
Camellini Maicol
Castagnetti Samuele
Chiesi Marco
Chiesi Matteo
Ciciriello Mara
Cortese Michele
Cozzolino Francesca
Dattilo Andrea
Di Pane Masi Jessica
Fontana Davide
Fontana Sara
Gargiulo Giuseppe
Gazzoni Eleonora
Iori Federico
Menozzi Nicola
Montruccoli Kim
Notari Nicolas
Panarotto Davide
Ricchiuto Marika
Rosselli Federico
Salsi Marianna
Simbari Mery
Soncini Andrea
Spina Federica
Strozzi Luca
Trispiano Lorenzo
Vasapollo Alessandro
Zanfini Michele
Zanichelli Anna
Per loro insieme chiediamo abbondanti i doni dello Spirito.
Pane
amaro
Raddoppiano
i prezzi dei beni alimentari primari, la rivolta dei poveri.
È allarme
"fame" nel mondo per il raddoppio dei prezzi dei beni alimentari
primari, tra cui mais, grano e riso, che ha scatenato rivolte in decine di
Paesi poveri. La Fao, l'organizzazione alimentare dell'Onu, denuncia che in
Africa, Asia e America Latina 36 Paesi rischiano la guerra civile. E anche la
Banca mondiale si unisce all'allarme. Ad Haiti ci sono stati disordini con
cinque vittime. In Bangladesh scontri tra polizia e manifestanti. In Egitto 12
mila persone sono state arrestate perché vendevano farina al mercato nero.
Nelle Filippine il governo minaccia di condannare all'ergastolo chi accaparra
riso per rivenderlo a prezzi maggiorati. Paesi che credevano di aver sconfitto
la fame ripiombano nella situazione di qualche decennio fa. Tra le cause, le
speculazioni finanziarie sui prodotti, come il mais, utilizzati per produrre
biocarburanti e l'aumento del consumo di carne. Ne abbiamo parlato con Paolo
Beccegato, responsabile dell'area internazionale di Caritas italiana.
Quali
segnali dalla rete Caritas che in tutto il mondo è accanto ai poveri?
"Abbiamo
riscontri dai nostri operatori e dalle Chiese locali che confermano, oramai da
un paio di anni, l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari primari, con
picchi via via crescenti negli ultimi sei mesi. Questa situazione non poteva
non esplodere. La gente se n'è accorta subito perché ne ha subito per prima le
conseguenze. È un problema molto grosso. La campagna per gli Obiettivi di
sviluppo del millennio aveva prodotto, dal 2000 ad oggi, qualche timido
risultato, sia in termini relativi, sia assoluti. Percentualmente sono
diminuite le persone che soffrono la fame, un po' anche in numeri assoluti. Ora
la previsione che questi rincari continueranno forse per 7 anni sembra
confermare che si tratta di trend di medio e lungo periodo. Questo caso è molto
preoccupante, perché rischierebbe davvero di sovvertire il trend positivo,
tornando a una fase di aumento della povertà e della fame".
Anche
la produzione di biocarburanti ha inciso sui rincari. Come rimediare?
"Qui va
fatta una distinzione, perché sotto un certo punto di vista potrebbe essere una
scelta saggia investire di più in energie rinnovabili e meno inquinanti. Però
nel breve periodo, se non viene equilibrata da altre scelte politiche, produce
questi effetti negativi. Il fatto che molti Stati dedichino più spazi a questo
tipo di colture - e meno a quelli di autosostentamento e di sovranità
alimentare interna - produce problemi enormi di disponibilità per il fabbisogno
alimentare e di prezzi in termini economici".
Cosa
vi preoccupa di più della crisi alimentare?
"Abbiamo
superato la soglia d'allarme e la gente comincia a ribellarsi. Guardando ai
numeri ciò che preoccupa di più non è la produzione dei beni alimentari né i
consumi, che comunque sono aumentati, ma la diminuzione delle scorte. Se si va
avanti così si erodono le scorte e, di fronte a picchi di emergenze, si rischia
il dramma. Quelli che dipendono dagli aiuti umanitari corrono davvero il
rischio di morte per fame. Senza politiche adeguate che bilancino questi
fenomeni il trend assumerà proporzioni particolarmente gravi. Anche se non
dobbiamo essere catastrofismi: se ci si rende conto della situazione e si
prendono delle decisioni, si può fare fronte a questi fenomeni".
In che
modo?
"Ci
sono varie possibilità. Nell'immediato più aiuti allo sviluppo, facendo
attenzione a questa fase che può fomentare l'instabilità sociale, le rivolte e
le guerre. Bisogna fare delle iniezioni immediate a livello economico o di
derrate. Diminuire quindi i prezzi e aumentare le disponibilità; nel medio e
lungo periodo, poi, reintegrare le scorte qualora continuino a diminuire.
Quindi più colture dedicate all'alimentazione di base per i poveri. Poi serve
un discorso più complessivo che vada a investire in politiche di sovranità alimentare
e di sviluppo sul medio e lungo periodo. Anche qui ci vuole attenzione, perché
ci sono dei rischi anche nelle cose più semplici. Bisogna evitare ciò è
successo nello Zambia lo scorso anno: con la scusa della siccità e delle
alluvioni inondare i mercati di sementi ogm. Non bisogna sfruttare queste
situazioni a proprio vantaggio per creare poi espansionismi commerciali e
produttivi, ossia dipendenze, tra coloro che hanno diritto a queste sementi. La
situazione va vista Stato per Stato. Quelli che hanno esagerato nel
riconvertire le produzioni ai biocombustibili devono andare in quella direzione
più gradualmente". (continua dietro)