Domenica 20 Giugno 2010

XII Domenica del tempo ordinario (ANNO C)

 

 

Per te, chi sono io?" chiede Gesù

 

C'è un'interpellanza di Gesù che ritorna spesso, che certamente ci scuote e ci turba, ma che ci fa bene: "Voi chi dite che io sia?" "Per te chi sono io? Che importanza e che ruolo ho per te? Vivi bene anche senza di me oppure no? Chi sono per te? In che misura tu vivi per me?..." 

Sono dure queste domande, ma sono vere. Come quando, dopo la risurrezione, Gesù chiederà ripetutamente a Pietro: "Mi ami tu?" 

Nel testo di oggi Gesù sente il momento molto importante, perché "se ne stava pregando da solo ed erano con lui i discepoli", poi pone due domande: vuole sapere dai discepoli che cosa la gente pensi di lui, ma soprattutto che cosa essi, pensano di lui. 

E' la seconda domanda che conta. La prima serve perché incomincino a parlare e perché avvertano la differenza della loro posizione. Essi sanno che per Gesù non sono come tutti gli altri: essi sono stati scelti, ad essi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, essi hanno visto i miracoli, hanno ascoltato le sue parole profonde. 

Pietro, a nome di tutti, risponde: "Tu sei il Cristo di Dio", il Messia, l'Unto di Dio. 

Gesù ordina di non dirlo a nessuno perché "il Figlio dell'uomo deve patire molto,... essere ucciso, e risuscitare il terzo giorno". E' il primo annuncio della passione, un annuncio strettamente legato alla confessione di Pietro. Gesù vuol far capire che non sarà un messia, come loro se lo immaginano o si aspettano (potente, glorioso), ma un messia sofferente. Questo non se lo aspettavano, non lo comprendono, anzi reagiscono. 

Ma Gesù sa che dovrà affrontare la sofferenza, il rifiuto, la morte e lo fa nella speranza, perché sa che la via di Dio non finisce nella morte, ma sempre nella vita; il Cristo risorgerà il terzo giorno e porterà a compimento la sua opera di salvezza. Ma i discepoli non potevano capire ancora, per questo li invita a non dire nulla a nessuno: andrebbero a spiegare una cosa che non hanno per niente chiara. 

Ma Gesù li vuole aiutare e li invita a sperimentare ciò che annuncia. Quando uno vive certe cose o in un certo modo, capisce più facilmente e soprattutto intuisce una verità che è il progetto di Dio, ma che è insita anche nell'esistenza umana. 

Quand'è che uno realizza la sua vita, la costruisce in maniera vera, appagante, e per sempre? La mentalità mondana offre le sue prospettive e le sue logiche individualistiche ed egoistiche, la verità di Dio apre all'amore, al "perdere" la vita, per salvarla veramente e per sempre. 

Dice Gesù a tutti: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua". 

Rinnegare se stessi, fare della propria vita un dono, perderla per realizzare il cammino della salvezza. I miei istinti, i miei desideri, il mio corpo, la mia impostazione... sono i miei padroni o li so dominare? E non per un mio perfezionismo, ma perché il prossimo si senta amato e aiutato. 

Prendere la propria croce: ciascuno è chiamato ad assumere i propri doveri, le sofferenze, le fatiche, fino alla disponibilità a perdere la propria vita, fino al martirio. 

La prova di queste affermazioni del vangelo è stata la vita e la missione di Gesù; è stata ed è la vita di tanti santi e di tanti martiri. 

Se io sono disposto a morire per Cristo, allora Cristo è la vera vita, è il tutto. Ma questa è una grazia che dà il Signore al momento giusto. Però fa capire la portata della domanda iniziale: Per te chi sono io? 

Nella misura in cui cerco di essere fedele al Signore, di non vergognarmi di Lui, di parlare di Lui, di proporlo ad altri; nella misura in cui vivo, gioisco e soffro per lui e con lui; nella misura in cui offro la mia vita come dono ai fratelli, nel tanto bene che posso compiere... riesco a rispondere non con le parole ma in verità: Tu sei per me il Cristo, il Salvatore, il Signore, il tutto della mia vita sulla terra e per l'eternità!

don Roberto Rossi 

 

 

Commento al vangelo XI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (13/06/2010)

 

Simone il fariseo pensava di avere fatto un gesto nobile nell'invitare il discusso Rabbì di Nazareth alla sua mensa. Non lo vedeva con disprezzo, come facevano molti del suo movimento, anzi. Era davvero incuriosito dalla predicazione di questo falegname del Nord scopertosi Profeta.Dopo i convenevoli tutti si erano distesi ai bordi della stuoia che fungeva da tavola, colma di ogni ben di Dio. Era normale, in occasione dei banchetti, lasciare le porte di casa aperte, affinché i passanti potessero entrare ed ammirare la suntuosa ospitalità del padrone di casa.Ma quando Simone e gli altri invitati vedono entrare "quella", di colpo tutti tacciono.L'imbarazzo cresce, la donna si avvicina a Gesù, si inginocchia e scoppia a piangere bagnandogli i piedi. Scioglie i capelli, gesto ambiguo, gesto di seduzione, sufficiente in una coppia per chiedere il divorzio, e asciuga i piedi di Gesù.L'imbarazzo, ora, è stratosferico.In cuor suo Simone tenta di difendere Gesù. Non può essere un Profeta, altrimenti saprebbe che razza di donna è questa e non si lascerebbe toccare, per non contrarre l'impurità rituale.Gesù sorride: ha di fronte a sé due prostitute.La donna e il fariseo.



Meretrici- La donna è una prostituta, è "quella", una segnata, una peccatrice, una dannata. Non importa perché è arrivata fino a quel punto di abiezione, non importa al perbenismo ipocrita la ragione di una scelta dolorosa, è condannata da sempre e per sempre. In nome della religione e della moralità che erge i muri per non mettersi in discussione, questa donna è il suo ruolo, il suo mestiere. Nessuna comprensione, nessuna possibilità, solo disprezzo, anche quando viene desiderata e usata.Piange, ora. Piange senza disperazione, piange sentendosi amata da un uomo vero, sentendosi capita e accolta da Dio.Senza giudizio, senza peso, senza ambiguità.Piange tutto il suo dolore, tutta la sua tenebra, tutta la sua rabbia. La bambina che c'è in lei scopre il volto dell'assoluta misericordia.Simone è una prostituta. Si vende a Dio, e si vende bene. Conosce bene la religione, vive fino in fondo i precetti di Israele, non come il popolino ignorante che si danna perché non conosce la Legge. Paga la decima anche sulla ruta e sulla menta, prega con fervore, studia la Torah giorno e notte. È in una posizione di privilegio nella classifica dei meriti. È devoto, ma freddo.Può permettersi di giudicare - la legge è dalla sua parte - può mantenere le distanze.Gesù converte entrambi.



Maestro- Alla donna insegna che il metro di giudizio di Dio è l'amore e il perdono. La donna ha amato, tanto, male, facendosi del male, ma ha amato. A Dio basta, lui, che è l'Amore, riconosce l'amore anche quando è fatto a pezzi e fragile e disperato. Per Dio basta questo, salta ogni logica - religiosa, morale, perbenista - e va dritto all'essenziale: guarda al dentro, al desiderio, al dolore, alla verità. Quell'amore è l'origine del perdono, il perdono che Dio dà, sempre gratis, sempre senza condizioni, smuove l'amore.A Simone, con delicatezza, senza rabbia, Gesù pone un caso da risolvere, quello dei due debitori, uno debitore di qualche euro, l'altro di qualche centinaia di migliaia di euro, che si vedono inaspettatamente condonati ogni pendenza. Chi sarà più contento? Simone ragione, riflette, giudica bene: sta imparando il punto di vista di Dio. È chiamato, il fariseo, a mettersi nei panni del debitore.Un altro evangelista ci dice che Simone è stato lebbroso: ragione in più, lui che ha sperimentato la solitudine e l'emarginazione, per annullare la distanza che crea la lebbra del giudizio.A Dio non importa la devozione se non è sorretta dalla passione, non cerca giusti ma figli, a lui non importa (a noi sì: molto!) la nostra immagine spirituale. Vuole dai suoi discepoli verità, passione, forza, anche a costo di sbagliare.



Il fariseo-Paolo, grande fariseo, era un assassino in nome di Dio. Poi Dio l'ha gettato in terra.Ora, scrivendo ai Galati, riflette sulla sua precedente esperienza di fede: non è la legge che salva, non la norma, non il comandamento che posso osservare non per sovrabbondanza di passione, ma per scrupolo e per compiacimento. Da zelante osservante della legge Paolo riconosce di essere diventato un assassino, pensando così di compiacere Dio. No, la legge non serve a nulla, è l'amore che salva.



 

 

 

 

AlloraTutti siamo prostitute.Ci vendiamo per un complimento, per coltivare il nostro ego (anche spirituale), per avere un ruolo sociale ed ecclesiale riconosciuto ed apprezzato, per essere, se non migliori, almeno non inferiori agli altri, disposti, come Davide, a tradire un'amicizia sincera pur di non ammettere i nostri errori.Tutti siamo perdonati e amati.La donna e Simone e Davide e Paolo e tu, amico lettore.Amati e perdonati da Dio, redenti e salvati, figli e uomini, discepoli e cercatori di Dio.Tutti, se vogliamo, possiamo costruire la Chiesa, il sogno di Dio, comunità di persone che hanno sperimentato nella propria vita la tenerezza del Padre e, perciò, diventano capaci di perdono e di misericordia.



Paolo Curtaz  

 

 

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Con La preghiera alle radici della vita

 

“La preghiera Cristiana” – Il cristiano non prega un Dio, il cristiano prega in Dio. Il cristiano non sta davanti a Dio come uno straniero. Il cristiano, quando prega, entra nel mistero stesso di Dio. Si lascia avvolgere dal mistero della Trinità Santa. Lo specifico della preghiera da ogni altra possibile esperienza di preghiera, è che essa è preghiera trinitaria. Come ci insegna da sempre la liturgia: nello Spirito, per il Figlio, noi andiamo al Padre. Dal Padre, per il Figlio, viene a noi ogni dono perfetto nello Spirito Santo. Il cuore, lo specifico della preghiera cristiana, è questo pregare nel mistero stesso di Dio. Ce lo ha detto Gesù quando ci ha insegnato a pregare: “Signore insegnaci a pregare”. Quando pregate dite: “Padre nostro”. Mettetevi non davanti a lui come un Dio lontano, straniero, adorabile e tremendo, ma state in Lui nello Spirito per il Figlio, come figlio nel mistero del Padre. Ce lo ha detto Paolo, quando, ad esempio nel testo della Lettera ai Romani al capitolo 8, ed anche nella Lettera ai Galati spiega così la preghiera cristiana: “è lo spirito del Figlio che grida in noi Abbà Padre”. Dunque,quando preghiamo, è lo Spirito che vive in noi e noi, viventi in Cristo, diciamo in Lui “Padre”.  Ecco allora la preghiera cristiana: andare a Dio, il Padre, per il Figlio, nello Spirito, accogliere. La preghiera è allora veramente il terreno d’avvento della trinità nella storia degli uomini. È il luogo di alleanza fra la storia eterna di Dio e l’umile storia degli uomini. È il pegno della speranza che ci fa pregustare il giorno in cui il mondo intero sarà tutto pienamente in Dio, sarà la patria di Dio,quanto Dio sarà tutto in tutti. Così, nella preghiera, la Trinità viene confessata presente nel cuore dell’uomo. “Se uno mi ama, il Padre ed io verremo a lui e prenderemo dimora in lui” ( Gv 14,23), e vivente nel cuore della storia.  (Mons. Bruno Forte – Vescovo di Chieti-Vasto)

 

“ Pregare con la Scrittura” – Soltanto Gesù può insegnarci a pregare. S. Paolo, nella Lettera ai Romani, dice che da soli noi non sappiamo pregare ed è lo Spirito Santo che si assume il compito di aiutarci. La Bibbia è punto di partenza della preghiera, perché proclama il piano di Dio che si attua nella storia di salvezza di Dio che ci viene incontro in Cristo. Ogni preghiera cristiana suppone la proclamazione del piano di Dio e vi risponde con la lode, il ringraziamento, l’adorazione, il pentimento, la domanda. C’è tuttavia qualcosa di più. Al pregare dalla Scrittura possiamo aggiungere il pregare con la Scrittura. Significa tenere presente la Bibbia come modello, fonte di ispirazione, sostegno. Non c’è niente di male se preghiamo spontaneamente, magari a luogo, senza alcun riferimento a parole bibliche, abbandonandoci a ciò che lo Spirito suggerisce nel cuore come risposta alla iniziativa di Dio. La preghiera liturgica è nata proprio dalla Bibbia, usa le stesse parole (Letture e Salmi) o parole che da essa si riferiscono (Orazioni). Pregare con la Scrittura lasciarsi ingabbiare da un sistema verbale, ripetendo meccanicamente le espressioni. Queste devono suscitare la nostra personale partecipazione, che si manifesta anche con altre parole o con nessuna, però sempre con riferimento a quelle bibliche.  (Card. Carlo Maria Martini)

 

“ Diventiamo bambini “ – Forse un programma di vita di preghiera, come è presentato negli Atti, può suscitare in qualcuno quasi un senso di smarrimento, per paura di non farcela ad incarnarlo. È una giusta preoccupazione che dice bene che si è davanti a qualcosa di grande da fare proprio e, come tutte le cose grandi, mette in difficoltà la povertà dell’uomo. È qui che dobbiamo ricordare la nostra “infanzia spirituale” da Gesù tante volte chiesta per fare spazio alla potenza della sua Grazia. Dio non vuole gente che abbia delle virtù, ma fanciulli che Egli possa prendere e sollevare a sé come si solleva un bambino. L’infanzia spirituale è quella cantata dal salmo 131:

Jahvè, non si esalta il mio cuore

non si levano superbi i miei occhi,

non cammino verso cose grandi per me prodigiose.

Io invece, ho l’anima distesa e tranquilla,

come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,

come un bimbo svezzato è in me l’anima mia.

Israele, attendi Jahvè: ora e sempre”.

(Mons. Antonio Riboldi)

 

Dal grazie al sì

Mi chiamo Fabiana e sto per compiere un passo definitivo nell'Ordo Virginum, ma la mia vocazione alla consacrazione è nata prima di approdare a questa esperienza: di fatto è stata sempre questa, di fondo, seppur in modo privato. Com’è nata? E perché poi è sfociata in questa forma così antica e così attuale? (E con un nome così impegnativo, tra l’altro). Mentre pensavo a questo contributo da dare o piccola testimonianza di un cammino, la prima parola che mi veniva in mente era la parola ‘gratitudine’. Direi che la mia vocazione alla consacrazione è nata dalla gratitudine.  Come si suol dire, io sono una ‘convertita’, ho proprio una data precisa, un avvenimento che è successo che mi ha cambiato la vita,  ha (solo) dato inizio alla mia conversione, perché è ancora in atto! Sì, è vero, mi dicevo in questi giorni, è la fede che salva, ma l’amore, l’amore di gratitudine, è la sua conseguenza. La gratitudine verso il Signore: il Volto che ho incontrato, ha fatto scattare il desiderio di una risposta. Di certo inadeguata, ma il ‘non temere’ della Bibbia intera, del Vangelo, quando li ho ripresi in mano, (prima il Vangelo assolutamente!) mi hanno fatto sempre riflettere, perché quando queste 2 parole vengono pronunciate Dio sta per compiere qualcosa di grande! Sembrano dire: Non temere le cose grandi! E io ci ho creduto, ho detto di sì: il Signore avrebbe compiuto qualcosa di grande, lo aveva già fatto… avevo solo 16 anni o giù di lì… e sembra di credere ad un sogno, ma si dà corpo e risposta ad un bisogno, invece, che è quello di essere guardati, amati, voluti, scelti, perdonati … saperlo, … e scegliere e amare a propria volta. Mi ha colpito molto il silenzio che ne è scaturito, per qualche giorno dopo questo episodio ‘speciale’ per me, avevo bisogno di tacere, di silenzio, (non facile per un’adolescente!), era un bisogno di ascolto: qualcosa stava avvenendo e io dovevo ascoltare, fare spazio in me, e poi mi colpisce, ancor adesso, se ci penso, il credere che era possibile: è possibile ciò che Dio promette! ( non è così scontato come può sembrare!) Perché nulla è impossibile a Dio. Ho passato un anno intero della mia vita solo con questa frase a farmi compagnia, mi bastava e mi rallegrava. Ho vissuto del poco che capivo, piano piano, fino ad oggi, ma in principio …, potrei dire, è stato L’ incontro, La possibilità, l’iniziativa Sua, sempre. L’ Ordo Virginum (perché?) con le sue caratteristiche sobrie, ma piene di possibilità, risponde alle aspettative di ‘qualificazione’ ( per così dire) di questa relazione molto personale col Signore. E’ un ordine? Non è un ordine religioso, (costituito sì) non ci sono madri superiore, né maestre di formazione, non ci sono fondatori, è nato proprio dal desiderio di alcune donne, si potrebbe dire già ai tempi di Gesù, ( si parla nel Vangelo di alcune donne che Lo seguivano) di seguirLo, di stare con Lui, l’unico ‘responsabile’, nell’o.v. è il Vescovo, ( è una vocazione diocesana) ciascuna ha una Regola di vita, approvata dal Vescovo stesso, ci sono gli incontri di formazione col Vescovo e le altre, con una frequenza stabilita, ma ci si vede anche al di fuori degli incontri da calendario, per condividere, pregare, semplicemente per far festa, per vari motivi… ma ciò che esprime meglio, per me, quello che è l’ordo virginum, è la sponsalità. Proprio perché non ci sono strutture che lo sostengano, il richiamo alla esclusività e alla essenzialità del rapporto col Signore, per me, è ancora più evidente, la responsabilità della risposta a Lui (per primo) e nei confronti della Sua Chiesa emerge ancora di più. Cosa si fa? La vocazione, qualsiasi essa sia, non è mai un problema di ‘fare’, ma di essere. Per me è la fedeltà ricercata (continuamente!), ad un Volto che si è fatto incontrare, cercando davvero la fedeltà ‘nel poco’, come ci dice il Vangelo, ma è sempre lo stesso Volto che incontro nella semplicità di una vita da laica, quindi di tutti i giorni, fatta di lavoro, di casa, di preghiera, di amici, di servizi … … assieme a tutti gli altri, tra gioie e dolori, con le fatiche di tutti e questo mi piace, mi fa sentire una come tutti, primo perché lo sono e poi come un pezzetto di lievito nella pasta, dentro la pasta che è l’umanità tutta, ma senza privilegio alcuno se non quello di stare con Lui, e dove mi chiama. Questo modo di essere e di stare con Lui, nel tempo, ha fatto scaturire in me una grande tenerezza nei confronti degli altri, la voglia e la passione di camminare al loro fianco cercando sempre il loro ‘lato migliore’, con tutti i limiti miei e loro, questo mi sembra un gran bel frutto, pacificante, perché non in mano nostra. In questi ultimi giorni, proprio riflettendo su tutto questo, ( è importante ogni tanto soffermarsi sulla propria storia) ho pensato che ho detto solo un sì, piccolo e sicuramente di grazia, ma è lo stesso umile, piccolo sì, libero, di Maria, dei santi più grandi… non cambia la qualità, solo il modo, o il luogo, in ciò che Dio desidera da me, in quel momento, ma il sì è lo stesso. E questo è davvero rassicurante, credo.

Mi pare di dover proprio dire: grazie a tutti, di cuore!

 Fabiana

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Appello del papa Benedetto XI del 13 gennaio 2010

Desidero ora rivolgere un appello per la drammatica situazione in cui si trova Haiti. Il mio pensiero va, in particolare, alla popolazione duramente colpita, poche ore fa, da un devastante terremoto, che ha causato gravi perdite in vite umane, un grande numero di senzatetto e di dispersi e ingenti danni materiali. Invito tutti ad unirsi alla mia preghiera al Signore per le vittime di questa catastrofe e per coloro che ne piangono la scomparsa. Assicuro la mia vicinanza spirituale a chi ha perso la pro-pria casa e a tutte le persone provate in vario modo da questa grave calamità, implorando da Dio consolazione e sollievo nella loro sofferenza. Mi appello alla generosità di tutti, affinché non si faccia mancare a questi fratelli e sorelle che vivono un momento di necessità e di dolore, la nostra concreta solidarietà e il fattivo sostegno della Comunità Internazionale. La Chiesa Cattolica non mancherà di attivarsi immediatamente tramite le sue Istituzioni caritative per venire incontro ai bisogni più immediati della popolazione.

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Gesù è venuto per la nostra gioia?

La liturgia oggi mette in luce la misericordia, la gioia, le relazioni di Dio con l'umanità, di Gesù con le persone che sono alla festa di Cana, dei cristiani tra di loro. Il miracolo di Cana segna l'inizio dell'annuncio della nuova Alleanza, dell'amore di Dio per il suo popolo. In questo senso il prodigio avvenuto a Cana non è solo il primo dei segni, ma il modello di tutti gli altri segni prodi-giosi che Gesù compirà nella sua vita, fino alla croce. L'immagine sponsale indica l'amore con cui Dio si unisce al suo popolo nel vincolo indissolubile della fedeltà. La Chiesa ci invita oggi a riflettere su questo miracolo perché comprendiamo questa verità consolante: Gesù è venuto a portarci la misericordia di Dio per la nostra gioia, l'amore di uno sposo per la sua amata, la promessa di fedeltà eterna. Gesù viene a colmare la mancanza di vino, simbolo di gioia, festa e amore. Con Gesù è donato all'umanità il vino nuovo, il più buono. I cristiani sono dunque chia-mati a vivere nella gioia e non certo per incoscienza, ma con ragionevoli motivi. Ecco alcuni punti: La certezza che tutte le cose buone della vita Dio le ha fatte per noi, ed è felice che noi ne proviamo piacere. Dio non vuole che i suoi figli siano tristi, non è un Dio geloso della nostra gioia. Un giovanissimo santo, Domenico Savio, diceva a un suo amico: "Noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri. E teniamo lontano il peccato perché ci ruba la gioia dal cuore". La certezza della risurrezione. Anche quando le difficoltà della vita tendono a rattristarci, noi abbiamo la certezza che vivremo per sempre nella gioia di Dio, con i nostri cari e i nostri amici. Gesù, prima di andare verso la croce, ci ha detto: "Vi vedrò di nuovo, e il vostro spirito si rallegre-rà, e nessuno potrà togliervi la vostra gioia". La sicurezza che Dio ci ama. Noi possiamo dimenti-carci di Dio, ma Dio non si dimentica mai di noi, perché è nostro Padre, perché sa di che cosa abbiamo bisogno (Mt 6,32). Gesù ci ha detto: "Rallegratevi, perché i vostri nomi sono scritti nei cieli" (Lc 10,20). ?"Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore" don Roberto Rossi

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NATALE RIVEDUTO E CORRETTO

Luca rimirava la pagina appena stampata sulla scrivania, tra fogli sparsi e un dizionario aperto, contemplava il racconto più bello del suo Vangelo. Si era informato con cura: con Paolo, Barnaba, Pietro. Aveva ricevuto via fax alcuni riassunti da Antiochia e Tessalonica. Sì: si sentiva proprio contento, gli sembrava un onore quell' incarico affidatogli da Teofilo, che non si era lasciato scoraggiare dalla sua giovane età, ma si era fidato della sua puntigliosità di storico e della sua profonda amicizia con Paolo. Ritornò all'inizio pagina e digitò, sottolineando: "Nascita di Gesù". Il suo racconto, fotocopiato e distribuito a tutti gli ospiti si leggeva con piacere, la lettura silenziosa scivolava via tranquilla, ma nonostante ciò Luca era nervoso. Con Paolo, Pietro e gli altri, non c'erano stati problemi, anzi…loro e gli altri amici avevano lodato il suo lavoro, anche Marco gli aveva telefonato, complimentandosi per il lavoro fatto. Ma lo scoglio più duro era con quella platea di persone che si erano riunite a casa sua e che volevano vederci chiaro su quella storia che si andava diffondendo sulla nascita del Messia; ad ascoltarlo infatti, c'erano i rappresentanti delle Istituzioni civili, i politici, i commercianti, i delegati delle diverse categorie, ecc... Luca, si era chiesto perché doveva sottoporsi a questa prova, ma tutti gli avevano fatto notare che la Buona Notizia del Vangelo non era una questione solo dei cristiani, ma che ormai riguardava tutti e che, perciò, da tutti doveva essere giudicato… Dopo qualche minuto di silenzio il Prefetto dopo un'attenta lettura posò il foglio, alzò lo sguardo dagli occhiali e disse: "Sì, bello, documentato, lineare... ma, abbia pazienza signor Luca, mi sembra di cogliere nel suo racconto alcune imperfezioni, alcune... come dire... ambiguità. Sì, che so: sembra quasi che l'Imperatore e il Governatore, le forze speciali stanziate in Palestina, per prevenire disordini, fossero all'oscuro di tutto…e questo è inaccettabile capisce…!" "Ma - interruppe Luca concitato - è andata proprio così, nessuno tra i responsabili sapeva della cosa!". "Vabbé, ma é imbarazzante...proseguì il prefetto, e poi con tutti questi discorsi secessionisti, mi sembra che lei voglia insinuare quasi un disinteresse da parte dell'autorità costituita... è un discorso ambiguo, un pò anarchico, capisce? Direi di riformulare la cosa facendo notare che si era preparata un'accoglienza, un qualcosa di speciale capisce?". Luca taceva amareggiato. E poi - intervenne un assessore - cos'è questa storia di Betlemme? Nostalgie terzomondiali? A Gerusalemme va fatto nascere! Altrimenti ad Atene culla della civiltà occidentale oppure a Roma, capitale dell'Impero!". Mi permetto di aggiungere - notò il rappresentante dei commercianti - che forse andrebbe fatto un accenno che faciliti la nostra categoria... che so… ormai a Natale non c'è più neve e le stagioni diventano problematiche. Perché non farlo nascere alla prima neve invernale?" "In Palestina?" rispose stupito Luca. "Béh, sì, pensi alle nostre famiglie, all'economia, alla crisi atuale… una piccola aggiunta non guasterebbe". "E poi, e poi - interruppe concitato il presidente dell'associazione degli albergatori - il rifiuto degli Hotel ad accogliere Maria e Giuseppe a Betlemme é a dir poco offensivo! Sicuramente c'è stato un malinteso con l'agenzia che ha prenotato, occorre chiarire la situazione! "Una donna di mezza età incalzò: "Senta signor Luca Evangelista, capisco la storicità, l'annuncio, le vostre esigenze, ma a me questo racconto proprio mi rovina il Natale! Pensi ai nostri bambini: così come dice lei i pastori sembrano dei poveracci, degli emarginati!" "Ma lo erano" interruppe secco Luca" sì, ma i bambini, non capirebbero... perché non addolcire il clima? Che so, inserire un pò di poesia, mettere dei pastorelli più giovani, un fornaio, un pasticciere..." "In Palestina, duemila anni fa!?" riprese ormai disilluso Luca. "Certo, certo - si inserì un altro commerciante - anzi, anche con i Magi, occorrerebbe ampliare il discorso... oro, incenso, mirra, sono cose incomprensibili, desuete, occorre attualizzare". "Infine, - riprese il sindaco - credo che dipingere Maria e Giuseppe come due spiantati sia un po' eccessivo, classista, populista. Si rischia di escludere una larga fetta degli abitanti della nostra società e questo proprio non possiamo permetterlo…" Tutti annuirono. Luca, si era fatto piccino piccino, col foglio in mano e con tanta amarezza in cuore, disse con un filo di voce: "A voi non importa cosa è successo, vero?!" Nel silenzio generale il presidente della potente associazione dei consumatori, si alzò, gli mise paternamente la mano sulla spalla e con voce suadente disse: "Natale è un affare per tutti, è un business, non è solo una cosa per voi cristiani. Lo riscriva, la prego, tenendo conto dei nostri suggerimenti..." Luca, scuro in volto, si ritirò in disparte e con tanti groppi in gola, riscrisse il racconto della nascita di Gesù Bambino… non era molto contento, però disse tra se "speriamo che questa volta approvino il mio operato" ritornò tra il gruppo che lo aspettava e incominciò a leggere... "In quei giorni, sapendo dell'arrivo imminente del Figlio di Dio, un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse un censimento su tutta la terra in Suo onore. Questo censimento fu fatto quando era governatore della Siria il bravo ed onesto Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, a spese dell'Impero, ciascuno nella sua città d'origine. Anche Giuseppe, il raffinato mobiliere, che era della casa e della nobile famiglia di Davide, salì a Gerusalemme, scortato dalla guardia d'onore, insieme alla sua bellissima sposa, Maria, parente del Sommo Sacerdote, che era incinta. Ora, arrivati in quel luogo, accolti trionfalmente, vennero ospitati nel Palazzo Reale, a spese dell'Associazione Albergatori di Gerusalemme. Era inverno inoltrato e cadeva giusto-giusto per l'apertura delle piste sull'Ermon e sul Tabor, una fitta e farinosa neve che avrebbe entusiasmato i turisti che giungevano da tutte le parti. Maria, diede alla luce un bel bambino, biondo con gli occhi azzurri che venne subito accudito dalla baby-sitter reale. C'erano nei dintorni della città alcuni stimati commercianti di pecore, alcuni fornai e pasticcieri. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria dell'Altissimo li avvolse. Apparve inoltre una miriade di angeli che intonarono un canto natalizio: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra ( grazie all'intervento dei caschi blu dell' ONU!) agli uomini che egli ama". Alcuni Magi giunsero dall'Oriente attraverso un sentiero tra scroscianti ruscelli e piccole cascatelle al Palazzo Reale e davanti al bambino, aprirono i loro scrigni contenenti: un servizio d'argento con decorazioni in oro per 24 persone e un set da viaggio di profumi e after shave di marca e parecchi buoni sconto per gli acquisti natalizi…tutto ciò filmato in diretta dai tecnici Rai e Mediaset, che si accaparrarono l'esclusiva mondiale dell'evento fregando per una manciata di miliardi e un interessamento personale di Erode, gli spocchiosi concorrenti di Al Jazeera e quegli arroganti americani della CNN… Meglio di così non poteva essere andata. Finito il racconto, Luca alzò lo sguardo sul gruppo, aspettando il responso dei suoi critici…"Bello" dissero tutti " Sì, decisamente bello, anzi stupendo" annuirono in coro. "Allora - disse il Cancelliere del Palazzo - lo teniamo così per le Messe di Natale, "Speriamo che tutti capiscano" e non facciano domande strane, un racconto così calza a pennello per la nostra gente… In fondo perché inquietarla con tutte quelle storie del Vangelo, concluse un tipo che a Messa ci andava solo una volta all'anno proprio a mezzanotte di Natale… quel racconto era perfetto, non avrebbe inquietato nessuno e di sicuro avrebbe ottenuto "un'audience" strepitosa… che avrebbe fatto schiattare d'invidia tutti i reality in circolazione. Già è proprio così, che atei devoti e miscredenti praticanti vogliono sentire la "favola" di Natale, ma il Vangelo di Luca è tutta un'altra cosa…leggere per credere!

(mons. M. Bandera) Buon Natale a Tutti.

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Alice Bondavalli parte per il Madagascar

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FESTA DELLA FAMIGLIA

Beata la famiglia il cui Dio è il Signore e che cammina alla sua presenza. Beata la famiglia fondata sull'amore e che dall'amore scaturisce atteggiamenti, gesti e decisioni. Beata la famiglia aperta alla vita, che accoglie i figli come dono, valorizza la presenza degli anziani, è sensibile ai poveri ed ai sofferenti. Beata la famiglia che prega insieme per lodare il Signore, per affidargli preoccupazioni e speranze. Beata la famiglia che trova il tempo per dialogare, svagarsi e fare festa insieme. Beata la famiglia che non è schiava della televisione e sa scegliere insieme programmi costruttivi. Beata la famiglia in cui i contrasti non sono un dramma, ma palestra per crescere insieme nel rispetto, nella be-nevolenza, nell'allegria e nel perdono vicendevole. Beata la famiglia dove regna la pace: in lei mette le radici la pace del mondo. Beata la famiglia che vive in sintonia nell'universo e si impegna per la costruzione di un mondo più umano. Beata la famiglia che nella Santa Famiglia di Nazareth, trova il suo modello di vita e di comportamento. Beata la famiglia cristiana che è santa come la Famiglia di Nazareth.

AVVENTO: TEMPO DI GERMOGLI

Viviamo, giorno dopo giorno, come se questo mondo potesse durare per sempre. Inghiottiti dalle mille cose che ingolfano il nostro quotidiano, non ci curiamo più di capire quale sia il senso, la direzione, il traguardo del nostro cammino. L'effimero ci invade con il rischio di far-ci perdere il contatto con ciò che conta davvero. L'Anno Liturgico, che inizia con l'Avvento, ci offre la possibilità di leggere alla luce dell'amore del Signore il tempo che viviamo. Non è una semplice ripetizione di gesti religiosi, quasi magici; è ri-vivere oggi la Salvezza che il Signore offre all'uomo nel cammino della storia, verso l'appuntamento decisivo. Ecco perché vale la pena di attendere e preparare quel momento, di li-berare la mente e il cuore da tutto ciò che ci confonde, ci appesantisce inutilmente. Ecco perché la Parola ci invita a vegliare, a rimanere desti, a volgere lo sguardo verso il compimento: con animo libero, con occhi puliti, con mani operose. "Santa Maria, Vergine dell'attesa, donaci un'anima vigilante. Giunti nel terzo millennio, ci sentiamo purtroppo più figli del crepuscolo che profeti dell'avvento. Rendici attenti ai germogli di speranza che spuntano dai cambiamenti che scuotono la storia. Rendici ministri dell'attesa. E il Signore che viene, Vergine dell'attesa, ci sorprenda con la lampada in mano" (T. Bello)

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VERBALE  DEL CONSIGLIO PASTORALE del 26 Novembre 2009

Il 26 novembre 2009 si riunisce il Consiglio Pastorale Parrocchiale per esaminare i punti all'ordine del giorno della convocazione. Sono presenti il Parroco don Fortunato Monelli, Monelli Prospero, Botti Elena, Cabassi Francesco, Galloni Bruno, Fabbi Stefano, Munari Paola, Neri Margherita, Orlandini Artemio, Scardova Virgi-nia, Steccanella Gabriella, Tazioli Giorgio, Zanni Augusta. La riunione si apre con un momento di preghiera sul Vangelo odierno (Lc, 21, 20-28), dalla quale si coglie l'esortazione ad alzare il capo, a rafforzare la speranza e la fede nella consapevolezza che abbiamo tutti bisogno di liberazione. L' OdG è quello che risulta dalla convocazione: 1. liturgie e attività del tempo di Avvento e Natale 2. visita pastorale di S.E. il Vescovo Adriano alle parrocchie della zona nord 3. domande dell'assemblea parrocchiale che attendono risposta. Punto 1: don Fortunato pone subito la domanda su come sono di solito preparate e vissute le novene sia dell'Immacolata che di Natale. Si ricorda che vengono pregate durante le S. Messe feriali e storicamente è sem-pre stata molto partecipata quella dell'Immacolata. Si conferma la collocazione prima della S. Messa feriale e la novena si terrà anche nei giorni di lunedì e venerdì anche se non vi è la celebrazione della S. Messa. Si potreb-be invitare a pregare la novena nelle famiglie magari fornendo una traccia; nell'affrontare l'argomento della no-vena si fa un riferimento alla S Messa quotidiana che purtroppo non è partecipata. Si decide di tenere la for-mula consueta per la novena dell'Immacolata e di proporre la preghiera in famiglia in occasione della novena di Natale. Si decide anche di allestire sull'altare la corona dell'Avvento con le candele da accendere settimana per settimana. A livello di tematiche la novena dell'Immacolata verterà sulla figura di Maria e quella di Natale se-guirà le letture domenicali. Ci saranno due momenti penitenziali: uno per bimbi e ragazzi e uno per adulti il mercoledì antivigilia di Natale. Si terrà anche una veglia prima della S. Messa di mezzanotte ( a partire dalle ore 23,30) la cui preparazione sarà curata dal gruppo giovani. Il giorno 20 dicembre le celebrazioni saranno in pale-stra in occasione della commemorazione dei martiri di Villa Sesso: prepareremo fogli con i canti realizzabili an-che senza chitarre, visto che il gruppo liturgico per quella data avrà problemi ad essere presente; si farà in modo di avere almeno l'accompagnamento della tastiera. Il 26 dicembre ci sarà solo una Santa Messa alle ore 10 e il 31 dicembre la S. Messa di ringraziamento sarà alle ore 11. Per tutti gli altri appuntamenti si rinvia al calendario pubblicato sul bollettino. Epifania: si celebrerà almeno un battesimo e ci sarà una festa pomeridiana per i bimbi in canonica o in palestra in accordo con le diverse realtà aggregative del territorio. Punto 2: visita pastorale del Vescovo (15-16-17 gennaio 2010). Sulla traccia fornita dal Parroco con una bozza di calendario si inizia la discussione. La visita inizia alle ore 15 del venerdì. Il Vescovo desidera incontrare, se possibile, i bimbi della scola materna, i nonni e gli anziani in generale, alcuni ammalati nella loro abitazione, il Centro Diurno e la Casa Sicar. Dopo la preghiera dei vespri, la sera del venerdì ci sarà un'assemblea pastorale aperta a tutti nel Teatro parrocchiale. Sabato 16 il Vescovo incontrerà fanciulli e ragazzi dell'iniziazione cristia-na per la preparazione del Vangelo della domenica (ore 15). A seguire ci sarà l'incontro con alcune famiglie ap-pena arrivate in parrocchia e il gruppo dei giovanissimi . Alle ore 18,30 il Vescovo incontrerà le famiglie nei lo-cali della parrocchia e l'incontro si concluderà con un momento di fraternità. La domenica mattina si aprirà con la visita al cimitero alle ore 9,45 (in particolare alle tombe dei parroci e sacerdoti defunti) e seguirà la S. Messa alle ore 10,30. (sono sospese le ss. Messe del sabato e della domenica ore 8). È la s. Messa della Visita Pastorale per tutta la comunità convocata nell'unica celebrazione. La preparazione alla visita prevede una lettera del Vescovo che verrà distribuita a tutte le famiglie della parroc-chia. Nei momenti di preghiera siamo invitato a pregare per questo importante appuntamento con il nostro Pa-store. Al CPP è chiesto di preparare una Relazione da fare avere al Vescovo; in preparazione dell'assemblea pa-storale questa Relazione sarà consegnata ai parrocchiani. Sono previsti anche incontri zonali riservati alle singole realtà degli operatori pastorali (caritas, missioni, cate-chisti, allenatori, giovani, universitari, catechisti battesimali, mondo agricolo, ...). Il calendario degli incontri zonali non è ancora stato fatto. Il punto terzo viene rinviato a data da destinarsi e con una preghiera alle ore 23,15 si chiude la seduta della quale è redatto il presente verbale. La segreteria

VERBALE  DEL CONSIGLIO PASTORALE del 22 Ottobre 2009.

Giovedì 22 ottobre 2009 alle ore 20.45, presso i locali della Parrocchia, si riunisce il Consiglio Pastorale Parroc-chiale (CPP). Sono presenti Don Fortunato, il Diacono Giorgio, Botti E. Cabassi F., Cabassi G., Castagnetti C., Fabbi S., Gallingani M., Munari P., Neri M., Orlandini A., Scardova V., Steccanella G., Zanni A., Zanni G . e Prospero Monelli. L'incontro ha inizio con la lettura ed una breve meditazione della Parola. Don Fortunato guida la riflessione al termine della quale s'invoca lo Spirito Santo, affinchè purifichi i nostri cuori e le nostre menti. Ordine del Giorno: 1. Verifica relativa all'assemblea parrocchiale di domenica 11 ottobre. 2. Visita Pastorale del Vescovo. 3) Catechesi agli adulti. Punto 1. Verifica relativa all'assemblea parrocchiale di domenica 11 ottobre. Si osserva che all'assemblea parrocchiale di domenica 11 ottobre la comunità era mancante soprattutto delle componenti giovani ed anziani, poco rappresentate anche nel Consiglio Pastorale. Si riflette e ci si interroga sui possibili motivi. Ci sono sensi-bilità e ragioni diverse per la non adesione che devono essere rispettate. C'è chi nella vita parrocchiale non vuole entrare forse perché si fida o semplicemente non è disponibile, alcuni probabilmente non si sentono chiamati o ritengono che la relazione non li riguardi, per costoro varrebbe la pena mantenere inalterato l'orario delle Sante Messe anche in occasione dell'assemblea. Diversi interventi sottolineano l'importanza di mantenere una sola S. Messa, perché dà il senso di un cammino che la comunità sta affrontando insieme e considerano po-sitiva l'iniziativa di presentare, una settimana prima dell'incontro, il testo scritto contenente le iniziative, le pro-poste programmatiche, i percorsi….di chi offre un servizio in parrocchia. Si rileva però che è stato riservato troppo spazio a coloro che hanno presentato i diversi ambiti della relazione, rispetto a quello destinato agli in-terventi che hanno riguardato: la pulizia della Chiesa, la sicurezza dei locali parrocchiali, la richiesta d'anticipare la S. Messa festiva del sabato durante il periodo invernale, la disponibilità a svolgere servizi non accolta, il controllo degli spazi destinati alle attività ludiche dei bambini, la possibilità di vivere alcuni momenti di preghiera con la comunità ganese di S. Lorenzo. Conclude il confronto sul punto in discussione all'o.d.g. don Fortunato il quale conviene che il tempo lasciato agli interventi è stato insufficiente. Sottolinea che l'assemblea parrocchiale dà il senso della famiglia che si ritrova, per questa ragione gli incontri dovrebbero essere due: uno ad inizio d'anno pastorale propositivo e programmatico ed uno al termine di verifica. La celebrazione della S. Messa unica vuole invece offrire l'occasione alla famiglia di riunirsi, se poi fosse successiva all'assemblea ne raccoglierebbe anche i frutti. Punto 2. Visita Pastorale del Vescovo. Don Fortunato ricorda che il Vescovo Adriano visiterà la nostra comu-nità il 15,16 e 17 gennaio ed informa il C.C.P. che presto i Sacerdoti ed i Diaconi delle Parrocchie interessate s'incontreranno con il Segretario del Vescovo. La veglia d'apertura della Visita, tenutasi in Ghiara, è stata poco partecipata, erano presenti non più di settanta persone. Punto 3. Catechesi agli adulti. Il 21 e 22 novembre si terrà il ritiro spirituale per famiglie sul tema della Carità, il relatore sarà don Romano Zanni, superiore delle Case della Carità. Il Diacono Giorgio informa che sono di-sponibili ad accoglierci le religiose dell'Oasi francescana di Serramazzoni. Il costo è di 37 euro a persona (pasti e pernottamento) e , per ragioni organizzative, il numero esatto di adesioni deve essere comunicato con almeno dieci giorni d'anticipo. La partenza è prevista per le ore 16.00 del sabato con ritrovo nel cortile della Chiesa, mentre il rientro è previsto per le 18.00 circa della domenica . Luca Neri fa sapere, attraverso uno scritto, che il 26/10 incontrerà don Rossi per organizzare il ritiro d'Avvento per adulti delle parrocchie della nostra zona e l'Azione Cattolica. La segreteria del C.P.P. pone all'attenzione dei presenti la disponibilità offerta, attraverso la sig. Denise Zurlo, dal Gruppo Teatro dell'O.P.G. di R. Emilia di rappresentare il proprio spettacolo anche nella nostra parrocchia . Per maggiori chiarimenti è possibile far riferimento alla sig. Zurlo o alla regista sig. Monica Franzoni. La partenza di Alice per il Madagascar è prossima, si prevede una tre giorni di riflessione e di preghiera : è im-portante che la comunità partecipi. Si programma il successivo C.P.P. per il 26/11/09 alle ore 20,45. La seduta termina alle 22.45

M. Neri

(Sal 117,29 RINGRAZIAMENTO)

RINGRAZIAMENTO: è il tema di questa 5ª e ultima settimana del mese missionario di quest'anno. Quanti motivi per rendere grazie al Signore, come chiesa Reggiano-Guastallese! Il dono del Vangelo e la conoscenza di Gesù e del suo amore. L'evangelizzazione delle nostre terre si perde nel tempo e nella memoria; quello che è certo che, grazie a qualcuno, questo annuncio è arrivato fino a noi e continua ad essere trasmesso. Il dono della Missione. La nostra chiesa di Reggio Emilia-Guastalla ha accolto l'invito ad andare e portare ad altri popoli la buona notizia che è Gesù; e cosi fin dagli inizi degli anni sessanta ha inviato laici, suore, sacerdoti, che sono partiti per vivere da cristiani e testimoniare Gesù con l'amore ai piccoli della storia, condividendo il cammino di Chiese sorelle. Da allora si è creato un movimento di partenze e di ritorni che continua ancora oggi; si sono aperti orizzonti di conoscenza, di dialogo e di scambio di doni. Un segno ben visibile del dono della missione l'abbiamo visto, vissuto e condiviso sabato 17 ottobre, nella chiesa di s. Giorgio in Sassuolo, alla veglia diocesana per la Giornata Missionaria Mondiale. La chiesa gremita di gente, in gran parte giovani, provenienti da diverse parti della diocesi; molta gente anche della nostra comunità di Villa Sesso. Il motivo? Il mandato missionario dato dal vescovo ausi-liare Lorenzo a cinque ragazze; tra queste Alice Bondavalli prossima a partire per il Madagascar, la prima in ordine di tempo delle missioni diocesane. Abbiamo ascoltato la testimonianza di quattro missionari reggiani rientrati definitivamente nel 2009: racconti di persecuzione; racconti vita semplice e sobria; racconti di coinvolgimento, a fianco della gente, in lotte per l'acqua, la giustizia, la dignità umana; racconti di fede. Abbiamo invocato lo Spirito del Signore sulle partenti: Alice, Tiziana, Lorenza. Giulia e Silvia, destinate al Madagascar, Kosovo e Albania. Abbiamo cantato e pregato senza dimenticare le chiese sorelle alle quali la nostra chiesa invia cinque giovani ragazze.

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Esercizi spirituali parrocchiali per giovani e adulti, presso Oasi Francescana a Serramazzon i (MO); sabato 21 e domenica 22 novembre 2009. Il tesa sarà la CARITA' relatore don Romano Zanni. La partenza alle ore 14,30 di sabato e rientro a Sesso domenica verso le ore 18,00; Portare la Bibbia e materiale da scrivere; il costo previsto, per vitto e alloggio, è di 37 €; è necessario iscriversi entro e non oltre il 10 novembre nel cartellone in chiesa o telefonare:

al diacono Giorgio ( 0522 531900) o a Bruno (0522 531404).

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"Dio é anche fuori" Tra le notizie che mi giungono a voce, o vedendo il telegiornale italiano,...in questo periodo difficile sotto tutti i punti di vista, c'é n'é una che mi colpisce particolarmente... e riguarda l'accoglienza degli immigrati, degli stranieri. Tema molto "caldo", complesso...lo riconosco. Un vero "problema", questo straniero. Eppure... con che velocitá si é data una soluzione "legale" alla permanenza delle "badanti"! Riflettendo su questo "problema"... la mente mi é andata subito alla "peccatrice" che irrompe (...senza nes-sun invito né permesso!) in casa di Simone per incontrare Gesú (Lc 7, 36-50). La donna entra in scena in ve-ste di emarginata, esclusa dal mondo sociale, dal sistema religioso, dal banchetto, dalla tavola, dal dialogo... Non ha nome, cultura, prestigio, influenza, autoritá e, sicuramente, non dispone neppure di molti mezzi eco-nomici. La donna ha soltanto la temeritá, l' audacia di sfidare le strutture piú potenti della societá del suo tempo. É sola. É peccatrice e lo sa. Gode di cattiva reputazione, lo sa. Neppure la legge la protegge. In-frange le norme e si addentra in "zone" strettamente proibite per lei. Tiene fronte agli sguardi d'accusa de-gli invitati e sopporta il giudizio intransigente di Simone. Non prova neppure a giustificarsi. Essa ha rischia-to tutto. E che fa Gesú? Anche Gesú travalica le strutture oppressive ed emarginanti della sua societá per concedere a "quella donna" una nuova dignitá. L'accoglienza di Gesú genera nel cuore di lei sentimenti di amo-re e di gratitudine. L'atteggiamento profondamente umano di Gesú "rompe le frontiere", relativizza la legge, smonta i pregiudizi... Non solo; genera anche vicinanza, relazione, dialogo... insomma, promuove l'incontro. La donna entra in casa senza dignitá e ne esce diversa. "Gesú abolisce il criterio: "Non é dei nostri" (Mt 10,40)... perché Gesú non guarda a cosa appartieni, ma a co-sa fai e a cosa sei nel tuo essere profondo... Chiunque cerca la veritá, la ama, e per lei si gioca in prima per-sona, dovunque sia, viene da Dio" Giá, Dio é piú grande dei nostri schemi e delle nostre regole religiose. A questo punto una domanda: lo straniero é solo un "problema" da affrontare o piuttosto una "presenza" da imparare ad ascoltare? Pochi giorni fa, incuriosita, mi sono avvicinata ad un gruppo delle nostre mamme (che seguiamo nella nostra missione)... stavano discutendo tra loro sui fatti di violenza che ogni giorno vedono, sentono, o che subisco-no, ed una di loro commentava: "Ma cosa stará succedendo al mondo?! La Grazia Divina é stata sicuramente contaminata da tutto l'inquinamento che c'é... con lo smog che c'é qui a Lima, poi... " ... "Qui Dio non centra - rispose un' altra (membro, questa, della "chiesa" evangelica) - il problema é la nostra cocciutaggine... non sappiamo piu ascoltare Dio, ma ascoltiamo solo ció che ci passa per la testa... e cosí ci facciamo del male da soli..." Dio é anche fuo
ri...Lo Spirito sta operando anche "fuori"... "fuori" dal colore della nostra pelle.. "fuori" dalle mura delle nostre chiese... "fuori" dai nostri schemi mentali e religiosi. Un gruppo di giovanissimi catechisti mi ha chiesto una mano per alcuni momenti di formazione e di spirituali-tá, "perché" - mi dice il loro coordinatore - "la difficile situazione che stiamo vivendo non puó mandare i crisi anche la nostra fede ed il nostro impegno con i fratelli... sí, anche noi siamo in una situazione difficile, ma c'é chi sta sempre peggio di noi"... (la crisi economica sta colpendo veramente duro i piu poveri, giá prova-ti... e tutti questi catechisti appartengono a famiglie che "lottano" per il pane di ogni giorno). Dio é anche negli altri, é anche nello straniero (=diverso)... quanto in me. E concludo con l'insegnamento di un altra donna, Graziella, di 28 anni e mamma di 4 figli... Graziella manda avanti la "baracca" da sola... dopo aver vissuto una vita disordinata e ... alla continua ricerca di qualcuno che le volesse bene. Pochi giorni fa mi ha confidato: "Dio é con me, ne sono sicura. Solo una forza che viene dall'alto mi sta aiutando ad affrontare la dura vita di ogni giorno. Dio é con me, nella mia piccola stanza (per usare un termine elegante) dove vivo con i miei bambini...É Lui che mi spinge a dialogare con i miei figli sulle "cose della vita"... ed é l'Unico che mi vuole davvero bene e che mi aiuta a credere ancora in una vita bella ed in un futuro migliore". Dio é anche "fuori".
Sorella Paola
 
Scarica il Bollettino parrocchiale n°180 Edizione Estate 2009 in PDF
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Un incoraggiamento in epoca di "emergenza educativa"

In questi giorni si aprono le porte e le finestre delle aule scolastiche. Si presentano volti nuovi, spe-cialmente dei più piccoli, si incontrano ragazzi che a gruppetti ritrovano i loro amici, si rivedono giova-ni pieni di tante cose da raccontarsi dopo le vacanze. La vita di un quartiere, di un paese, di una città percepisce che un momento importante è arrivato. È l'inizio dell'anno scolastico. Lo colgono con grande responsabilità i dirigenti e i docenti, ma anche le famiglie perché soprattutto su di loro grava il grande compito di far sì che tutto il tempo che i ragazzi trascorreranno dentro le aule scolastiche diventi momento educativo, contribuisca a rendere più incisivo il cammino di forma-zione già iniziato e incentivato nell'ambito familiare. Come Vescovo desidero essere partecipe di questa responsabilità offrendo una parola di coraggio: dirigenti, docenti, genitori non smarrite le ragioni del vostro essere educatori! L'emergenza educativa, che è presente oggi anche nella scuola, non è dovuta tanto a mancanza di mezzi, a difficoltà organiz-zative, a testi di stampo ideologico discordanti, ad una eccessiva burocrazia, quanto alla non dovuta valorizzazione del ruolo di guida di chi è preposto all'azione educativa. La crisi della scuola non è crisi di insegnamento, ma è crisi di vita. È necessario crederci al proprio ruolo di educatori delle nuove generazioni, renderci consapevoli che si tratta di un'azione - non ho timore di dire missione - che mette in rapporto due libertà: quella del docente e quella dell'alunno. Anche quando questa è appena all'inizio della sua crescita oppure è nella fase di sviluppo o sta raggiungendo quasi la sua maturità, ha bisogno di essere da quella orientata, illuminata, fortificata. ( ) Ecco il docente che spiega, che sbriciola le conoscenze, che aiuta a discernere, che presenta una vi-sione delle cose, del mondo più ampia, che apre all'infinito. Si rende conto che il suo sapere è messo continuamente alla prova dalle esigenze del conoscere dei suoi alunni e la sua professionalità è sempre richiamata all'altezza del compito educativo. Mi pare di poter dire che "l'educatore migliore è colui che inizia qualcuno a un cammino che dovrà percorrere in prima persona". Vorrei augurare a tutti gli alunni di potere incontrare nelle aule scolastiche queste figure di educatori e anche di riscoprirle tra le mura della propria casa. Di cuore, con la benedizione di Colui che ha educato così il suo popolo.

+ Adriano Caprioli Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla

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PREGHIERA Pietà Signore:

quante volte per convenienza ho fatto il sordo, quando non mi andava d'ascoltare ed obbedire!

Pietà per le volte che per utilità ho fatto il muto, per non coinvolgermi e compromettermi.

Pietà Maestro, per tutto il cerume che m'impedisce d'ascoltarti: desideri, bisogni, paure e preoccupazioni.

Pietà per il mio nodo alla gola, che m'impedisce di pregarti. Pietà Signore, della mia solitudine. Pietà per quanti ho isolato ed emarginato.

Pietà per tutte le volte che ho obbligato gli altri a fare i sordi! Pietà per tutte le volte che ho imposto agli altri ascolto e silenzio.

Pietà per tutte le volte che mi sono chiuso al dialo-go, alla comunicazione. Pietà per tutte le parole stolte dette.

Grazie Gesù per esserti occupato del sordomuto, parlando la sua lingua lo hai incontrato veramente!

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La Visita Pastorale del Vescovo Adriano


Il Vescovo Adriano Caprioli dall’autunno 2001 ha visitato tutte le 265 parrocchie sparse sul territorio della Diocesi e, dal gennaio 2009, buona parte delle 51 della città. Nel mese di dicembre verrà tra noi in Visita Pastorale, una “sosta” di tre giorni di ascolto e di preghiera nella comunità della quale “….il Vescovo è il primo responsabile: ad essa pertanto egli deve riservare tutta la sua cura” ( Lettera post-sinodale Pastores Gregis 45). Ad ogni famiglia sarà recapitata la sua lettera di annuncio della Visita. Desidera incontrare le persone della comunità, il parroco ed il diacono, i fanciulli ed i ragazzi del catechismo, i giovanissimi ed i giovani, i catechisti – educatori – allenatori, gli operatori Caritas e/o volontari, le famiglie, i nonni, gli ammalati nelle case ed i nuovi arrivati, i residenti in case di riposo o altre realtà di accoglienza… .
Saranno oggetto di considerazione anche le strutture e le opere. La permanenza fra noi del Vescovo Adriano sarà un tempo importante per riflettere sul volto missionario della parrocchia, inteso come servizio alla comunicazione della fede in un ambiente in profonda evoluzione (per tipologie di famiglie, per immigrazione, per costume…..) di cui occorre interpretare i bisogni perché ciascuno possa crescere nella fede e sulla necessità di rafforzare la collaborazione e l’integrazione con le parrocchie vicine, al fine di sviluppare insieme attività pastorali.
Siamo tutti chiamati a prepararci all’incontro soprattutto attraverso la preghiera.
                                                                                                                                             Il Consiglio Pastorale

 

CARITAS:

Dal 1 luglio previo appuntamento telefonando al numero 339/1059456, raccoglie le domande per accedere al fondo di solidarietà della diocesi “ Famiglia e Lavoro” rivolto alle famiglie con figli minori dove un membro o due hanno perso il lavoro dal mese di ottobre 2008.

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La Caritas parrocchiale chiede alla comunità:

omogeneizzati di carne, alimentari vari a lunga conservazione e pannolini per bambini misura 5 e 6, seggiolino auto, frigorifero, divano. . · Domenica 5 luglio dalle ore 19,30 cena “ Sotto le Stelle” presso la pista polivlente in Via Ferri 8. Parte del ricavato sarà a favore del restauro della Chiesa. · Il ricavato dei giochi di mezza estate del 27 giugno detratte le spese è di € 530,00; si ringraziano tutti coloro che hanno reso possibile questo momento di festa, con il loro lavoro e la loro disponibilità.

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VERBALE  DEL CONSIGLIO PASTORALE del 9 luglio 2009

 


Venerdì 10 luglio ’09 alle ore 21.00, presso i locali della Parrocchia, si riunisce il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP). Sono presenti Don Fortunato, il  Diacono Giorgio Tazioli, Botti E. Cabassi F., Cabassi G., Castagnetti C., Fabbi S., Galloni B., Neri M., Orlandini A., Steccanella G., Zanni A. .
L’incontro ha inizio con la lettura ed una breve meditazione del Vangelo di Mt. (10,16-23). Don Fortunato guida la riflessione sul tema della missione e sulla necessità di perseverare, sperare, lasciarsi guidare dallo Spirito Santo  “…..sarete odiati da tutti a causa del mio nome: ma chi persevererà fino alla fine sarà salvato”. Don Fortunato invita i presenti a chiedere al Signore di aiutarli ad affidarsi a Lui, di formulare la richiesta anche per le persone in difficoltà e di disporsi all’ascolto reciproco.
Ordine del Giorno: 1. Sagra di S. Maria Assunta.  2. Verifica dei momenti di vita parrocchiale vissuti negli ultimi mesi.
Punto 1. Sagra di S. Maria Assunta. Si concorda per un triduo (11, 12, 13 agosto) di preparazione alla festa dell’Assunta nostra patrona, nel quale sarà inserita una Liturgia Penitenziale. I presenti chiedono a don Fortunato, che accetta, di presiedere la celebrazione della Santa Messa Solenne, la quale avrà inizio alle ore 20.30. Alcuni interventi descrivono a don Fortunato le solenni liturgie degli anni passati e le luminarie con le quali Riccardo decorava la facciata della Chiesa, il campanile e tutto il percorso attraverso il quale si snodava la processione. Qualcuno propone d’illuminare nuovamente il tracciato, anche solo con alcuni segni che rendano visibile il tragitto, in aggiunta alle fiaccole ed alle candele. Altri riaffermano l’importanza che la celebrazione sia all’aperto, anche se negli ultimi anni è stata meno partecipata ed il nostro edificio di culto sarebbe in grado di accogliere tutti i convenuti.  Si rammenta che da diverso tempo non è stata stesa la cera sul pavimento della Chiesa, intervento indispensabile ed improrogabile. Le persone che svolgono il prezioso servizio delle pulizie sono poche e possono assicurare solo quelle ordinarie, occorrono altre forze.
Punto 2. Verifica dei momenti di vita parrocchiale vissuti negli ultimi mesi. Don Fortunato riferisce ai Consiglieri le impressioni positive maturate durante i momenti di permanenza a Cinquecerri con i bambini del II turno (I media) e comunica che nell’immediato rientro terrà un incontro, di verifica e valutazione, con gli educatori. In merito alle zoriadi sottolinea la presenza significativa di partecipanti, non invece della comunità. Sulle attività sportive serali qualcuno fa notare che l’informazione relativa al calendario ed agli orari dei tornei è stata incompleta ed imprecisa, un altro intervento suggerisce che in futuro andrebbe forse curata dagli stessi  referenti delle iniziative .
Don Fortunato rende noto di aver coinvolto i giovani in una settimana di lavoro di pulizia e manutenzione dei locali parrocchiali, in seguito annuncia ai Consiglieri  la Visita Pastorale del Vescovo Adriano e cede la parola al segretario verbalizzatore il quale, in sintesi, riferisce dell’incontro di presentazione e d’informazione per la preparazione alla Visita, che si è tenuto con i Presbiteri, i Diaconi e le Segreterie dei C.P.P. delle parrocchie del Centro Storico, di Pieve e della Zona Nord, presso il Teatro Parrocchiale di S. Agostino il 09/06/09. Successivamente lo incarica di redigere una breve comunicazione per la comunità e fissa un incontro con la segreteria per il 28/08/09 alle ore 21.00.

La seduta termina alle 23.00.                                                                                                           La segretaria

 

A VERBALE DEL CONSIGLIO PASTORALE del 4 giugno '09

La sera del 4 giugno 2009 alle ore 29,45 si riunisce il Consiglio Pastorale Parrocchiale per riflettere sui punti all'OdG. Sono presenti il Parroco don Forunato Monelli, Monelli Prospero, Cabassi Francesco, Cabassi Giovanna, Castagnetti Claudio, Fabbi Stefano, Franchini Linda, Gallingani Marisa, Galloni Bruno, Munari Paola, Neri Margherita, Orlandini Artemio, Scardova Virginia, Steccanella Gabriella, Zanni Augusta. L'incontro si apre con la lettura del vangelo del giorno: Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?". Gesù rispose: "Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi". Allora lo scriba gli disse: "Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v'è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici". Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: "Non sei lontano dal regno di Dio". E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. (Mc. 12, 28-34). Don Fortunato guida la riflessione comune sottolineando che la domanda rivolta dal giovane scriba a Gasù è sincera e non è formulata per mettere alla prova il Maestro come tanti altri avevano fatto. Il giovane dunque è esempio per ogni cristiano e per i membri del Consiglio Pastorale fornisce indicazione su come procedere, con il coraggio di porre domande e ascoltare risposte sinceramente. Gesù si pone come mediatore tra antico e nuovo Testamento, tra il comandamento dato a Israele di ascoltare il Signore e quello dell'amore che ne rivela il significato pieno. Relativamente al primo punto all'OdG, ovvero alla valutazione su quale spazio ha la Parola di Dio nella vita della nostra comunità e che spunti potrebbero aiutarci a viverla meglio, don Fortunato ricorda che il CPP non ha solo compito di discernere ma ha anche il dovere di effettuare in prima persona un cammino di formazione. Non si tratta di attività da aggiungere ma di ricondurre tutto alla Parola che è fondamento del nostro essere e del nostro agire. I presenti esprimono alcuni rilievi personali relativamente alla riflesione tenuta da don Matteo Mioni nella riunione precedente del CPP. Emergono come sottolineature la necessità di cogliere davvero nella Parola la buona notizia che essa vuole essere per ciascuno di noi, di fare proprio prima di tutto il significato originario poi quelli originati dentro di noi. Si nota che la Parola è un tema che intimorisce e il dialogo fatica a partire; forse questa esitazione è sintomatica di uno scarso radicamento nella Parola che motiva anche il procedere all'interno della parrocchia spesso come singoli più che come comunità. Vengono avanzate diverse ipotesi di cammino: la formazione di un gruppo biblico, la creazione di centri d'ascolto almeno nei tempi forti dell'anno liturgico, la valorizzazione dell'esistente ovvero ad esempio della S. Messa feriale e dell'incontro tenuto dal diacono Giorgio il venerdì, l'incoraggiamento alla partecipazione ai vari momenti mediante invito esplicito alla comunità, le missioni al popolo, la celebrazione della S. Messa feriale nelle famiglie per far sentire maggiormente il radicamento nella realtà territoriale. Qualcuno fa notare che luogo e orario della S. Messa non sono il problema reale, ma la questione è del posto che riserviamo al Signore nella nostra vita: spesso siamo numerosi nelle attività ma non nella preghiera. Per quanto riguarda il secondo punto, la programmazione delle attività estive, viene effettuata una rassegna delle iniziative previste per l'estate in modo che i consiglieri ne siano a conoscenza: campeggio elementari, campeggio medie, campeggio superiori (1^ e 2^) tutti a Cinquecerri in autogestione, campo giovani in Locride (si discute per il fatto che avviene in concomitanza con la Sagra), campeggio famiglie, corso animatori-educatori in parrocchia con settimana comunitaria, attività sportive serali, serata di giochi campestri, zoriadi, cena presso la casa della Odoardina. Si conclude ricordando l'imminenza della festa del Corpus Domini per le cui celebrazioni occorrerà una preparazione e fissando la data del prossimo CPP (2 luglio 2009) che avrà come punti all'OdG la sagra di S. Maria Assunta e la verifica dei momenti della vita parrocchiale vissuti in questi ultimi mesi. Il CPP si chiude alle ore 23 con la preghiera per i defunti (Davoli Walter, Mezzani Emore e Galvano Luca).

La segretaria

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A scuola di Comunione

Creati a immagine e somiglianza della comunione di Dio. Ci vuole lo Spirito per capire la Trinità. Ovvio. Ricordo un tenerissimo pretino che tentava di spiegare la Trinità a noi ragazzini di terza elementare disegnando un triangolo equilatero e usando l'improbabile addizione: 1+1+1=1 creando un insanabile conflitto tra scienza e fede! Per affrontare il mistero della Trinità ci aiuta più la poesia della matematica, più la musica e l'emozione della teologia. Ho sempre immaginato questa festa come un tuffo nell'acqua, coma uno spettacolare tuffo carpiato in un mare profondo e calmo. Splash Così, oggi, ci tuffiamo nel mistero di Dio. Ora e solo ora, dopo aver ricevuto lo Spirito, possiamo parlare di Dio. Attenti: non il Dio che c'é nella nostra testa, ma il Dio che ci è venuto a raccontare Gesù; non il Dio ragionevole e innocuo delle nostre riflessioni moderne, ma il Dio scandaloso e inimmaginabile di Gesù; non il Dio rassicurante e conservatore di chi riduce la fede a cultura, ma il Dio sorprendente che la Chiesa ha accolto e annuncia. Ci siamo fidati di Gesù, lo abbiamo seguito in questi mesi, ne abbiamo ascoltato il messaggio affascinante e nuovo, abbiamo con stupore visto i gesti prodigiosi della presenza di Dio, abbiamo celebrato la sua passione e morte tragica, abbiamo, stupiti, accolto l'annuncio della sua resurrezione e della sua presenza. Infine, domenica scorsa, abbiamo ricordato la forza dello Spirito che ci permette di scoprire che Gesù è vivo in mezzo a noi. Il Dio di Gesù Ci fidiamo di Gesù? Ora possiamo dargli retta? Crediamo che la sua vicinanza al Padre è qualcosa di misterioso e radicale perché, come spesse volte ci ha ricordato, lui e il Padre sono una cosa sola? Se sì, amici, ascoltiamo ora la sua esperienza di Dio, Lui che professiamo "Signore", cioè Dio, può parlarci di Dio in maniera definitiva, ci rivela nel profondo chi è Dio. E la sorpresa è incredibile. Gesù ci svela che Dio è Trinità. Ci dice che se noi vediamo "da fuori" che Dio è unico, in realtà questa unità è frutto della comunione del Padre col Figlio nello Spirito Santo. Talmente uniti da essere uno, talmente orientati l'uno verso l'altro da essere totalmente uniti. Che grande notizia, amici! Dio non è solitudine, immutabile e asettica perfezione, il sommo egoista bastante a se stesso, ma è comunione, festa, famiglia, danza, compassione, dono, amore, tensione dell'uno verso l'altro. Solo Gesù poteva farci accedere alla stanza interiore di Dio, solo Gesù poteva svelarci l'intima gioia, l'intimo tormento di Dio: la comunione. E la Scrittura oggi ci ricorda come, a partire da Israele, questa amicizia tra l'uomo e Dio sia cresciuta fino al dono dello Spirito stesso di Dio in noi. E a me? Che significa questa scoperta? Cosa cambia nella nostra quotidianità? Se Dio è comunione, in lui siamo battezzati e a sua immagine siamo stati creati; questa comunione ci abita e a immagine di questa immagine siamo stati creati. La solitudine ci è insopportabile perché inconcepibile in una logica di comunione. Gesù ci ribadisce: Siate perfetti nell'unità. E se anche fare comunione è difficile, ci è indispensabile, vitale, e più puntiamo alla comunione e più realizziamo la nostra storia, più ci mettiamo alla scuola di comunione di Dio, più ci realizzeremo. Ricordiamoci che il grande sogno di Dio, la Chiesa, va costruita a immagine della Trinità. La nostra comunità prende ispirazione da Dio-Trinità, guarda a lui per intessere rapporti, per rispettare le diversità, per superare le difficoltà. Guardando al nostro modo di essere, di relazionarci, di rispettarci, di essere autentici, chi ci sta intorno capirà chi è Dio e per noi l'idea di un Dio che è Trinità diventerà luce. Il mio povero pretino sbagliava operazione aritmetica: non l'addizione serviva per capire la Trinità, ma la moltiplicazione. Uno per uno per uno fa sempre uno. Il Padre è per il Figlio che è per lo Spirito Santo e insieme sono un unico Dio. Q uesto è il Dio che Gesù è venuto a raccontare. Volete ancora tenervi il vostro vecchio Dio?

Paolo Curtaz

 

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Verbale del consiglio pastorale 2009

MAGGIO: MESE DI MARIA MESE DEL ROSARIO

Al mistero di Maria si lega direttamente una preghiera molto particolare della Chiesa cattoli-ca: il santo rosario. L'origine del rosario risale al Medio evo. Era un tempo in cui si pregava con i Salmi, ma la Bibbia era un ostacolo insuperabile per chi non sapeva leggere. Ed era la grande maggio-ranza. Il rosario, come grani di una collana legati dai misteri della vita di Gesù Cristo, diventò nei secoli la preghiera popolare tradizionale. Il rosario ci restituisce quella sapienza originaria che sa come la ripetizione sia una compo-nente importante della preghiera e della meditazione. Coloro che recitavano il rosario avevano duramente lavorato tutto il giorno e avevano biso-gno di una preghiera che restituisse loro serenità. Il rosario si recita in semplicità, come ci hanno insegnato i nostri vecchi che amavano il ro-sario e più invecchiavano, più l'amavano. Invecchiando si è sempre meno in grado di fare grossi sforzi, anche spirituali, e tanto più forte si sente l'esigenza di un rifugio interiore, un po' come farsi cullare dalle preghiere della Chiesa, in un ritmo sempre uguale che ci tra-smette serenità e consapevolezza. Dio, che è infinito, sceglie le cose piccole per rivelarsi all'uomo: le nostre stesse umili parole; sceglie le cose piccole per venire in mezzo a noi e insegnarci la via più semplice per andare a lui e in altre parole con la preghiera, la riconciliazione, l'umiltà, il raccoglimento del-l'anima che nella quotidianità cerca Dio.?Nel momento in cui si comprende il Santo Rosario è segno che nella nostra vita si è fatta una gran conquista: riusciamo a valorizzare le cose piccole. Il Santo Rosario è la preghiera e la contemplazione che Maria Vergine ha insegnato alle anime e offerto alla Chiesa, molte volte nei secoli, e anche nei tempi più recenti, special-mente a Lourdes, a Fatima e a Medjugorje, dove la Madonna non ha chiesto straordinarie penitenze o rivoluzioni, ma la preghiera del Rosario, accompagnata da piccole mortificazioni, piccole pratiche di pietà, di devozione e opere di misericordia, piccoli atti di un immenso amo-re.?Infatti, proprio nel Santo Rosario sembra verificarsi quella stupenda esortazione evange-lica, enunciata da Gesù, quando ha detto: " Solo chi si farà piccolo come uno di questi fanciulli entrerà nel Regno dei cieli " (Mt.18,3). Allora, fratelli e sorelle, forse anche noi cristiani abbiamo necessità di meditare seriamente il significato di questa via, proprio per non cedere alle tentazioni del mondo, per non prendere la strada dei continui errori e restare fedeli a quelle delle beatitudini: via della povertà e non della ricchezza; via della mansuetudine e non della durezza; via della benignità e non della violenza.

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In occasione della prossima Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni al sacerdozio ed alla vita consacrata, che sarà celebrata il 3 maggio 2009, Quarta Domenica di Pasqua, mi è gradito invitare l'intero Popolo di Dio a riflettere sul tema:

La fiducia nell'iniziativa di Dio e la risposta umana. Risuona perenne nella Chiesa l'esortazione di Gesù ai suoi discepoli: "Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!" (Mt 9,38). Pregate! Il pressante appello del Signore sottolinea come la preghiera per le vocazioni debba essere ininterrotta e fiduciosa. Solamente se animata dalla pre-ghiera infatti, la comunità cristiana può effettivamente "avere maggiore fede e speranza nella iniziativa divina" (Esort. ap. postsinodale Sacramentum caritatis, 26). La vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata costituisce uno speciale dono divino, che si inserisce nel vasto progetto d'amore e di salvezza che Iddio ha su ogni uomo e per 1'intera umanità. L'apostolo Paolo, che ricordiamo in modo speciale durante quest'Anno Paolino nel bimillenario della sua nascita, scriven-do agli Efesini afferma: "Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo, in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità" (Ef 1,3-4).() Il divino Maestro chiamò personalmente gli Apostoli "perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni" (Mc 3,14-15); essi, a loro volta, si sono associati altri discepoli, fedeli collaboratori nel mini-stero missionario. E così, rispondendo alla chiamata del Signore e docili all'azione dello Spirito Santo, schiere innumere-voli di presbiteri e di persone consacrate, nel corso dei secoli, si sono poste nella Chiesa a totale servizio del Vangelo. Ren-diamo grazie al Signore che anche oggi continua a convocare operai per la sua vigna. Se è pur vero che in talune regioni della terra si registra una preoccupante carenza di presbiteri, e che difficoltà e ostacoli accompagnano il cammino della Chiesa, ci sorregge l'incrollabile certezza che a guidarla saldamente nei sentieri del tempo verso il compimento definitivo del Regno è Lui, il Signore, che liberamente sceglie e invita alla sua sequela persone di ogni cultura e di ogni età, secondo gli imperscrutabili disegni del suo amore misericordioso. Nostro primo dovere è pertanto di mantenere viva, con preghiera incessante, questa invocazione dell'iniziativa divina nelle famiglie e nelle parrocchie, nei movimenti e nelle associazioni impegnati nell'apostolato, nelle comunità religiose e in tutte le articolazioni della vita diocesana. Dobbiamo pregare perché 1'intero popolo cristiano cresca nella fiducia in Dio, persuaso che il "padrone della messe" non cessa di chiedere ad alcuni di impegnare liberamente la loro esistenza per collaborare con lui più strettamente nell'opera della salvezza. E da parte di quanti sono chiamati si esige attento ascolto e prudente discernimento, generosa e pronta adesione al progetto divino, serio approfondimento di ciò che è proprio della vocazione sacerdotale e religiosa per corrispondervi in modo responsabile e convinto. () A perpetuare questo mistero salvifico nei secoli, sino al ritorno glorioso del Signore, sono destinati i presbiteri, che proprio in Cristo eucaristico possono contemplare il modello esimio di un "dialogo vocazionale" tra la libera iniziativa del Padre e la fiduciosa risposta del Cristo. Nella celebrazione eucaristica è Cristo stesso che agisce in coloro che Egli sce-glie come suoi ministri; li sostiene perché la loro risposta si sviluppi in una dimensione di fiducia e di gratitudine che dira-da ogni paura, anche quando si fa più forte 1'esperienza della propria debolezza (cfr Rm 8,26-30), o si fa più aspro il conte-sto di incomprensione o addirittura di persecuzione (cfr Rm 8,35-39). La consapevolezza di essere salvati dall'amore di Cristo, che ogni Santa Messa alimenta nei credenti e specialmente nei sacerdoti, non può non suscitare in essi un fiducioso abbandono in Cristo che ha dato la vita per noi. Credere nel Signore ed accettare il suo dono, porta dunque ad affidarsi a Lui con animo grato aderendo al suo progetto salvifico. Se questo avviene, il "chiamato" abbandona volentieri tutto e si pone alla scuola del divino Maestro; ha inizio allora un fecondo dialogo tra Dio e l'uomo, un misterioso incontro tra l'amore del Signore che chiama e la libertà dell'uomo che nell'amore gli risponde, sentendo risuonare nel suo animo le pa-role di Gesù: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga" (Gv 15,16). () Cari amici, non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà e ai dubbi; fidatevi di Dio e seguite fe-delmente Gesù e sarete i testimoni della gioia che scaturisce dall'unione intima con lui. Ad imitazione della Vergine Maria, che le generazioni proclamano beata perché ha creduto (cfr Lc 1,48), impegnatevi con ogni energia spirituale a realizzare il progetto salvifico del Padre celeste, coltivando nel vostro cuore, come Lei, la capacità di stupirvi e di adorare Colui che ha il potere di fare "grandi cose" perché Santo è il suo nome (cfr ibid., 1,49).

Benedetto XVI

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Impicciarsi! Svegliarsi! Reagire!

Sono tre inviti che ho sentito personalmente in tre diverse circostanze in questi mesi, tre verbi martellati come chiodi da Vincenzo Linarello, presidente del Goel (Locride), da Giuliana Martirani (Università di Napoli), da Sonia Alfano, presidente dell'Associazione famigliari vittime della mafia, dal procuratore distrettuale antimafia Nicola Gratteri e dal giornalista Antonio Nicaso (Reggio Calabria). E in questi giorni mi ritornano in mente con particolare insistenza e urgenza: sono verbi pasquali, attuali, universali. Pasquali perché risuonano nelle letture bibliche e nella liturgia di queste settimane. Gesù ha sconfessato i traffici e gli interessi del Tempio, mettendosi dalla parte della donna adultera, del cieco nato (nel peccato), del lebbroso, contro il sistema religioso istituzionalizzato e spersonalizzante. E ha invitato a seguirlo, portando con lui la croce, vegliando con lui nella passione, agendo e reagendo come lui, "per la vita e il riscatto di molti" (Mt 20,28). E a Pasqua, nel Cenacolo ha soffiato lo Spirito su di un piccolo gruppo di uomini e donne per dare loro la forza di continuare la sua opera nel mondo: "Andate. Io sarò con voi!". Verbi pasquali, dicevo, attuali ed universali… Sì, perché oggi, nella sola provincia di Reggio Emilia sono operativi, indisturbati, 5 clan della 'ndrangheta, a Reggio, appunto, a Scandiano, a Reggiolo, a Bibbiano e a Novellara… Sì, perché oggi il mercato della droga, diffuso e gestito capillarmente dalle mafie, produce montagne di soldi sporchi da ripulire attraverso la costruzione di catene di alberghi, di supermercati, di villaggi turistici, attraverso azioni in borsa e piccoli-medi-mega investimenti in ogni settore. Sì, perché oggi, mentre la popolazione civile del Kivu (Congo) continua a vivere un calvario di atrocità e di violenze ad opera di soldati e di guerriglieri, in lotta per i diamanti e il coltan di cui è ricca la regione, la pubblicità delle multinazionali dei telefonini sfida e corrompe adulti e giovani perché acquistino sempre nuovi modelli, le cui batterie sono imbottite appunto di coltan… Sì, perché oggi, mentre cresce a dismisura nel mondo l'anelito e l'esigenza della pace e lo sgomento per le conseguenze devastanti delle guerre sulla vita dell'uomo e della natura, in Italia l'esportazione di armi ha raggiunto nel 2008 la cifra record di oltre tre miliardi di euro, mentre il valore delle transazioni bancarie autorizzate - anche verso paesi in conflitto (tra cui Israele), in zone di forte tensione (Medio oriente, Africa, Asia) dove più gravemente i diritti umani sono violati - ha superato i quattro miliardi. E il Governo spinge perché si approvi entro aprile un impegno economico di oltre 13 miliardi di euro per gli aerei F35, nuovi caccia bombardieri presentati come "assolutamente vitali per la difesa" del nostro paese, in realtà con "spiccata capacità di impiego (offensivo) fuori area" (testo presentato alla Commissione parlamentare). Così quello che il terremoto ha fatto in Abruzzo, gli F35 lo faranno in tante parti del mondo… Sì, perché, dal 2002 ad oggi, secondo le stime e la ricerca documentate a Lampedusa da Visetti (Repubblica), sono morte nel Mediterraneo già oltre 40.000 persone. E un amico Servo della Chiesa spagnolo mi ha assicurato che in Atlantico, tra le imbarcazioni che si avventurano al largo delle coste occidentali africane dirette in Spagna, le vittime sono ben maggiori, a centinaia, tutti i giorni… Sì, perché, oggi la Benetton, presente in 120 paesi del mondo con i marchi Sisley, Playlife, Killer Loop, con un fatturato totale di quasi due miliardi di euro, ha acquistato in Argentina dal governo locale 900.000 ettari di terreno per la produzione di lana, condannando il popolo "Mapuche" (= uomini della terra) a vivere in una striscia di territorio dove le famiglie vivono in condizioni di sovraffollamento e di manodopera a basso costo. Il Nobel per la pace, lo scrittore argentino Pérez Esquivel, se ne è fatto portavoce, denunciando la ignobile espropriazione di spazio vitale cui sono sottoposti: dai 30 milioni di ettari di un tempo ai 250.000 di oggi. Sì, perché oggi Coca-Cola, penalizzata in India con la chiusura della fabbrica di Kaladera per l'estrazione e l'inquinamento delle falde acquifere della zona e per lo sfruttamento del lavoro minorile e inquisita in Colombia per nove omicidi, numerosi attentati e sequestri ai danni di sindacalisti e loro familiari, continua a immettere nei suoi prodotti il dolcificante aspartame, sostanza tossica e cancerogena, causa di progressivi, gravi danni al cervello, soprattutto se assorbita da piccoli… Sì, perché oggi, mentre manca acqua potabile al 30% della popolazione mondiale e le riserve d'acqua vengono spesso distrutte, contaminate o privatizzate, anche in Italia il Parlamento ha votato l'articolo 23 bis del decreto Legge 112 del ministro Tremonti, secondo il quale i servizi idrici sono da gestire secondo le regole dell'economia capitalistica, controllata naturalmente dalle multinazionali. Così il 65% del nostro corpo è già venduto!… E in Campania la Veolia ha già aumentato del 300% le bollette dell'acqua. Chi protesta si trova sotto casa i vigilantes armati e i carabinieri a chiudere l'erogazione. Però - e questa è finalmente una buona notizia - in questi anni, dal 2000 al 2007 in Emilia Romagna il consumo e lo spreco di acqua si è ridotto dell'8,6% e a Reggio Emilia del 22%. Allora si può, anzi si deve… impicciarsi, svegliarsi, reagire! Oltretutto, se facciamo Pasqua, possiamo agire diversamente?!

don Emanuele Benatti

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newSgomenti per la catastrofe del terremoto che ha colpito L'Aquila e numerosi centri dell'Abruzzo, vogliamo far giun-gere la nostra vicinanza alle popolazioni coinvolte in questo drammatico evento. Mentre ci raccogliamo in preghiera per tutte le vittime, auspichiamo che la rete delle parrocchie, degli istituti religiosi e delle aggregazioni laicali contribuisca ad al-leviare le difficili condizioni in cui migliaia di persone sono co-strette a vivere. ?

Ci auguriamo che la generosità di tanti leni-sca il dolore fisico e la sofferenza morale di chi ha visto in un attimo distruggere i sacrifici e le fatiche di una vita. La Pa-squa ormai vicina, di passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, sia per tutti segno di speranza e sorgente di carità.

(Comunicato della Conferenza Episcopale Italiana)

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Scarica il Bollettino parrocchiale n°179 Edizione Pasqua 2009 in PDF

 

... noi ti accompagniamo, Gesù. Fra quelli che ti acclamano, Gesù, fra quelli che si lasciano prendere dall'entusiasmo al tuo passaggio ce ne sono molti che sognano il ristabilimento della potenza d'Israele, della sua indipendenza, dell'antico splendore. Quel titolo, "Figlio di Davide'; si presta facilmente a qualche equivoco.

Eppure tra poco non ci potrà più essere alcuna ombra di dubbio sùlla tua identità e sul senso autentico della tua missione. Perché ormai è vicina l'ora della passione, l'ora della croce, ma anche della gloria, l'ora dell'oscurità, ma anche della rivelazione. Sarà proprio osservando il modo in cui muori che il centurione ti riconoscerà come il Figlio di Dio: venuto non con la forza, ma nella debolezza, non per schiacciare e colpire, ma per liberare ed amare. In questa Settimana Santa che oggi prende inizio, noi ti accompagniamo, recando in mano i rami di ulivo, sul percorso doloroso della passione e della morte, per condividere la tua risurrezione.

Roberto Laurita.

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Calendario "Settimana Santa"

DOMENICA 5 APRILE - DOMENICA DELLE PALME (niente catechismo) Ore 8,00 - Santa Messa - def. Gilioli Zelinda (ann) Ore 10,30 - Benedizione dell'ulivo e Santa Messa - def.ti Brevini Luciano, Bassoli James e Paolo Dopo messa distribuzione della tradizionale ciambellina Ore 15,30- A Casalgrande, per tutti i giovani della diocesi: Giornata Mondiale della gioventù

LUNEDI' 6 APRILE - ore 7,00 recita lodi - ORE 20,30 Santa Messa e catechesi sul triduo Pasquale

MARTEDI' 7 APRILE - ore 7,00 recita lodi - ORE 20,30 Santa Messa e catechesi sul triduo Pasquale

MERCOLEDI' 8 APRILE - ore 7,00 recita lodi - ORE 20,30 Santa Messa e catechesi sul triduo Pasquale

GIOVEDI' 9 APRILE - GIOVEDI' SANTO - CENA DEL SIGNORE ORE 7,00

- Recita lodi Ore 9,30 - Messa del Crisma in Cattedrale con Benedizione degli Oli Santi. ORE 20,30 - Santa Messa "in Cœna Domini" - Lavanda dei piedi - Reposizione del Santissimo A seguire Adorazione Notturna fino alle 7 del mattino (iscriversi nel cartellone)

VENERDI' 10 APRILE

-VENERDI' SANTO - PASSIONE e MORTE DEL SIGNORE La chiesa rimane aperta tutto il giorno - Giornata di digiuno e astinenza. ORE 7,00 - Recita lodi ORE 15,00 - Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù dando un forte grido, spirò. (Mc15,33,37) Ci troviamo alle 15,00 in un breve momento di preghiera per ricordare la morte di Gesù. ORE 20,30 - Celebrazione della Passione del Signore - Adorazione della Croce

SABATO 11 APRILE

- SABATO SANTO - VEGLIA PASQUALE La chiesa rimane aperta tutto il giorno Ore 7,00 recita lodi ORE 21,30 - Veglia Pasquale - LUCE - PAROLA - ACQUA - PANE e VINO Battesimo di Martina Zanni e di Riccardo De Lucia

DOMENICA 12 APRILE

-DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE ORE 8,00 - Santa Messa - def.ti coniugi Marconi ORE 11,00 - Santa Messa solenne del giorno di Pasqua

LUNEDI' 13 APRILE

- LUNEDI' DELL'ANGELO ORE 10,00 - Santa Messa ORE 13,00 - Pranzo/Grigliata per tutti - nel pomeriggio Pallavolo e calcetto Per informazioni e adesioni: Alfredo 0522/531977 - Alberto 0522/531559 - Artemio 0522/531012 .

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SE IL CHICCO DI GRANO NON MUORE... STRALCI DI UNA TESTIMONIANZA.

Lunedì ho conosciuto un uomo. Anzi una grande persona. Massimo Toschi. Assessore alla cooperazione internazionale - Regione Toscana / Cooperazione internazionale; perdono e riconcilia-zione fra i popoli; iniziative per la cooperazione con la riva sud del Mediterraneo; iniziative contro la pena di morte e per la promozione dei diritti umani; iniziative per promuovere il dialogo sull'interdipendenza. Per chi vuole, ecco qualche osservazione che lui faceva chiacchierando con noi: "Vita dura, in triciclo fino a 24 anni. Poliomelitico sin da bambino, in carrozzina a tutt'oggi. Vedovo da 7 anni. Ognuno ha i suoi limiti, alcuni sono visibili come il mio, e sono i più semplici, poi ci sono quelli che non si vedono, che sono i più complicati. La mia prima conversione è stata a Lourdes. Non è stata la Madonna, ma vedere dei malati messi peggio di mè… io credevo di essere il ragazzo più sfortunato del mondo. Lì ho imparato a decentrarmi, il mio dolore non era il più grande. Mia moglie è morta dopo il terzo tumore, mia figlia è monaca. "Non osi separare l'uomo ciò che Dio unisce", nel mio caso è Dio che ha separato… non si sa bene come funzionino queste cose. Progressivamente quella che mi sembrava una chiusura è diventata luogo di apertura e comunicazione, di comu-nione. Nel '98 ho avuto la mia seconda conversione. Mi ha convertito un ragazzo musulmano algerino amputato. Sono gli altri che ti cambiano, con le loro domande. Io che avevo la tipica tentazione cattolica di andare per servire, in realtà lì sono stato servito. Sono l'unico politico italiano ad esser stato a Gaza dopo la guerra: abbiamo organizzato un campo estivo per ragazzi israeliani e palestinesi insieme. Parlo così ora, tra 10 anni non so. La vita cristiana si può perdere anche all'ultimo momento, come è successo ai discepoli sotto la croce. - Io che dovevo esser servito sono andato a servire, e servendo ho capito di esser servito. Il servizio deve avere una misura grande, non deve essere consolazione al protagonismo socio-religioso di alcuni cattolici. Chi sono i piccoli? E' tutto molto chiaro, quelli che non hanno nulla, carcerati, sulla strada, emarginati. Il Vangelo non è difficile. Non è per intellettuali. Non è per i cristiani. E' per tutti. Assessore al perdono, perché "pace" è una parola usurata, sono tutti per la pace ora. Perdono è riconoscere la propria responsabilità per il dolore dell'altro (vedi Mandela). L'alternativa è la guerra, è tutto molto semplice. Chiedere perdono è domanda di cambiamento della mia politica. Ci vogliono nuove parole per raccontare la politica. La politica deve vedere la frontiera dell'impossibile. Io? La sofferenza spesso schiaccia, non sono contento di soffrire… così il mio percorso di conoscenza migliora. Solo per grazia non si è schiacciati. Il dolore molto raramente è terapeutico. Va gestito sempre con molta cautela. E' sempre il dolore degli altri, noi non ne portiamo mai il peso. Non abbiamo il diritto di far quadrare il cerchio (Occhio a quel cattolicesimo che fa della sofferenza un'ideologia!). Bisogna imparare ad esser fedeli nel poco, e perseveranti nella fedeltà nel poco. Il punto non è fare, ma lasciare che il Signore ci faccia. Non dobbiamo pensare di essere noi i protagonisti. L'azione è l'effetto di una grazia sovrabbondante, non è l'effetto di una strategia o ideologia. Il servizio non sono cose da fare, si tratta di dare la vita. Il contrario di quello che fanno i re del mondo. Il servizio cristiano è stare nella storia e agire come lo schia-vo, non da potente, non a fin-di-bene. Servire senza avere potere, è dare la vita. I cristiani ci sono ancora, ma siamo preoccupati d'altro. Si antepongono i principi alla misericordia. Ci danno sicurezza ma non sanno sanare i cuori feriti. Un cristiano senza misericordia è qualcosa che non sta in piedi, eppure nel nome della dottrina, dei dogmi, ecc. si fa del Vangelo un'ideologia. Quando perdiamo la misura della misericordia, perdiamo il volto di Dio, e la nostra anima. La vita degli altri è un valore assoluto, non la mia. Se ci accaniamo sull'aspetto biologico… non rischiamo di perderci la risurrezione? E se ci perdiamo quello, che ci resta? Cristianesimo è dare la vita, non tenerla, non trattenerla. Lo stile dei cristiani non è legato al consenso che si ottiene nella società, ma è solo obbedienza al Signore. Ha senso? Non ha senso? Non mi interessa… Non per concorrere, ma per servire. Il problema non è di essere pochi e tranquilli, o tanti e sicuri… ma di essere come il Vangelo ci chiede". (Davide Orlandini)

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DOMENICA 22 MARZO: GIORNATA MONDIALE DELL'ACQUA

Domenica 22 marzo è la Giornata mondiale dell'acqua, intitolata "Acque condivise, opportunità condivise": un appuntamento simbolico importante come sottolineato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. "È la nostra risorsa naturale più preziosa. Più che mai dob-biamo quindi lavorare insieme per farne un uso sensato. Il nostro futuro collettivo dipende dal modo in cui gestiamo questa risorsa preziosa e limitata". Il futuro dell'acqua è nell'agricoltura: bisogna produrre più cibo consumando meno quantità del prezioso liquido. È il messaggio lanciato dal palco del quinto World Water Forum in corso a Istanbul dal direttore generale della Fao Jacques Diouf. È necessario, ha detto, prestare più at-tenzione alla gestione delle risorse idriche in agricoltura e aumentare il sostegno ai contadini nei Paesi in via di sviluppo per affrontare i problemi della scarsità d'acqua e della fame. "I milioni di agricoltori che in tutto il mondo producono il cibo che noi mangiamo devono esse-re al centro di ogni processo di cambiamento. Hanno bisogno di essere incoraggiati e indirizzati a produrre di più con meno acqua. Ciò richiede investimenti e incentivi ben finalizzati, oltre a un contesto politico adeguato".L'agricoltura assorbe il 70% del consumo mondiale di acqua po-tabile. Ma se bastano dai due ai tre litri di acqua al giorno per soddisfare il fabbisogno di liquidi di un individuo, ne occorrono 3mila per produrre l'equivalente del nostro fabbisogno quotidiano di cibo. Secondo Diouf il problema della fame crescente nel mondo, con quasi un miliardo di esseri umani (il 15% della popolazione mondiale) non in grado di procurarsi cibo a sufficienza, potrebbe peggiorare "se non vengono prese decisioni coraggiose e attuate misure concrete e ur-genti". CONSUMO CRITICO - Altro problema serio legato all'acqua è il mercato. Per chi vuole informarsi su ciò che sta dietro al mercato dell'acqua sarà presto disponibile la seconda edizione della "Piccola guida al consumo critico dell'acqua" di Luca Martinelli, edita da Terre di Mezzo. Il libro (3 euro) spiega per-ché l'acqua degli acquedotti è buona, sicura e comoda, ma è surclassata a colpi di spot dall'acqua in bot-tiglia, cara per le nostre tasche e poco sostenibile per l'ambiente. Scheda per scheda, l'analisi delle aziende imbottigliatrici che si spartiscono un mercato da oltre 3 miliardi di euro, mentre nelle casse pubbliche arrivano solo le briciole. L'Italia è anche tra i primi produttori al mondo di acque minerali, con 12,4 miliardi di litri imbottigliati nel 2007. Il mercato tuttavia è molto concentrato, ed è in mano a 4 grandi gruppi che controllano il 54% delle vendite. Da aprile 2009 in libreria, il testo può essere acqui-stato anche nelle botteghe del commercio equo e solidale e sul sito di Altreconomia: www.altreconomia.it/libri.

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Chiesa missionaria, un'eredità per il futuro Memoria storica.

L'impegno missionario della nostra Chiesa, antico di secoli, ha trovato nei primi decenni del secolo scorso una rinnovata primavera e ha mostrato in religiosi reggiani a guastallesi co-me p. Pietro Uccelli, il beato Artemide Zatti, don Pasquino Borghi, suor Maria Mazzelli, figure di mis-sionari davvero eccellenti. Finita la grande guerra, poco dopo la lettera "Fidei Donum" di Pio XII, mons. Socche, alla fine degli anni '50, benediceva la partenza per l'India di una laica, la dottoressa Morelli e di due sacerdoti, don Ganapini e don Gualdi, per il Madagascar, mentre all'inizio degli anni '60 Mons. Zambarbieri e don Merzi coinvolgevano la Diocesi di Guastalla nel sostegno alle missioni Orsoline, sempre il Madagascar, dove era stata inviata suor Pierangela di Reggiolo. Verso la metà de-gli anni '60, subito dopo il Concilio, mons. Baroni metteva la diocesi di Reggio in stato di missione permanente, dando impulso ad una fiorente stagione missionaria che dura tutt'oggi, e che ha visto ne-gli ultimi quarant'anni decine di sacerdoti, di religiosi e di laici, sposati, celibi, consacrati secolari, andare in missione per periodi più o meno lunghi, non sempre facili ma sempre benedetti. Tale stato di missione ha costruito a rendere "la Diocesi più Chiesa, più se stessa, più matura e adul-ta" ( Mons. Baroni - La chiesa diocesana in stato di missione - 1968). In questi ultimi tempi, con Mons. Gibertini e con Mons. Caprioli, la diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, pur assillata dal grave problema della diminuzione delle vocazioni e dell'età avanzata di molti sacerdoti, non ha ridotto il proprio impegno. L'apertura di due nuove missioni diocesane in Albania e in Ruanda è il segno di una coscienza e di una volontà ecclesiale ancora intatta. Attualmente i missionari inviati dalla diocesi sono più di cinquanta: quindici sacerdoti, decine di suore, tre coppie di sposi, due consacrati laici con voti e una ventina di laici celibi. La consapevolezza della nostra ricca tradizione missionaria, deve vederci tutti impegnati a rinnovarne la memoria storica, alimentando, anche e soprattutto nelle nuove generazioni, la riconoscenza a Dio per il dono di tanti missionari e la riconoscenza ai missionari per la loro generosa testimonianza. Così facendo, cresceremo nel desiderio di sostenerli, di raccoglierne l'eredità e di continuare il cam-mino. Alcuni di loro, stroncati dalla malattia o giudicati degni del martirio, non sono mai rientrati, ma tutti, anche a coloro che sono rientrati dopo poco tempo, hanno dato il meglio di sé in condizioni spesso dif-ficili, a volte durissime. Tutti, per amore del Vangelo e dell'uomo più debole, hanno affrontato fatiche e privazioni: lo hanno fatto anche a nome nostro e con il nostro aiuto. Verso di loro noi ci sentiamo profondamente ricono-scenti e debitori.

(dal Documento del CMD di Reggio Emilia-Guastalla a 40 anni dal Concilio)

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IL DIGIUNO CRISTIANO: LIBERAZIONE E CONDIVISIONE

Benedetto XVI ha scelto come tema cui volgere l'attenzione e come strumento privilegiato per rinnovare la no-stra conversione il digiuno. Elemento che nell'esperienza dei credenti nel Dio vivente e vero, fin dall'Antico Te-stamento, accompagna sempre la preghiera e l'elemosina-condivisione. Che senso ha il digiuno cristiano? Perché praticar/o? Quali possono esserne i frutti? A tali domande vuole ri-spondere il messaggio del Papa. Oggi, lo sappiamo bene, il digiuno viene riscoperto per diverse ragioni. È una misura salutistica per i nostri corpi appesantiti da un'attitudine consumista divenuta possibile nei pochi paesi ricchi: siccome si mangia più di quanto è richiesto dal corpo, allora in nome dell'estetica e del benessere fisico ci si sottopone a diete e digiuni. Ancora, vi è chi digiuna per motivi politici: il digiuno viene allora ostentato e mostrato, reso altamente elo-quente dai mass media come strumento di pressione e di lotta. Anche il digiuno praticato durante il ramadan dai credenti musulmani presenti in mezzo a noi può suscitare emulazione o almeno interrogativi sul significato di questa pratica. Questi volti del digiuno non vanno demonizzati, ma piuttosto considerati per riflettere e far emergere con chia-rezza la specificità del digiuno cristiano che ha una sua "terapia" e un suo fine proprio. Innanzitutto il digiuno cristiano vuole imprimere nel corpo un cammino di liberazione: si tratta di far partecipare il corpo a un passag-gio dall'alienazione di idoli e poteri seducenti alla libertà. Per fare questo occorre saper dire dei "no", fare opera di resistenza e di lotta, sapersi privare di qualcosa anche se buona e vivere tutto questo non solo a livello di pen-siero, ma anche con il corpo. Io sono il corpo, io sono ciò che mangio e nella padronan- za della mia oralità vivo la padronanza del bisogno e purifico il mio desiderio. I cibi sono buoni, non esistono cibi proibiti (cf. Mc 7,15), ma astenersi da essi con intelligenza e in tempi determinati è esercizio di liberazione dalla tirannide delle pulsioni dei sensi. Se siamo più liberi da queste dominanti, siamo anche più disposti ad ascoltare la Parola di Dio, a pensare con Dio, siamo meno contraddetti nel fare la volontà del Signore, più capaci di opporre dei rifiuti a tutto ciò che ci seduce illusoriamente. Non si dimentichi che gli "idoli" sono un falso antropologico, ben prima che teologico! Per la sua qualità di concentrazione del desiderio sul Signore, il digiuno cristiano è così anima della preghiera e aiuto nel viverla. Ma il digiuno cristiano ha anche un altro significato che riguarda i rapporti dei credenti con i fratelli: se è anima della preghiera, è anche esercizio di misericordia perché digiunando in verità e per amore, il cristiano è natural-mente portato a dare agli altri, a condividere ciò di cui si è privato. Il digiuno diventa quindi l'apertura della porta del cuore alla condivisione della comunione (koinonìa) perché quando una comincia a sperimentare che "c'è più gioia nel dare che nel ricevere", allora condivide realmente i suoi beni con i fratelli più poveri, con quanti sono nel bisogno. Non si dimentichi che nel cristianesimo l'ultimo e definitivo comandamento, il comandamento nuovo lasciato da Gesù è "Amatevi gli uni gli altri!". Questo significa amare l'altro fino ad aiutarlo nel suo bisogno, fino a condi-videre con lui ciò che io ho in abbondanza. Vivere in autenticità questo comandamento di amore può essere fa-vorito dalla pratica di un digiuno che - accompagnato dall'ascolto della Parola di Dio soprattutto attraverso la lectio divina - si illumina di significato e si riveste di autentico ed efficace amore fraterno, un amore che si di-lata a misura dell'umanità intera.

Enzo Bianchi priore della Comunità di Bose

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"LA TERRA, CASA COMUNE" –

Dal Convegno Missionario Diocesano del 15.02.2009 Riprogrammare consumi e stili di vita.

La terra, casa comune, per noi oggi e per le generazioni future, esige comportamenti sapienti, giusti, rispettosi.

L’atteggiamento ‘predatorio’ dell’uomo e della società provocherà la reazione violenta della natura ferita, insofferente.

Dagli interventi fatti lungo il convegno, sono emersi spunti di riflessione e provocazioni a ‘ripensare’ il nostro stile di vita e le nostre scelte quotidiane.

La battaglia contro l’aumento dell’effetto serra è un’urgenza etica ed anche economica: i mutamenti climatici costerebbero il 20% del Pil dei paesi industrializzati (rapporto Stern 2006).

Una cifra enorme, che sconvolgerebbe anche la vita dei ricchi! C’è la necessità da una parte di ripensare al nostro modello di sviluppo e dall’altra di rivedere i nostri comportamenti personali, le nostre relazioni sociali, la nostra stessa cultura di vita.

Non si tratta di limitarci, di sacrificarci, di negarci comodità abituali, forse inutili e dannose; si tratta di migliorare la qualità del nostro vivere e di raggiungere un benessere sostenibile, sano e ‘gustoso’ per tutti. Bisogna saper vedere segnali nuovi, di chi ha intrapreso sentieri nuovi di stili di vita.

Ad es. i contadini della Baviera: lavorano molto meno dei nostri e guadagnano il triplo, fornendoci, tra l’altro, il 40% del nostro fabbisogno alimentare…; ancora, tecniche nuove, nuovi materiali di costruzione delle case che permettono a molti, in Trentino, di accendere il riscaldamento solo 3-4 volte l’anno (noi lo accendiamo una volta sola e lo lasciamo acceso tutto l’inverno!).

Cosa vorrà dire per noi oggi il versetto dei Proverbi: "Non spendete per ciò che non è pane e non nutre"? Oggi i pozzi, le riserve (petrolio, acqua, materie prime…) si stanno svuotando, mentre i cumuli (rifiuti, macerie, scorie…) stanno ingigantendo. E sono cimiteri! Alcuni interventi della tavolo rotonda su "Consumi e stili di vita": "Ogni volta che vedo una nuova costruzione, mi chiedo che cosa è stato distrutto su quel terreno, forse per sempre". "Acquistiamo insieme e molto, ma prima dobbiamo accordarci su cosa acquistare, dove e da chi. Per quanto possibile, optiamo per acquisti biologici sul posto, direttamente dai produttori più vicini".

‘Recuperandia’ non è un guardaroba per recupero, riciclaggio e vendita dell’usato; è piuttosto un luogo di incontro, un laboratorio di manualità creativa per ridare vita agli oggetti, per far rinascere le cose". Noi ‘Famiglie per le emergenze’ mettiamo in circolo il bene che siamo e che abbiamo come genitori, condividendo con famiglie in difficoltà e con altri figli la nostra genittorialità" Difficile riassumere la ricchezza degli interventi, delle testimonianze e del clima in cui tutto questo è avvenuto.

Un Convegno dura una giornata, l’impegno deve essere quotidiano: una lunga e paziente lotta per "decolonizzare" le coscienze, liberandole dalla filosofia dell’usa e getta, del tutto e subito, del chi se ne frega!, del tanto non cambia nulla! Ed imparare ad ‘impicciarsi’ del bene comune, a riscoprire il valore delle persone e delle cose, a creare relazioni nuove di convivialità.

(liberamente ricavato dalla relazione sul Convegno fatta da don Emanuele Benatti)

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Una parrocchia è come una famiglia,è il paragone che mi viene più facile....

Ma credo anche quello più vicino alla realtà.In una famiglia ci deve essere Posto per tutti,tutte le età,tutti i caratteri,tutte le esigenze;ma tutti devono fare il suo sia quando le cose da fare sono divertenti sia quando lo sono un po' meno e comportano un po' di sacrificio. Una parrocchia è piena di figlioli prodighi che se ne vanno poi si pentono e tornano,di Tommasi sempre un po' scettici,tutti siamo un po' Pietri pronti ed entusiasti adesso e fra cinque minuti,chicchirichiiii ops…Ci sono i Mattei che si occupano di denaro (anche noi abbiamo il nostro) .Ci sono gli Zacchei che capiscono che se occorre bisogna salire in alto se si vuole vedere Gesù. In una parrocchia ci sono Marte indaffarate a pulire, tenere in ordine,preparare pranzi,lotterie,sistemare canoniche;Marie,più intellettuali,suonano,preparano incontri,dibattono,insegnano catechismo e Lazzari….Morti…Meglio…Apparentemente morti,resuscitano ogni tanto,spesso ai pranzi,più raramente se chiamati in qualche occasione,"mi raccomando,quando avete bisogno,dite qualcosa"….QUALCOSAAA. In una parrocchia ci sono quelli che sono stati un po' malmenati dalla vita ma ci sono anche i samaritani che portano loro una parola di conforto E magari la comunione.Una parrocchia è tutto questo e molto di più,e tutte queste persone fanno la sua storia,quelle che sono venute prima e quelle che ci sono ora,quelle che ci sono nate e quelle che si mettono in cammino Solo adesso,tutte importanti allo stesso modo. E siccome è anche un fatto di generazioni,vi parlo un po' della mia, quella dei quaranta cinquantenni,così sarà un ricordo anche per i più anziani,nonni e genitori e un racconto per i più giovani,figli e nipoti....

Appartenere:

 

far parte di un gruppo,di una comunità,un associazione,una famiglia. Ricordare:aver presente nella memoria,richiamare alla memoria. Memoria:facoltà della mente di conservare e richiamare alla coscienza nozioni e ricorrenze del passato.Idea o immagine di cose,fatti o persone che si conserva nella mente. Sono definizioni del dizionario GARZANTI,e hanno un suo significato se descrivono uno stato d'animo,un sentimento condiviso.Tutto ciò può essere eccessivamente incline alla nostalgia, terribilmente retorico,ma…ma…Maledettamente suggestivo quando si comincia ad aver ammucchiato un sufficiente numero di anni e si è stati bene con le cose i fatti e le persone di un luogo.Quindi…Se hai dai quaranta ai cinquant'anni,se sei un parrocchiano di Sesso,se sei stato bene come me…Allora: Hai passato ore sulle "pecche" della CATTOLICA Hai passato pomeriggi e serate sulle panchine di cemento alla chiesa Alla domanda dei tuoi "in do vet ? " hai risposto " Non lo so ci troviamo alla chiesa…BOOH!" Hai preso almeno una volta una"CRIDEDA"dalla Massimina Hai preso almeno una volta un "CICCHETTO"da Riccardo Hai fatto" L'ESILO" dalle suore Hai preso una ciabattata da suor Luigina e una carezza dalla "direttrice" Se sei donna hai fatto una vacanza a Berceto con le suore Hai fatto cucito e ricamo dalle suore Hai fatto decine di partite a palla-guerra nel cortile dell'asilo Se sei uomo hai giocato a pallone a "Si va ai 10"nel prato davanti alla chiesa perché nel campo giocavano i grandi! Dopo messa hai aspettato con pazienza il tuo turno a bigliardino perché prima giocano i grandi Hai dai quaranta ai cinquant'anni se… Hai comprato:le patatine,i cordoni di liquirizia con la pallina"spaccamenti"nel mezzo,i bastoncini di liquirizia,le caramelline di zucchero di tutti i colori,dalle suore dopo la messa Se sei uomo e hai fatto "Al cerghin" hai riempito di fumo la sagrestia facendo ruotare vorticosamente il turibolo e pericolosamente qualcos'altro a don Gino che non amava l'incenso Se hai atteso con pazienza raccogliendo libri e riordinando la chiesa aspettando la paghetta da don Gino dopo aver servito a un funerale Hai dovuto mettere in ordine nella cassapanca le vesti e le cotte mentre Riccardo controllava All'affermazione"Voi di Sesso ci'avete proprio una bella torre"avete risposto"T'al deg,le la piò elta dla provincia,cola ed Bagn le piò basa che la nostra" Sei stato orgoglioso dell'illuminazione di Riccardo per la sagra Se sei rimasto in preghiera in chiesa per un tempo considerevole (per esempio a fare l'ora) ti sei assiderato i piedi fino alle ginocchia e questo da ottobre a fine marzo primi aprile. Se hai avuto mal di pancia dal ridere ascoltando Ninetto raccontare le barzellette Hai ascoltato Carlo intonare un canto in latino chiedendoti cosa cavolo stesse cantando Hai sentito don Gino intonare "NNALLELUIAAA"con la N davanti Hai visto don Gino con la mantellina di lana Hai visto un grosso prete su una SIMCA Hai giocato o visto una partita degli amatori(quelli veri) la domenica mattina dopo la messa delle 9,30 Hai fatto almeno una raccolta della carta (quelle di una volta'tutti sui carri) Hai fatto un campeggio a Pozza a Mavignola a Malles Hai dai quaranta ai cinquant'anni se… Hai dovuto scegliere tra CL e AZIONE CATTOLICA Hai sentito un anziano dire "Se…Mo quand ghera don Gambein" Hai sentito un anziano dire "Me.. Quand iera un ragasol gniva a servir a l'ofesi e a la noveina,a se or a la mateina,cun na calabrosa da boia!!!" Hai limonato almeno una volta sotto l'arco della torre (una volta era aperto) Sei stato beccato a baciarti con la morosa dalla Teresina Hai dai quaranta ai cinquant'anni e sei un gran parrocchiano se sei ancora qui!

 

 

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Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani Domenica scorsa è iniziata la "Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani", che si concluderà domenica prossima, festa della Conversione di san Paolo apostolo. Si tratta di una iniziativa spirituale quanto mai preziosa, che va estendendosi sempre più tra i cristiani, in sintonia e, potremmo dire, in risposta all'accorata invocazione che Gesù rivolse al Padre nel Cenacolo, prima della sua Passione: "Che siano una cosa sola, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv 17, 21). Ben quattro volte, in questa preghiera sacerdotale, il Signore chiede che i suoi discepoli siano "una cosa sola", secondo l'immagine dell'unità tra il Padre e il Figlio. Si tratta di una unità che può crescere soltanto sull'esempio del donarsi del Figlio al Padre, cioè uscendo da sé e unendosi a Cristo. Due volte, inoltre, in questa preghiera, Gesù aggiunge come scopo di questa unità: perché il mondo creda. La piena unità è quindi connessa alla vita e alla missione stessa della Chiesa nel mondo. Essa deve vivere una unità che può derivare solo dalla sua unità con Cristo, con la sua trascendenza, quale segno che Cristo è la verità. E' questa la nostra responsabilità: che sia visibile nel mondo il dono di una unità in virtù della quale si renda credibile la nostra fede. Per questo è importante che ogni comunità cristiana prenda consapevolezza dell'urgenza di operare in tutti i modi possibili per giungere a questo obiettivo grande. Ma, sapendo che l'unità è innanzitutto "dono" del Signore, occorre al tempo stesso implorarla con instancabile e fiduciosa preghiera. Solo uscendo da noi e andando verso Cristo, solo nella relazione con Lui possiamo diventare realmente uniti tra di noi. E' questo l'invito che, con la presente "Settimana", viene rivolto ai credenti in Cristo di ogni Chiesa e Comunità ecclesiale; ad esso, cari fratelli e sorelle, rispondiamo con pronta generosità. Quest'anno, la "Settimana di preghiera per l'unità" propone alla nostra meditazione e preghiera queste parole tratte dal libro del profeta Ezechiele: "Che formino una cosa sola nella tua mano" (37,17). Il tema è stato scelto da un gruppo ecumenico della Corea, e riveduto poi per la divulgazione internazionale dal Comitato Misto per la Preghiera formato da rappresentanti del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e del Consiglio Ecumenico delle Chiese di Ginevra. Il processo stesso di preparazione è stato un fecondo e stimolante esercizio di vero ecumenismo. Nel brano del libro del profeta Ezechiele, da cui è tratto il tema, il Signore ordina al profeta di prendere due legni, uno come simbolo di Giuda e delle sue tribù e l'altro come simbolo di Giuseppe e di tutta la casa d'Israele unita a lui, e gli chiede di "accostarli", in modo da formare un solo legno, "una cosa sola" nella sua mano. Trasparente è la parabola dell'unità. Ai "figli del popolo", che domanderanno spiegazione, Ezechiele, illuminato dall'Alto, dirà che il Signore stesso prende i due legni e li accosta, in modo che i due regni con le rispettive tribù, tra loro divise, diventino "una cosa sola nella sua mano". La mano del profeta, che accosta i due legni, viene considerata come la mano stessa di Dio che raccoglie e unifica il suo popolo e finalmente l'intera umanità. Possiamo applicare le parole del profeta ai cristiani, nel senso di un'esortazione a pregare, a lavorare facendo tutto il possibile perché si compia l'unità di tutti i discepoli di Cristo, a lavorare affinché la nostra mano sia strumento della mano unificante di Dio. Questa esortazione diventa particolarmente commovente ed accorata nelle parole di Gesù dopo l'Ultima Cena. Il Signore desidera che l'intero suo popolo cammini - e vede in questo la Chiesa del futuro, dei secoli futuri - con pazienza e perseveranza verso il traguardo della piena unità. Impegno questo, che comporta adesione umile e docile obbedienza al comando del Signore, il quale lo benedice e lo rende fecondo. Il profeta Ezechiele ci assicura che sarà proprio Lui, il nostro unico Signore, l'unico Dio, a raccoglierci nella "sua mano".

( tratto dall'udienza generale di Papa Benedetto XVI del 21/01/09)

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La gravità della situazione a Gaza ci interpella, ci umilia e, da cristiani, ci chiede di non stancarci di chiedere al "Principe della Pace" il dono della Pace. Pubblichiamo il comunicato stampa di Pax Christi FERMATEVI SUBITO, FERMIAMOCI TUTTI! "Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice". P. Manauel Musallam, parroco a Gaza, 27 dicembre 2008 Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente. A voi, capi politici e militari israeliani, chiediamo di considerare che insieme ai 'miliziani' di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente. Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo, senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne, bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace: "Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d'Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra". FERMATEVI SUBITO! A voi, capi di Hamas, chiediamo di considerare che i vostri razzi artigianali lanciati verso le cittadine israeliane poste sul confine, sono strumenti ulteriori di distruzione e, per fortuna raramente, di morte, e creano inutilmente paura e tensione tra i civili. Sono una assurda e folle reazione all'oppressione subita, che si presta come alibi per un'aggressione illegale. Se foste più potenti, capi di Hamas, vorreste forse raggiungere i livelli di distruzione dei vostri nemici? E non essendolo, a che scopo creare panico, odio e desiderio di vendetta nei civili israeliani che vivono a fianco alla vostra terra? Quali strategie di desolazione, disumane e inefficaci, state perseguendo? FERMATEVI SUBITO! E noi donne e uomini che apparteniamo alla 'società civile', FERMIAMOCI TUTTI! Sostiamo almeno un minuto accanto a tutti i civili che soffrono. Alle centinaia di ammazzati palestinesi, che per noi non avranno mai nome e volto, come alle due vittime israeliane. Alle centinaia di feriti palestinesi e ai fortunatamente pochi feriti israeliani. A chi ha perso la casa. A chi non può curarsi. E poi, tutti insieme, alziamo la voce: non è questa la strada che porterà Israele a vivere in pace e sicurezza. Non è questa la strada che porterà i palestinesi a vivere con dignità in uno Stato senza più occupazione militare, libero e sovrano. I media italiani in questi giorni hanno purtroppo mascherato una folle e premeditata aggressione -e soprattutto l'insopportabile contesto di un assedio da parte di Israele che per mesi ha ridotto alla fame un milione e mezzo di persone- scegliendo accuratamente alcuni termini ed evitandone altri. La maggior parte dei quotidiani e telegiornali ha affermato che "è stato Hamas a rompere la tregua". Invece il 19 dicembre è semplicemente scaduta una tregua della durata concordata di sei mesi. L'accordo comprendeva: Il cessate-il-fuoco, la sua estensione nel giro di qualche mese alla Cisgiordania e la fine del blocco di Gaza. Questi impegni non sono stati rispettati da Israele (25 palestinesi uccisi solo dalla firma dell'accordo) e quindi Hamas non l'ha rinnovato. Ancor più precisamente, già ai primi di novembre, Israele aveva rotto la tregua con una serie di attacchi a Gaza uccidendo altri 6 palestinesi. Aiutiamoci allora a valutare criticamente le analisi spesso falsate dei media per dare maggior forza ad altre voci diventate grida: Solo poche ore fa, proprio a Gaza, il Patriarca di Gerusalemme celebrava la Messa di Natale riprendendo il suo Messaggio natalizio:"Siamo stanchi. La pace è un diritto per tutti. Siamo in apprensione per l'ingiusta chiusura imposta a Gaza e a centinaia di migliaia di innocenti. Siamo riconoscenti a tutti gli uomini di buona volontà che non risparmiano sforzi per spezzare questo blocco." La strada intrapresa invece, lastricata di sangue e macerie, condurrà la gente qualsiasi al macello. E i suoi capi alla sconfitta. In primo luogo alla sconfitta umana. Pax Christi Italia __________________________________________________________

L'AMORE DI DIO IN NOI E' LA NOSTRA COMUNITA'

QUALE COMUNIONE? Questo è un titolo che va subito spiegato. Sappiamo ora, spero, che cos'è l'Amore di Dio in noi. Ma che cosa intendiamo qui per comunione? Non direttamente la comunione eucaristica, anche se poi - come vedremo - le cose coincidono. Intendiamo quel rap-porto di vera amicizia e di vera fraternità che esiste tra due o più persone, quando le lega la stessa fede nel Dio Amore. Mi riferi-sco ad un rapporto a due, come ad un rapporto di tipo familiare o ad un rapporto di comunità, dalla comunità ristretta di un con-vento fino alla comunità più allargata qual è la comunità parrocchiale o addirittura della Chiesa tutta, la Catholica. L'elemento più profondo e sicuro di questo rapporto d'amore tra due o più persone, secondo la nostra visione di fede, non è anzitutto l'amore sog-gettivo, quello che noi solitamente chiamiamo il nostro amore, legato ad una particolare simpatia, ma un amore che ci ha prece-duto e che, l'unico, ha la forza di unirci profondamente in una comunione indissolubile. Questo amore è lo stesso cemento che unisce la Trinità; è lo Spirito che unisce in un vincolo d'amore incredibile il Padre e il Figlio e che costituisce la comunione trini-taria. Questa stessa comunione lo Spirito vorrebbe donare a noi, qualora ci credessimo, cioè la stessa capacità d'amore e quindi di comunione, di cementificazione reciproca, al di là delle difficoltà di ogni genere, come la diversità di carattere, di età, di cultura. Noi di solito impariamo a conoscere meglio ciò che ci divide, al di là dei desideri e dei sogni. E' come la scoperta di un'amara re-altà, e qui ci si ferma. È neppure sospettiamo che l'amore di Dio ci è venuto incontro in Cristo Gesù, che non ci ha lasciati orfani, ma ci ha donato la possibilità di volerci bene come figli di Dio e di vivere nel perdono e nella stessa comunione che caratterizza la Trinità.

Scarica il Bollettino parrocchiale n°178 Edizione Natale 2008

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RISPETTO

Anche quest'anno e arrivato il S. Natale (anno 2008 d.c.) e in tutte le scuole del territorio verranno celebrate le varie feste, con titoli diversi: " festa di Natale, festa d'inverno, festa della neve, festa della amicizia, festa della so-lidarietà etc." ed in nome dell'integrazione si trattano argomenti che in questo particolare periodo toccano i senti-menti di tutti, mettendo in risalto finalmente la parte più buona di noi (almeno si spera…..). Nella scuola elementare Mons. Canossini di villa Sesso, le maestre con grande sensibilità ed impegno personale, hanno pensato di dare un significato al S. Natale intitolando la festa al "Rispetto" ed io, in queste poche righe, vo-glio esprimere la mia personale solidarietà, sulla scelta che hanno avuto nell'affrontare ed insegnare ai nostri figli il significato di questa parola. Il rispetto del prossimo da qualsiasi parte provenga, il rispetto dell'amicizia, il ri-spetto della legalità, il rispetto delle regole, il rispetto della cultura, il rispetto del coniuge, il rispetto della vita, il rispetto della natura, vissuti con coerenza personale, credo che siano alla base dalla convivenza civile di ogni po-polo. Questo stile di vita nel rispetto di tutti, comporta dei sacrifici e rinunce e sono la base di quei valori che per sua natura sono poco negoziabili. Spesso però noi adulti li usiamo a nostro piacimento, dandoci delle assoluzioni per-sonali, convinti in buonafede che abbiamo la verità in tasca, ma senza pensare talvolta quanti messaggi negativi lanciamo sulle future generazioni. Mi riferisco soprattutto allo scambio interculturale e l'incontro dei vari popoli; succede spesso che noi occidentali credenti-e non, per paura o più semplicemente per convenienza, con un pizzico di ipocrisia, cambiamo nome al S. Natale sminuendo il suo intero messaggio, e successivamente dimentichiamo totalmente di conoscere più a fondo coloro che sono ospiti nella nostra nazione. Credo che ai nostri figli possa venirgli molto più vantaggioso conoscere bene le altre culture, soprattutto negli aspetti positivi, piuttosto che subire l'amaro baratto o compromesso sulla negazione delle nostre tradizioni. Da 43enne sposato con prole, provo un po' di nostalgia ai tanti Natali della mia infanzia, quando in un clima me-no fastoso ma con più certezze sul futuro, il S. Natale veniva festeggiato in sobrietà. In questo dovremmo impara-re (vista anche lo stato di crisi generale), da quelli che……ahimè, vengono qui con molte meno possibilità di quelle che abbiamo ricevuto noi. Per questo esorto tutti i dirigenti scolastici, gli insegnanti, i collaboratori scolastici e i genitori credenti e non, nello sforzarsi maggiormente nel non aver timore, a Natale, di parlare di Gesù Bambino, organizzandogli "la festa di compleanno" (tanto di moda) che merita, senza regali, ma con auguri sinceri di pace e serenità. Sarebbe un vero atto di coraggio e di esempio limitare e rimodernare tutte le varie tradizioni religiose, riportandole alla semplicità dei nostri tempi, ricordando le rispettive solennità con i canti, i colori e le rappresentazioni che le contraddistinguono, dandogli quel senso di appartenenza e verità nel "rispetto" di tutti e soprattutto per rispet-to……………………verso noi stessi.

Buon Natale a tutti

Marco Castagnetti a nome di tanti genitori, credenti-e-non.

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Comunicato stampa "La carità non è in crisi"

GIORNATA NAZIONALE DELLA COLLETTA ALIMENTARE: RACCOLTE 8.970 TONNELLATE DI GENERI ALIMENTARI, MIGLIORATO IL RISULTATO DEL 2007.

Milano, 1 dicembre 2008 Durante la XII edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, svoltasi il 29 novem-bre negli oltre 7.500 supermercati e ipermercati, sono state donate 8.970 tonnellate di prodotti alimentari, per un valore economico stimato di oltre 27.000.000 di euro. Monsignor Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus ha dichiarato: "Nei supermercati dove sabato si è svolta la Colletta Alimentare la vera protagonista è stata la carità. La risposta del popolo è stata più grande della paura e della crisi. I numeri, in crescita anche in questa edizione, sono un segno di speranza: il cuore degli italiani e la gratuita capacità di condividere il bisogno degli altri hanno compiuto un vero e proprio miracolo. In un momento in cui si parla di calo dei consumi, la Colletta Alimentare è andata in controtendenza. Un grazie va agli oltre 100.000 mila volontari, tra cui molti giovani e pensionati, che hanno reso pos-sibile la Colletta e al commovente apporto di oltre 5 milioni di persone, che nonostante il mo-mento di difficoltà hanno comunque voluto donare parte della propria spesa"

Imparare l'amore

Un atto di generale approvazione verso un altro Che cosa dunque è amore? E in che rapporto stanno l'amore naturale e quello soprannatu-rale? Come prima cosa, è importante opporsi a quella tendenza che vorrebbe separare eros e amore religioso come se fossero due realtà completamente diverse. In tal modo le si deforma entrambe, poiché un amore che vuol essere solo soprannaturale perde la sua forza, mentre d'altra parte la chiusura dell'amore nel finito, la sua profanazione e separazione dal dina-mismo che lo tende verso ciò che è eterno falsifica anche l'amore terreno, che secondo la sua essenza è sete di infinita pienezza. Nella lingua tedesca, la parola Liebe (amore) è oggi esposta a una degradazione e a una ba-nalizzazione che sembra rendere lentamente impossibile il suo uso. Tuttavia, noi non pos-siamo rinunciare alle parole prime (Dio, amore, vita, verità, e così via) e non dobbiamo lasci-arcele semplicemente strappare. Ma proprio se prendiamo la parola nella grandezza del suo significato originario, diventa quasi impossibile dire che cosa questo termine indica precisamente. Così ricco e così com-plesso è il fenomeno che vi si intende. Malgrado la molteplicità dei suoi aspetti e dei suoi pi-ani, noi possiamo intanto dire che esso denomina un atto di generale approvazione verso un altro, un sì nei riguardi di colui cui l'amore viene indirizzato. "E' bene che tu esisti", ha defi-nito l'essenza dell'amore Josef Pieper, cogliendo nel segno. L'amante scopre la bontà dell'essere in questa persona, è felice della sua esistenza, dice "si" a quest'esistenza e la conferma. Prima ancora di qualsiasi considerazione su se stessi, prima di ogni desiderio sta il semplice essere felici per l'esistenza dell'amato. Il "si" a questo "tu". Solo in un secondo momento (non in senso temporale, ma sostaziale ) l'amante scopre, in questo modo ( poiché l'esistenza del "tu" è cosa buona), che anche la sua propria esistenza è diventata più bella, più preziosa, più felice. Grazie al "si" rivolto all'altra persona, al "tu", io ricevo me stesso in un modo nuovo e posso ora dire "sì" rivolto all'altra persona, al "tu", io ricevo me stesso in modo nuovo e posso ora dire di "sì"in modo nuovo anche al mio stesso "io", per così dire "a partire dal tu".

Tratto da: Imparare ad Amare ( il cammino di una famiglia cristiana) di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI

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Notizie dal Perù ( di Suor Paola Torelli )

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A tutti i parrocchiani di Villa Sesso

Vogliamo ringraziare tutta la vostra comunità per l'amore che avete dato a nostro figlio durante il cammino di questi cinque anni.

Abbiamo profondamente apprezzato la condivisione alla pastorale da lui svolta e ci ha commosso la capacità che avete avuto di lasciarvi amare da lui.

Adesso che don Mario si stà preparando per andare a compiere la sua missione lontano, il poter condividere la nostra malinconia con voi ,

ce la fa sentire meno gravosa. Grazie, grazie ancore con tutto il cuore.

Toano 16-9-2008 Fam Gazzotti.

Comunicazione del Vescovo Adriano Caprioli alla Comunità di Sesso

Ha accettato l'incarico di guidare la parrocchia di Sesso Don Fortunato Monelli.

Don Monelli, originario di Collagna e ordinato nel 1969, è stato vic. coop. a Cadelbosco di Sopra poi a Scandiano;

missionario in Brasile dal 1973 al 1978, tornato in Italia è stato Parroco a Collagna e Vallisne-ra, a San Luigi Gonzaga in città e dal 1999

parroco in solidum a Colla-gna,Acquabona, Cerreto Alpi,Valbona e Vallisnera.

Don Fortunato, che convive con un fratello disabile, s'insidierà solo quando saranno abbat-tute le barriere architettoniche,

che non rendono possibile l'accesso ai locali della canonica al fratello.

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Al Consiglio Pastorale di Villa Sesso e a tutta la comunità.

Innanzitutto grazie del vostro saluto e del vs telegramma che ho appena visto (ieri e ieri l'altro ero a Faenza per il mio servizio di coordinamento regionale missionario).

Ricambio di cuore. Ogni cambiamento scombussola un po'...comunità e singoli.

Voi lo state vivendo per la partenza di d. Mario e anche per il mio arrivo, vista la mia situazione familiare;

poi domenica, quando lo comunicheremo, toccherà alle comunità di questa zona.

Il Signore, Colui che ci sostiene, sa far fiorire dalla sofferenza speranza e forza rinnovata.

Una preghiera e un abbraccio don fortunato

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Messaggio per la 31ª Giornata Nazionale per la Vita - 1 febbraio 2009 “La forza della vita nella sofferenza”

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In questo periodo il punto di riferimento è il diacono Giorgio (0522.531900 e cell. 3392279714):

in caso di necessità rivolgersi a lui.

Sabato Ore 21,00 Veglia missionaria a Castelnovo di Sotto, con mandato a Arciprete Gazzotti Mario

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Pubblichiamo di seguito una parte del testo della meditazione che il Santo Padre Benedetto XVI ha te-nuto nell'Aula del Sinodo in apertura dei lavori della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa".

· DON PASOTTI è disponibile il sabato dalle ore 18 alle 19 per le confessioni o altre comunicazioni

· La caritas parrocchiale fa presente che c'è bisogno di:

1. Vestiti per ragazzo alto 1,70, scarpe n. 42-43.

2. Vestiti per ragazza di 12 anni e scarpe n. 40.

3. Pannolini per bambini Kg 7-18.

4. Aiuto nello svolgimento dei compiti per una bambina di 1 media

· La Scuola di Musica " M. Catellani", nella prima settimana di ottobre inizia i corsi di musica.

Per informazione chiamare al n. 339-3009104 oppure 349-2214591

 

newSabato 11 ottobre 2008 ore 17.00


Sala Convegni - Hotel Astoria via Nobili, 2


NORLEVO-RU486: la favola dell'aborto facile


Intervengono: dott. Lucio Romano - ostetrico e ginecologo
Università degli studi di Napoli "Federico II" vice-presidente Movimento per la Vita Italiano comitato esecutivo ass. Scienza & Vita Roma
dott.ssa Chiara Mantovani consigliere nazionale Associazione Medici Cattolici Italiani presidente AMCI di Ferrara

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La comunità parrocchiale di Sesso saluta Don Mario in partenza

per la missione diocesana in Brasile

 

"Ciao Domma"

 

 

 

LETTERA PASTORALE : LA CHIESA DIOCESANA IN STATO DI MISSIONE.

Scritta da Mons.Vescovo Baroni il 24 Novembre del 1968

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Verbale del Consiglio Pastorale del 19 giugno

Il vescovo Lorenzo annuncia la partenza di don Mario

per le missioni diocesane in Brasile

Don Mario introduce la seduta e lascia la parola al Vescovo Lorenzo che, dopo le presentazioni dei singoli consiglieri, dice di essere intervenuto per dare un annuncio: don Mario è stato chiamato a sostituire un sacerdote presso la missione diocesana a Ruy Barbosa, una località nella zona nord orientale del Brasile.

Là la Chiesa locale è guidata da un Vescovo belga e il clero è tutto straniero, non annovera ancora nessun sacerdote oriundo: uno dei compiti che don Mario andrà a svolgere sarà presumibilmente, oltre a reggere una parrocchia assieme ad un altro giovane sacerdote reggiano, proprio quello di formare sacerdoti originari di quelle zone, oltre naturalmente a sostenere i laici che sono già molto attivi.

La decisione della Chiesa reggiana di non interrompere il prezioso servizio nelle missioni comporta spesso sforzi notevoli e sacrifici: la nostra comunità è chiamata a parteciparvi attraverso la persona di don Mario che ha dato la sua disponibilità a questo fin dal giorno della sua ordinazione.

I presenti effettuano alcune riflessioni di primo acchito: la notizia giunge inaspettata e viene ad interrompere un lavoro che, iniziato soltanto da poco tempo, stava già dando frutti tangibili e apprezzabili. Lavorare con don Mario in questi anni è stato decisamente arricchente sia dal punto vista dei bellissimi rapporti umani che ci ha aiutato a stringere come comunità sia per le motivazioni profonde di fede che ha saputo sostenere e suscitare.

Un indirizzo significativo che ha impresso alla vita parrocchiale è stata l'apertura alle realtà cosiddette esterne, l'accoglienza a persone che arrivano sempre in maggior numero ad insediarsi nel territorio e alle quali ci ha spronato ad andare sempre incontro per primi.

Un lavoro particolarmente importante è stato quello svolto con i giovani per molti dei quali don Mario è diventato punto di riferimento: si dovrà prestare molta attenzione a questa componente della nostra comunità, delicata e fragile, per la quale, però, ricorda il Vescovo Lorenzo, la scelta di don Mario sarà sicuramente fonte di riflessione e provocazione ad intendere la vita nella dimensione del servizio.

Bisogna poi citare la mastodontica operazione, ancora in via di svolgimento, del restauro della Chiesa, che il parroco ha seguito in prima persona conducendola anche attraverso fasi delicate e di difficoltà.

La notizia del suo nuovo incarico ci lascia stupiti e, umanamente parlando, dispiaciuti, titubanti, un po' preoccupati e commossi; il desiderio di essere parte di una Chiesa che annuncia e condivide i doni di Dio, la serenità che ci sembra di individuare nel nostro parroco ci inducono ad accompagnarlo in questo passo sin da ora con tanto affetto e gratitudine, con l'intenzione anche di impostare in questi mesi con lui un cammino di riflessione e progettazione che possa condurre ad una continuità di impegno nella vita comunitaria con il suo successore. A questo scopo si ipotizza un futuro incontro con il Vescovo Adriano prima della partenza di don Mario prevista per settembre.

La sua scelta ci interpella anche dal punto di vista delle nostre personali risposte alle chiamate che ogni giorno il Signore ci fa sentire. Prende la parola anche don Mario dicendo di obbedire volentieri ad una Chiesa che manda, che invia, anche se la decisione non è indolore.

Il Vescovo Lorenzo esorta ad assumerci la responsabilità della continuità nella vita comunitaria e nei progetti intrapresi ricordando che l'identità di una comunità non dipende soltanto dal parroco e quanto alla nuova missione di don Mario il Vescovo dice che la realtà del Brasile è molto povera sotto tanti punti di vista ma molto bella e affascinante.

La seduta si chiude con l'esortazione del Vescovo Lorenzo a partecipare alla volontà della Chiesa di mettere in comune i doni del Signore.

Sono le ore 22,30 e si fissa l'aggiornamento a giovedì 26 giugno 2008 per la discussione dei punti all'OdG previsti per la serata odierna.

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Il volto di ogni uomo è immagine di Dio

Un'opinione cristiana sull'emergenza sicurezza

 

Circa 200mila sorelle e fratelli zingari, in gran parte italiani, abitano oggi in Italia. Molti di loro sono oggetto negli ultimi giorni di persecuzioni intollerabili. Gli zingari, e con loro tutti gli immigrati, appaiono ad alcuni nostri concittadini come nemici da odiare, respingere, rifiutare. Sono sotto i nostri occhi azioni che esprimono odio verso il diverso, un odio che la nostra storia occidentale ha già conosciuto.

Alcuni italiani credono che il rifiuto di chi è ritenuto "diverso" crei sicurezza per il territorio. Il bisogno di sicurezza appartiene a ogni essere umano, a ogni comunità, a ogni popolo: la sicurezza è diritto e speranza di ogni uomo. È il bisogno di sentirci rispettati, protetti, amati. Il bisogno di vivere in pace, di incontrare disponibilità e collaborazione nel nostro prossimo.

Da molto tempo questa concezione della sicurezza sta franando di fronte alle paure degli italiani. Paure provocate dall'incertezza economica - che riguarda un numero sempre maggiore di persone - e dalla presenza nelle nostre città di persone sradicate e povere che hanno dovuto lasciare i loro paesi proprio nella speranza di una vita migliore. La vera sicurezza è una prospettiva di vita degna di essere vissuta per noi e per i nostri figli, la possibilità di vivere in un ambiente accettabile e ospitale, sapere di non essere considerati rifiuti per il solo fatto di essere vecchi o malati. Senza questo non saremo mai sicuri.

Sappiamo bene che le ragioni della paura e dell'inquietudine stanno anche nella diffusione di forme odiose di criminalità e di comportamenti devianti - dei nativi e degli immigrati -, ma crediamo che la sicurezza sia una cosa terribilmente seria e delicata e come tale vada affrontata. Sappiamo che occorre governare fenomeni sociali complessi: offrire un'informazione che aiuti a comprendere la complessità del reale e non a proporre false equazioni tra immigrazione e criminalità seminando odio e paura.

Occorrono politiche di integrazione rigorose e lungimiranti: interventi di riqualificazione del territorio, politiche penali rinnovate, che fondino la legalità sulla prossimità e sulla giustizia sociale. Crediamo che si costruisca sicurezza laddove si costruisce accoglienza, dove le persone si sentono riconosciute, dove i cittadini partecipano alla vita comune. Come credenti ricordiamo la preghiera di Gesù nell'ultima cena quando affida al Padre i suoi chiedendo che siano uno, come Lui e il Padre sono uno. Indicava cosi nell'essere uniti e coesi il valore più prezioso, lasciando come testamento uno stile di vita. Non possiamo dimenticare questa richiesta ai discepoli di essere strumento di unità.Chiediamo ai fratelli credenti, ai figli di Abramo, uomo dell'accoglienza della volontà di Dio e di ogni ospite che si affaccia alla sua tenda, di non abbandonare la speranza e di lottare perché nel volto di ogni uomo sia rispettata, riconosciuta ed amata l'immagine di Dio.

E chiediamo ai nostri Pastori di accompagnare con voce forte la presenza del messaggio di amore che il Cristo ha affidato ai suoi, sostenendo ogni azione di servizio ai più deboli, nella tradizione dei discepoli dell'unico vero Maestro, che non ha rinunciato a combattere e denunciare ogni ingiustizia.

Il grido dell'Apocalisse (3,15-16) "...Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca" scuota le nostre coscienze.

Chicco di senape - Torino, 21 maggio 2008

Il coordinamento di Chicco di Senape: Oreste Aime, Simona Borello, Nino Cavallo, Paolo Chicco, Claudio Ciancio, Giuseppe Elia, Tommaso Giacobbe, Paola Giani, Marco Mazzaglia, Ugo Perone, Enrico Peyretti, Franco Peyretti, Domenico Raimondi, Toni Revelli, Maria Adele Roggero, Ugo Gianni Rosenberg, Fiorenzo e Anna Maria Savio, Stefano Sciuto, Adriana Stancati Momo, Riccardo Torta.

 

Per approfondimenti http://chiccodisenape.wordpress.com/

 

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Monsignor Betori spiega la nuova traduzione delle Sacre Scritture

«Lo dico serenamente: è la migliore»

 

Vent'anni di lavoro per una traduzione che ha l'ambizione di diventare la Vulgata (che in latino vuol dire "diffusa") per gli italiani del XXI secolo. Ecco in sintesi l'impresa della traduzione della Sacra Scrittura voluta dalla Conferenza episcopale italiana (Cei). A illustrarla è monsignor Giuseppe Betori, biblista e vescovo segretario della Cei, in una lunga intervista con chi scrive e con il direttore del nostro giornale a pochi giorni dalla presentazione ufficiale della revisione della traduzione della Bibbia. L'impresa troverà compimento il prossimo 29 maggio quando, durante l'assemblea generale della Cei, verrà donata a Benedetto XVI la prima copia dell'editio princeps.

Innanzitutto, perché una nuova traduzione?

Molti pensano che sia stato un cambiare tanto per cambiare, magari stanchi della vecchia traduzione. In realtà ci troviamo all'interno di una decisione presa dalla Santa Sede addirittura nel 1965 quando - a seguito del Concilio Vaticano II - Paolo VI ritenne opportuno rivedere la Vulgata di san Girolamo alla luce delle più recenti acquisizioni di critica testuale in ordine ai libri dell'Antico e del Nuovo Testamento. Questo progetto voluto dal Papa ebbe una lunga gestazione, che portò nel 1979 a una prima edizione di una Nova Vulgata e nel 1986 alla seconda edizione, proposta da Giovanni Paolo II a tutta la Chiesa come editio typica per l'uso liturgico. E, ovviamente, il Papa suggeriva anche che le traduzioni in lingue moderne fossero rifatte con gli stessi criteri utilizzati per la Nova Vulgata.

E a sua volta la Nova Vulgata aveva alle spalle il lavoro di revisione dell'Abbazia di San Girolamo fondata da Pio XI...

Sì. L'Abbazia di San Girolamo ha restituito il testo critico della Vulgata. Poi sulla base di questa è stata fatta una revisione che però andava oltre i testi ebraici, aramaici e greci utilizzati da Girolamo. La Nova Vulgata prendeva infatti come base i testi critici oggi in uso: per l'Antico Testamento la Biblia Hebraica Stuttgartensia, edizione che, ad esempio, fa tesoro delle scoperte di Qumran; per il Nuovo Testamento il riferimento è invece al cosiddetto Nestle-Aland, cioè quell'edizione del Nuovo Testamento greco che unifica i due principali testi critici oggi in uso. Da quel momento in poi è sulla base di questi testi che si è invitati a rivedere tutte le traduzioni per l'uso nella liturgia. Ed è proprio quello che abbiamo fatto.

Nel frattempo era comunque già apparsa la Bibbia della Cei.

Sì, la Bibbia viene pubblicata nel 1971 per rispondere immediatamente al bisogno di trovare un testo biblico italiano condiviso per la utilizzazione nella liturgia che nel 1965 era passata alla lingua moderna. In quel caso però non si fece una nuova traduzione: si utilizzò come base una traduzione allora in uso - quella da poco edita dalla Utet e curata da Angelo Penna, Enrico Galbiati e Piero Rossano - e un gruppo guidato dal cardinal Ermenegildo Florit ne fece la revisione, che apparve appunto nel 1971. Questa revisione andò all'esame della Sacra Congregazione per il Culto per la parte da utilizzare nella liturgia, e si arrivò nel 1974 alla seconda edizione, che è poi quella ancora oggi in uso. Noi invece siamo tornati ai testi originali.

Quali criteri sono stati dati ai traduttori?

Qui è bene precisare che il lavoro - davvero una profonda revisione - di traduzione si è svolto in due fasi successive. In un primo momento la finalità era quella di adeguare la traduzione ai testi critici presupposti dalla Nova Vulgata, cercando però di arrivare a un testo che fosse il più comunicativo possibile, appianando le difficoltà lessicali e sintattiche. Questa prima fase è stata caratterizzata da criteri di traduzione di tipo concettuale piuttosto che letterale. Già san Girolamo, sulle tracce di Cicerone, spiegava come nel tradurre un testo non si dovesse rendere le parole ma i concetti nella forma che la lingua permette. Va anche detto però che Girolamo, quando si riferisce alla Bibbia, aggiunge una precisazione: nel tradurre un testo sacro questo principio non si può applicare totalmente perché nella Scrittura "anche l'ordine delle parole è un mistero". Ovvero siamo di fronte a una parola che anche nella forma porta con sé un'impronta di Dio. Di qui un'altra fase del lavoro di traduzione, che nasce nel momento in cui la Santa Sede pubblica l'istruzione Liturgiam authenticam sul modo di tradurre i libri liturgici. E qui l'istruzione sottolinea un'attenzione maggiore proprio a una fedeltà anche letteraria.

Ecco allora che questa fase di lavoro è stata tutta tesa a far corrispondere per quanto possibile il testo italiano alla forma stessa dell'ebraico, dell'aramaico e del greco. In maniera tale che la stessa parola sia tradotta allo stesso modo in tutti i contesti, a meno che il contesto non abbia proprio una connotazione diversa. Faccio un esempio:  nell'Antico Testamento la parola hesed è tradotta normalmente con il termine "amore", a meno che il contesto non sottolinei in maniera evidente che si tratta di un amore misericordioso e allora, ma solo allora, la parola hesed viene tradotta con "misericordia". Nella traduzione ancora in uso c'è un'oscillazione non coerente di questi termini. Nella nostra nuova traduzione la parola "misericordia" viene ricondotta quasi esclusivamente alla radice rehem che indica invece le "viscere", intendendo con questo l'atteggiamento misericordioso di Dio. Inoltre si è cercato di salvaguardare il linguaggio tradizionale. Faccio un altro esempio:  il termine "ladrone" è stato mantenuto nei vangeli di Matteo e di Marco, ma non in quello di Luca, perché Luca utilizza un altro vocabolo. Insomma: caso per caso si è cercato di ottenere una certa coerenza nella traduzione dei vocaboli e nella composizione della frase, per rendere il testo il più vicino possibile alla forma letteraria dei testi originali ebraico e greco.

Cerchi di dimenticare di essere il segretario della Cei e da biblista ci dica: tra le traduzioni italiane, l'attuale è effettivamente la migliore?

Sì, senza dubbio. È molto più fedele ai testi originali. Sono stati eliminati errori e inesattezze ed è molto più attenta al problema della coerenza del vocabolario. In queste pagine si riconoscono bene le dipendenze di un testo del Nuovo Testamento dall'Antico. Non a caso il saluto dell'angelo a Maria comincia adesso con il termine "rallegrati", ovvero il chàire è stato letto alla luce del libro del profeta Sofonia dove l'annuncio del ritorno del Signore nella città santa utilizza questo stesso vocabolo per esortare Gerusalemme alla gioia. Da questo punto di vista è adesso più facile, leggendo il testo di Luca, accorgersi che dietro le parole dell'angelo l'evangelista vuole accostare l'evento di Nazaret, l'incarnazione del Figlio di Dio, all'antica profezia sul ritorno di Dio in mezzo al suo popolo.

 

 

RESOCONTO EONOMICO DEL RESTAURO

Elenco spese già pagate:

per anno 2006                                  32.805,14

per anno 2007                                  448.782,92

per anno 2008                                  328.732,87

                                                           ----------------------

TOTALE                                        810.320,92

Elenco importi da pagare per fatture già in nostro possesso:               177.711,00

Lavori previsti in fase di valutazione:

- tetto canonica e opere parrocchiali                                               40.000,00

- parcheggio fianco campo sportivo                                                50.000,00

(i prezzi sono da considerasi puramente indicativi)

Situazione banche a oggi in negativo                                                      43.000,00

Prestiti personali da restituire                                                                  10.000,00

                                                                                                          -----------------------

TOTALE A DEBITO                                                                              320.711,00

(Su tale importo si sta pensando a un eventuale mutuo per circa 10 anni, abbiamo valutato che con le entrate normali della parrocchia si dovrebbe coprire buona parte della rata annuale del suddetto prestito).

ELENCO ENTRATE PER RESTAURO

Da Fondaz. Manodori                                 170.000,00

Da CEI                                             190.000,00

Da cassa parrocchia                          150.000,00

Da iniziative                                     232.000,00      dalle famiglie            164.000,00

Da Bucalossi 2005                           7.339,00         da iniziative              37.000,00

                                                                                   da Aziende               31.000,00

                                               -----------------------

TOTALE ENTRATE                   749.339,00

Eventuali e potenziali entrate per gli anni successivi

Il dono prezioso dell’Eucaristia

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 51-58)
In quel tempo, Gesù disse alle folle dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Elenco dei bambini che oggi ricevono per la prima volta l’Eucaristia.

Abruzzese Gaetano, Ayamanh Magdeline Prempeh, Bedogni Matteo, Beltrami Elena, Bizzochi Angelica, Buttò Flavia, Cabassi Davide, Cabassi Ludovico, Caliendo Marco, Chiriatti Margherita, Fontana Andrea, Forcone Simone, Gargiulo Antonella, Giacomini Laura, Guarna Vanessa, Lanzoni Riccardo, La Volla Martina, Manfredini Federico, Mazza Mattia, Nasi Fabio, Porro Michele, Rabitti Stefano, Ranieri Valeria, Romano Rosa, Rosselli Alessio, Simbari Domenico, Simonazzi Daniele, Torbito Alessia, Vagni Martina, Zanni Luca.

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Il seminarista Lorenzo compie un passo importante

Domenica 25 maggio alle 19, nella chiesa parrocchiale di Bagnolo, due giovani seminaristi bagnolesi saranno ammessi tra i candidati al diaconato e al presbiterato: Carlo Menozzi, 24 anni, e Lorenzo Zamboni, 32 anni; entrambe stanno concludendo il II anno di Teologia.
Sarà il Vescovo Adriano, nella celebrazione eucaristica della Solennità del Corpo e Sangue del Signore, ad accogliere il loro proposito di portare a termine la preparazione per essere pronti ad assumere nella Chiesa il ministero, che sarà loro conferito a suo tempo con il sacramento dell’Ordine.
La scelta del nostro Vescovo e degli educatori del Seminario, è stata poi quella di celebrare le ammissioni possibilmente sempre nella parrocchia di origine, dove i candidati hanno ricevuto il Battesimo, la Cresima e nella partecipazione all’Eucaristia, alla vita della comunità sono stati aiutati a riconoscere la vocazione. Da notare, a questo proposito, che Bagnolo sta vivendo una stagione vocazionale promettente, con un altro seminarista, Roberto Ruozi, già al termine del IV anno di Teologia, e con l’accoglienza per l’esperienza nell’unità pastorale bagnolese, il sabato e la domenica, di due seminaristi, Stefano Manfredini e Daniele Bassoli, quest’ultimo ordinato diacono il 17 maggio.

 

Verbale del Consiglio Pastorale del 16 aprile

Il 16 aprile 2008 alle ore 21, presso i locali della parrocchia, si riunisce il Consiglio Pastorale per discutere il seguente ordine del giorno:

Punto 1. Celebrazione della Pasqua.

Don Mario, nell’introdurre il primo punto all’ordine del giorno, invita i presenti ad esprimere considerazioni, critiche e suggerimenti sulle celebrazioni, sulle catechesi e, più in generale, sull’influenza del mistero pasquale nella vita della comunità. Qualcuno osserva che sarebbe stato utile che il Consiglio Pastorale si fosse riunito prima di Pasqua, per formulare proposte programmatiche sulla pastorale pasquale; v’è chi ritiene sufficiente l’intervento del Consiglio Pastorale ad inizio d’anno con la discussione e l’approvazione del calendario pastorale, reputando compiti delle varie commissioni (liturgia, catechisti….) l’organizzazione e la pianificazione delle diverse attività. Il Consiglio Pastorale valuta positivamente le scelte operate in questi anni (Chiesa aperta durante la Settimana Santa, spazi per la preghiera comunitaria, personale, per l’Adorazione Eucaristica anche notturna e per le catechesi) perché si sono dimostrate di stimolo per la crescita individuale, di partecipazione e per focalizzare l’attenzione sugli aspetti fondanti della fede. Si rileva che non è stato vissuto con la stessa intensità l’inizio della Quaresima con le 40 Ore; si riflette se tra le possibili motivazioni vi sia l’impossibilità di accedere in Chiesa durante l’intero arco della giornata per l’Adorazione Eucaristica (ciò richiede che la comunità parrocchiale garantisca senza soluzione di continuità, la presenza di almeno due o tre persone).

Punti 2. Catechesi adulti.

Al termine dell’incontro di catechesi degli adulti sulla "Speranza", alcuni dei presenti hanno riflettuto sulla possibilità di strutturate in modo diverso il successivo sulla "Carità", proponendo d’interrogarsi e confrontarsi su aspetti che si possono innestare sul tema, quali ad esempio la carità in famiglia, nel quartiere, nei rapporti interpersonali ecc. … La segreteria ne investe il Consiglio. Secondo alcuni si potrebbe introdurre il tema della Carità per dare poi del materiale da approfondire in famiglia durante l’estate e da riprendere all’inizio dell’anno pastorale. Secondo altri è bene affrontare l’argomento in modo tradizionale per evitare di essere dispersivi. Il Consiglio Pastorale si accorda di dare mandato al gruppo della catechesi per gli adulti per individuare il percorso.

Punto 3. Adeguamento Liturgico.

Continua il cammino di riflessione sull’impostazione della liturgia eucaristica secondo la visione conciliare. Dopo gli incontri con il Vescovo Adriano e don G. Zanchi occorre aprirsi alla fase di sperimentazione per poi procedere, come comunità, ad una scelta. Il Consiglio Pastorale individua un gruppo di persone con il compito di formulare proposte operative: M. Menozzi, C. Zaccaro, D. Orlandini, L. Salsi, F.Cabassi, don Mario.

Punto 4. Attività estive. Si comunicano le date delle diverse attività estive:

Campo giochi, di 2 o 3 settimane dal 16 /06/ 08; campeggio elementari dal 5 al 12 luglio con S. Prospero a Cinquecerri (R.E.); campeggio medie dal 19 al 26 luglio a Clavier in Piemonte; campeggio famiglie dal 2 al 9 agosto in Trentino Alto Adige; proposta di esperienza a Taizé per i giovanissimi dal 17 al 27 agosto.

Punto 5. Restauro della Chiesa: aggiornamento sui lavori di restauro e sulla situazione economica. Si aggiorna il Consiglio Pastorale sui lavori di restauro e sulla situazione economica, con l’elenco delle entrate e delle uscite come da copia che si allega al presente verbale. Don Mario informa i presenti che il Consiglio Economico è in contatto con l’architetto Canovi per la definizione di un progetto di sistemazione definitiva dell’area cortiliva antistante la Chiesa, che possa permettere di raggiungere agevolmente il luogo di culto nel rispetto dei vincoli posti dalla Soprintendenza di Bologna .

Punto 6 Varie ed eventuali

Ci si accorda su come rendere fruibile il salone parrocchiale per consentire il tradizionale pranzo per gli anziani del 25 aprile.

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Lo Spirito Santo,
dono e presenza del Risorto

 


O Spirito Santo,
sei tu che unisci la mia anima a Dio:
muovila con ardenti desideri
e accendila con il fuoco
del tuo amore.
 
Quanto sei buono con me,
o Spirito Santo di Dio:
sii per sempre lodato e Benedetto
per il grande amore che affondi su di me!

Dio mio e mio Creatore
è mai possibile che vi sia
qualcuno che non ti ami?
Per tanto tempo non ti ho amato!
Perdonami, Signore.
O Spirito Santo,
concedi all'anima mia
di essere tutta di Dio e di servirlo
senza alcun interesse personale,
ma solo perché è Padre mio e mi ama.

Mio Dio e mio tutto,
c'è forse qualche altra cosa
che io possa desiderare?
Tu solo mi basti. Amen.

(S. Teresa D’Avila)


 

Oggi, per l’imposizione delle mani del vescovo ausiliare mons. Lorenzo Ghizzoni, ricevono il dono dello Spirito Santo:


Barbieri Fabio
Bottazzi Antonio
Cabassi Tommaso
Camellini Maicol
Castagnetti Samuele
Chiesi Marco
Chiesi Matteo
Ciciriello Mara
Cortese Michele
Cozzolino Francesca
Dattilo Andrea
Di Pane Masi Jessica
Fontana Davide
Fontana Sara
Gargiulo Giuseppe
Gazzoni Eleonora
Iori Federico
Menozzi Nicola
Montruccoli Kim
Notari Nicolas
Panarotto Davide
Ricchiuto Marika
Rosselli Federico
Salsi Marianna
Simbari Mery
Soncini Andrea
Spina Federica
Strozzi Luca
Trispiano Lorenzo
Vasapollo Alessandro
Zanfini Michele
Zanichelli Anna


Per loro insieme chiediamo abbondanti i doni dello Spirito.

 

Pane amaro

Raddoppiano i prezzi dei beni alimentari primari, la rivolta dei poveri.

È allarme "fame" nel mondo per il raddoppio dei prezzi dei beni alimentari primari, tra cui mais, grano e riso, che ha scatenato rivolte in decine di Paesi poveri. La Fao, l'organizzazione alimentare dell'Onu, denuncia che in Africa, Asia e America Latina 36 Paesi rischiano la guerra civile. E anche la Banca mondiale si unisce all'allarme. Ad Haiti ci sono stati disordini con cinque vittime. In Bangladesh scontri tra polizia e manifestanti. In Egitto 12 mila persone sono state arrestate perché vendevano farina al mercato nero. Nelle Filippine il governo minaccia di condannare all'ergastolo chi accaparra riso per rivenderlo a prezzi maggiorati. Paesi che credevano di aver sconfitto la fame ripiombano nella situazione di qualche decennio fa. Tra le cause, le speculazioni finanziarie sui prodotti, come il mais, utilizzati per produrre biocarburanti e l'aumento del consumo di carne. Ne abbiamo parlato con Paolo Beccegato, responsabile dell'area internazionale di Caritas italiana.

Quali segnali dalla rete Caritas che in tutto il mondo è accanto ai poveri?

"Abbiamo riscontri dai nostri operatori e dalle Chiese locali che confermano, oramai da un paio di anni, l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari primari, con picchi via via crescenti negli ultimi sei mesi. Questa situazione non poteva non esplodere. La gente se n'è accorta subito perché ne ha subito per prima le conseguenze. È un problema molto grosso. La campagna per gli Obiettivi di sviluppo del millennio aveva prodotto, dal 2000 ad oggi, qualche timido risultato, sia in termini relativi, sia assoluti. Percentualmente sono diminuite le persone che soffrono la fame, un po' anche in numeri assoluti. Ora la previsione che questi rincari continueranno forse per 7 anni sembra confermare che si tratta di trend di medio e lungo periodo. Questo caso è molto preoccupante, perché rischierebbe davvero di sovvertire il trend positivo, tornando a una fase di aumento della povertà e della fame".

Anche la produzione di biocarburanti ha inciso sui rincari. Come rimediare?

"Qui va fatta una distinzione, perché sotto un certo punto di vista potrebbe essere una scelta saggia investire di più in energie rinnovabili e meno inquinanti. Però nel breve periodo, se non viene equilibrata da altre scelte politiche, produce questi effetti negativi. Il fatto che molti Stati dedichino più spazi a questo tipo di colture - e meno a quelli di autosostentamento e di sovranità alimentare interna - produce problemi enormi di disponibilità per il fabbisogno alimentare e di prezzi in termini economici".

Cosa vi preoccupa di più della crisi alimentare?

"Abbiamo superato la soglia d'allarme e la gente comincia a ribellarsi. Guardando ai numeri ciò che preoccupa di più non è la produzione dei beni alimentari né i consumi, che comunque sono aumentati, ma la diminuzione delle scorte. Se si va avanti così si erodono le scorte e, di fronte a picchi di emergenze, si rischia il dramma. Quelli che dipendono dagli aiuti umanitari corrono davvero il rischio di morte per fame. Senza politiche adeguate che bilancino questi fenomeni il trend assumerà proporzioni particolarmente gravi. Anche se non dobbiamo essere catastrofismi: se ci si rende conto della situazione e si prendono delle decisioni, si può fare fronte a questi fenomeni".

In che modo?

"Ci sono varie possibilità. Nell'immediato più aiuti allo sviluppo, facendo attenzione a questa fase che può fomentare l'instabilità sociale, le rivolte e le guerre. Bisogna fare delle iniezioni immediate a livello economico o di derrate. Diminuire quindi i prezzi e aumentare le disponibilità; nel medio e lungo periodo, poi, reintegrare le scorte qualora continuino a diminuire. Quindi più colture dedicate all'alimentazione di base per i poveri. Poi serve un discorso più complessivo che vada a investire in politiche di sovranità alimentare e di sviluppo sul medio e lungo periodo. Anche qui ci vuole attenzione, perché ci sono dei rischi anche nelle cose più semplici. Bisogna evitare ciò è successo nello Zambia lo scorso anno: con la scusa della siccità e delle alluvioni inondare i mercati di sementi ogm. Non bisogna sfruttare queste situazioni a proprio vantaggio per creare poi espansionismi commerciali e produttivi, ossia dipendenze, tra coloro che hanno diritto a queste sementi. La situazione va vista Stato per Stato. Quelli che hanno esagerato nel riconvertire le produzioni ai biocombustibili devono andare in quella direzione più gradualmente".                                                                                                                          (continua dietro)

 

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BENEDETTO XVI ALL'ONU "PROMUOVERE I DIRITTI UMANI PER ELIMINARE INGIUSTIZIE"

"La promozione dei diritti umani rimane la strategia più efficace per eliminare le disuguaglianze fra Paesi e gruppi sociali, come pure per un aumento della sicurezza". Lo ha detto oggi Benedetto XVI, parlando in france-se all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, in riferimento al 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Il Papa ha citato la necessità, nelle relazioni internazionali, di "riconoscere il su-periore ruolo che giocano le regole e le strutture intrinsecamente ordinate a promuovere il bene comune". A proposito della ricerca scientifica e tecnologica, ha ricordato che, "nonostante gli enormi benefici che l'umanità può trarne, alcuni aspetti di tale applicazione rappresentano una chiara violazione dell'ordine della creazione, sino al punto in cui non soltanto viene contraddetto il carattere sacro della vita, ma la stessa persona umana e la famiglia vengono derubate della loro identità naturale". Benedetto XVI ha poi messo l'accento sul principio della "responsabilità di proteggere": "Ogni Stato ha il dovere primario di proteggere la propria popola-zione da violazioni gravi e continue dei diritti umani, come pure dalle conseguenze delle crisi umanitarie, provo-cate sia dalla natura che dall'uomo". Ma "se gli Stati non sono in grado di garantire simile protezione, la comu-nità internazionale deve intervenire con i mezzi giuridici previsti". L'azione della comunità internazionale, ha affermato il Papa, "non deve mai essere interpretata come un'im-posizione indesiderata e una limitazione di sovranità. Al contrario, è l'indifferenza o la mancanza di intervento che recano danno reale". Il Papa ha quindi invitato ad "una ricerca più profonda di modi di prevenire e controlla-re i conflitti". I diritti umani, ha detto, "sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell'uomo e presente nelle diverse culture e civiltà". "Rimuovere i diritti umani da questo contesto - secondo il Papa - significherebbe restringere il loro ambito e cedere ad una concezione relativistica" per cui "l'interpretazione dei diritti potrebbe variare e la loro universalità verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi diffe-renti". Certo, ha riconosciuto, "le vittime degli stenti e della disperazione, la cui dignità umana viene violata im-punemente, divengono facile preda del richiamo alla violenza e possono diventare in prima persona violatrici della pace". Quindi ha esortato "a raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione", pressioni a volte fatte solo "per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari". "I diritti umani debbono esser rispettati quali espressione di giustizia e non semplicemente perché possono essere fatti rispettare mediante la volontà dei legislatori", ha sottolineato il Papa. "Quando vengono presentati semplicemente in termini di legalità - ha spiegato -, i diritti rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale". Di fronte a nuove situazioni serve quindi "il discernimento", che "mostra come l'affidare in maniera esclusiva ai singoli Stati, con le loro leggi ed istituzioni, la responsabilità ultima di ve-nire incontro alle aspirazioni di persone, comunità e popoli interi può talvolta avere delle conseguenze che escludono la possibilità di un ordine sociale rispettoso della dignità e dei diritti della persona". D'altra parte, ha evidenziato, "una visione della vita saldamente ancorata alla dimensione religiosa può aiutare a conseguire tali fini". Da qui l'invito alle Nazioni Unite a favorire e sostenere il dialogo interreligioso, quale "mezzo mediante il quale le varie componenti della società possono articolare il proprio punto di vista". Tra i diritti umani il Papa ha ribadito quello alla libertà religiosa: "È perciò inconcepibile che dei credenti debbano sopprimere una parte di se stessi - la loro fede - per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter go-dere dei propri diritti". Da Agenzia SIR NOTA BENE · La caritas parrocchiale fa presente la necessità di generi alimentari per il sostegno alimentare alle famiglie in difficoltà. Inoltre, c'è la necessità di pannolini per bambini da 22 Kg. · Campeggio delle famiglie. Riunione dei partecipanti mercoledì 30 aprile alle ore 21. · Domenica 4 maggio, ore 17-19, catechesi agli adulti, ultimo incontro dell'anno: la carità.

Giornata mondiale di Preghiera per le Vocazioni

"Le vocazioni al servizio della Chiesa-missione" Presbiteri diocesani nel 2008

I preti diocesani al 31 marzo 2008 sono 289: poco più di 20 anni fa erano 410!

L'età media è di anni 64,8 (nel 2001 era 61,5, nel 2003 62,7 e nel 2005 64,5).

Guardando subito ai più anziani - dai 75 anni in su - i preti sono 88! Si noti che 30 di loro, nonostante il limite previsto dei 75 anni per gli incarichi nella Chiesa, sono ancora "sulla breccia" come parroci! I preti cosid-detti giovani (cioè fino ai 10 anni di Ordinazione) sono solo 27.

Ecco in maggiore dettaglio l'età dei sacerdoti diocesani. Come nelle tabelle che compilava senza l'ausilio dei computer Don Mario Gianferrari, il confronto avviene con il 1986, anno di inizio della nuova Diocesi di Reggio Emilia - Guastalla.

Classi di età nel 2008 % nel 1986 % Fino a 29 anni 1 0,3 10 2,4 da 30 a 39 anni 21 7,2 36 8,8 da 40 a 49 anni 42 14,5 87 21,2 fino a 49 anni 64 22,1 133 32,4 da 50 a 59 anni 36 12,5 80 19,5 da 60 a 69 anni 64 22,1 98 23,9 da 70 a 74 anni 37 12,8 65 15,9 da 50 a 74 anni 137 47,4 243 59,3 da 75 a 79 anni 28 9,7 da 80 a 89 anni 50 17,3 da 90 a 98 anni 10 3,5 da 75 e oltre 88 30,5 34 8,3 Totale 289 100,0 410 100,0 12 sono in missione (Brasile, India, Madagascar, Albania) come fidei donum. 150 hanno la responsabilità pastorale di parrocchie (o come parroci o amministratori parrocchiali; due hanno la delega): di questi, una trentina hanno anche incarichi diocesani o di insegnamento.

Per la cura delle parrocchie, ci aiutano 8 preti extradiocesani (di cui 4 polacchi, uno del Burkina Faso e uno del Rwanda); 4 parrocchie sono affidate ai religiosi (Ospedale di Reggio, Sant'Antonio di Reggio, Sant'Antonio di Sassuolo e San Valentino di Castellarano). In totale - tra preti diocesani, extradiocesani, religiosi - i parroci (o amministratori parrocchiali) sono 160, mentre le parrocchie sono 319 (il doppio!).

Tenendo conto che alcuni amministratori parrocchiali non risiedono in parrocchia, significa che più della metà delle parrocchie in Diocesi sono senza parroco residente. Per quanto riguarda i defunti, dal settembre 1998 (data dell'inizio dell'episcopato di Mons. Caprioli), sono stati 87 i funerali di presbiteri diocesani e 7 diaconi permanenti. Sono stati ordinati invece 24 nuovi presbiteri e 17 diaconi permanenti. In questo decennio ha chiuso la sua esistenza anche il Vescovo emerito Baroni. I diaconi permanenti sono 80, di cui 5 non esercitano il ministero attivo.

Seminaristi nell'anno scolastico 2007-2008 In Seminario, ci sono 11 seminaristi teologi più un seminarista ospite dalla diocesi di Kumasi in Ghana. Inoltre sono in formazione al presbiterato presso le parrocchie di Regina Pacis, Montecavolo e Gualtieri 4 giovani legati all'erigenda associazione pubblica di presbiteri che si ispirano alla figura di Mons. Pietro Margini.

Questi 4 giovani insieme a due seminaristi saranno ordinati diaconi il 17 maggio (alle 17, in Palasport a Reg-gio). Due seminaristi, Roberto Ruozi e Lorenzo Zamboni, stanno prestando il loro servizio pastorale nella no-stra parrocchia. Da quest'anno è stata avviata la comunità vocazionale presso la casa parrocchiale di Coviolo, con referente don Paolo Bizzocchi. Ospita 5 giovani per l'anno di propedeutica al Seminario, anno istituito secondo i nuovi orientamenti CEI per la formazione dei presbiteri e al termine del quale i giovani saranno aiutati a decidere se entrare o no in Seminario.

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Hospice Madonna dell’Uliveto –

Montericco LA MORTE E IL MORIRE Affrontare la morte: bisogno dell’uomo Corso di Formazione per cittadini interessati martedì 8 aprile dalle 20.30 alle 22.30 Il posto della morte nel nostro vivere. L’esperienza del limite. Non solo tecnica. Relatrice: dr.ssa Antonella Morlini - Psicosociologa martedì 15 aprile dalle 20.30 alle 22.30 Può essere "sorella morte"? Accompagnare il malato verso la vita. Relatore: don Daniele Gianotti – Docente di teologia martedì 22 aprile dalle 20.30 alle 22.30 La perdita di un familiare e le possibili elaborazioni esistenziali Relatore: Nicola Ferrari – Psicopedagogista Formatore Associazione Maria Bianchi - Suzzara (MN) martedì 29 aprile dalle 20.30 alle 22.30 Essere informati, sapere di dover morire. Condividere la verità del malato. Relatrici: Francesca Bonacini e Mirta Rocchi Infermiere dell’Hospice di Montericco martedì 6 maggio dalle 20.30 alle 22.30 Dal curare al prendersi cura: l’esperienza dell’Hospice Casa Madonna dell’Uliveto Relatrice: Dirigente dellAssistenza Infermieristica dr.ssa Annamaria Marzi Responsabile Hospice Casa Madonna dell’Uliveto Per iscrizioni e informazioni: Alessandra Iori (orari ufficio) tel 0522.597718

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AUGURI PASQUALI DAGLI AMICI DELLA LOCRIDE CHE ABBIAMO VISITATO IL 1 MARZO .

SOPPORTARE:

Vuol dire imparare a incassare i colpi del male, gli attacchi, le diffamazioni, le persecuzioni, i tradimenti, le incomprensioni, le ritorsioni, senza sottrarsi, senza fuggire, senza cadere, senza perdere la speranza, senza deprimersi, senza mollare o ripiegarsi su se stessi. Non per indifferenza, ma perchè si immersi nella dignità di un dolore vissuto per scelta, con la consapevolezza di chi non è sorpreso dalle inevitabili conseguenze del cambiamento. È la via della nonviolenza evangelica, professata da Gesù nella sua Passione, forza motrice della Storia, fatale per le realtà di morte, perchè le delegittima fin dalle fondamenta, rivelandole al mondo per ciò che sono e realmente perseguono. AMARE Amare tutti, sul serio, profondamente, sinceramente. Amare i nemici, i traditori, i denigratori, i potenti, gli 'ndranghetisti, i massoni deviati, i giornalisti venduti, i politici corrotti, gli affaristi senza scrupoli, gli opportunisti, i pavidi e gli indifferenti, tutti, veramente tutti coloro che non vorremmo amare. Amiamoli profondamente, perchè non sapremo mai quanto hanno scelto il male e quanto lo hanno subito, perchè in loro riconosciamo e rifiutiamo lo stesso male che vive in noi, perchè malgrado tutto riusciamo a scorgere nei loro occhi la loro innocenza tradita, perchè sappiamo che la felicità del bene ci rende privilegiati, perchè se non li amassimo faremmo morire una parte di noi stessi (ubuntu)... Amiamoli nella verità, senza confonderci, nella differenza ineludibile, impediamo loro in tutti i modi di infliggere sofferenza, ma che non accada di convalidare il loro male usandolo contro di loro. Facciamo in modo che percepiscano il nostro amore dunque, senza riverenze né timori, tenendo una via di fuga verso il nostro cuore sempre aperta. PERSEVERARE È però la perseveranza a trasformare l'amore e la sopportazione in forza di cambiamento. Senza la perseveranza possono divenire debolezza, desistenza, miope sentimentalismo funzionale al sistema. Sappiamo bene, invece, che i nostri sogni in un mondo più giusto e fraterno sono veri, forti, realizzabili, possibili. La vera illusione, la furba menzogna, è pensare che non stia cambiando nulla, che i poteri di morte siano invincibili, che l'ingiustizia sia strutturalmente ineliminabile! Perseveriamo con tenacia dunque, con testardaggine (la mitica testardaggine dei Calabresi!), senza arrenderci mai, andiamo avanti anche quando tutto sembra compromesso, certi che molto presto vedremo i frutti abbondanti e straripanti di questo nostro impegno per il cambiamento. (continua dietro)

Argomenti ed appuntamenti :

Ciò che è certo Ciò che è certo, Signore, è che io non ti vedo! Ai miei occhi, però, tu mostri i segni della tua presenza. Tu mi fai vedere quelli che credono in te e tutti quelli che non calcolano mai quando si tratta di dare il loro amore e il loro tempo. Ciò che è certo, Signore, è che io non ti sento! Ai miei orecchi, però, fai sentire la voce della tua presenza. Tu mi fai sentire quelli che credono in te, e tutti quelli il cui unico impegno è dare parole di conforto quando il dolore fa sgorgare le lacrime amare di ogni giorno. Ciò che è certo, Signore, è che io non ti tocco! Alle mie mani, però, fai toccare i corpi della tua presenza nei poveri, negli abbandonati, nei disprezzati, negli infelici, che attendono di rialzarsi nella gioia e nella dignità.

Auguri di una Santa Pasqua a tutti!

Siamo finalmente arrivati alla settimana cruciale per la vita dei cristiani. Celebrare ogni anno il Triduo Pasquale significa penetrare nel mistero della morte e resurrezione del Signore, fonte della nostra salvezza. Qui i credenti trovano il senso del loro credere, sperare e amare, sulle orme di Gesù di Nazaret. Siamo sulla soglia del mistero più importante di tutti.
Per questo in questa settimana sono sospese in parrocchia tutte le attività che non riguardino la preghiera, la catechesi e la liturgia.
Prendiamoci il tempo di vivere questa settimana come un’occasione preziosa per la nostra fede.